xi jinping stretto di hormuz guerra in iran cina

IL NUOVO ORDINE CINESE PUO’ NASCERE DALLA GUERRA DEL GOLFO – XI JINPING DENUNCIA CHE “L’ORDINE INTERNAZIONALE STA CROLLANDO NEL CAOS” E TESSE LA SUA TELA: HA RICEVUTO IN POCHE ORE IL PREMIER SPAGNOLO SÁNCHEZ, IL PRINCIPE EREDITARIO DI ABU DHABI E IL MINISTRO DEGLI ESTERI RUSSO LAVROV – L’AMBASCIATORE ETTORE SEQUI: “DAL BLOCCO DI HORMUZ LA CINA SUBISCE UN DANNO REALE E DEVE CONTENERLO. UNA QUOTA DECISIVA DELLE IMPORTAZIONI CINESI PASSA DA LÌ. LA CRISI PENALIZZA PECHINO SUL PIANO ECONOMICO, MA LA RAFFORZA SU QUELLO POLITICO. GLI USA APPAIONO SEMPRE PIÙ COME ATTORE COERCITIVO, LA CINA COME POTENZA RESPONSABILE E ORDINATRICE. MA XI DEVE TENERE INSIEME DUE ESIGENZE INCOMPATIBILI: NON PERDERE L'IRAN E NON ROMPERE CON GLI USA”

XI JINPING: "L'ORDINE INTERNAZIONALE STA CROLLANDO NEL CAOS"

Articolo di Daniel Basteiro and Lucille Liu per www.bloomberg.com

 

pedro sanchez xi jinping

Il presidente cinese Xi Jinping ha lamentato un mondo in "caos", usando un linguaggio tra i più forti finora impiegati per descrivere il crollo dell'ordine internazionale guidato dall'Occidente, promettendo al contempo di svolgere un ruolo costruttivo in Medio Oriente.

 

"L'ordine internazionale sta crollando nel caos", ha dichiarato Xi al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez martedì a Pechino, usando un'espressione cinese che indica non solo il caos, ma anche il degrado morale.

 

Queste dichiarazioni, tra le prime di Xi sulla guerra con l'Iran dall'inizio del conflitto, avvenuto oltre un mese fa, giungono dopo una serie di visite di leader mondiali a Pechino e la pubblicazione, martedì, di nuovi dati economici che mostrano il forte impatto della guerra sulle esportazioni cinesi a marzo.

 

MOHAMMED BIN ZAYED XI JINPING

Xi ha presentato il suo Paese come una forza stabilizzatrice in un mondo sconvolto dall'approccio imprevedibile di Donald Trump in materia di commercio e politica estera.Il presidente cinese Xi Jinping ha lamentato un mondo in "caos", usando un linguaggio tra i più forti finora impiegati per descrivere il crollo dell'ordine internazionale guidato dall'Occidente, promettendo al contempo di svolgere un ruolo costruttivo in Medio Oriente.

 

In un precedente incontro con il principe ereditario di Abu Dhabi, Sheikh Khaled bin Mohammed, Xi Jinping ha ribadito che la Cina continuerà a svolgere un "ruolo costruttivo" in Medio Oriente. Sebbene un resoconto di quei colloqui non menzionasse esplicitamente la guerra contro l'Iran, ha rilevato che le due parti "si sono scambiate opinioni sulla situazione attuale in Medio Oriente e nella regione del Golfo". […]

 

NEL GOLFO PRIMI PASSI DELL’ORDINE CINESE MA XI NON VUOLE LO SCONTRO CON TRUMP

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

Serghei Lavrov e xi jinping a pechino

Le visite e i contatti che si concentrano in queste ore a Pechino - l'incontro tra Pedro Sánchez e Xi, la visita di Lavrov, i colloqui con gli Emirati e la telefonata tra Wang Yi e il collega pakistano- non sono episodi isolati, ma segnali convergenti di un riassetto in corso. La guerra nel Golfo si sta riorganizzando attorno a Pechino, non perché la Cina la controlli, ma perché diventa difficile gestirla senza di essa.

 

[...]

 

Primo: la Cina subisce un danno reale e immediato e deve contenerlo. Il blocco di Hormuz colpisce un interesse vitale: energia e commercio globale. Una quota decisiva delle importazioni cinesi passa da lì, e una chiusura prolungata mette sotto pressione approvvigionamenti energetici, produzione e stabilità interna.

 

ETTORE SEQUI

Il nodo vero è macroeconomico. La Cina ha necessità di crescere tra il 4,5 e il 5 per cento l'anno per reggere il proprio equilibrio interno. Non può farlo con la domanda interna, ancora debole e dunque deve dipendere dall'export.

 

Se il sistema globale si contrae e gli scambi internazionali si riducono, il modello entra in tensione. I segnali già ci sono: le esportazioni rallentano, la disoccupazione giovanile è preoccupante. Per Pechino, l'instabilità esterna diventa vulnerabilità interna.

 

Secondo: al danno tattico si sovrappone un guadagno strategico. La crisi penalizza la Cina sul piano economico, ma la rafforza su quello politico. Gli Usa appaiono sempre più come attore coercitivo; la Cina come potenza responsabile e ordinatrice. Quando Xi evoca la "legge della giungla", non descrive: accusa. Ridefinisce la crisi come indebolimento dell'ordine internazionale. [...]

 

DONALD TRUMP E XI JINPING

Terzo: quella cinese è una diplomazia dell'equilibrio, non della neutralità. Pechino non è neutrale. Deve tenere insieme due esigenze incompatibili: non perdere l'Iran e non rompere con gli Usa, soprattutto in vista della visita di Xi a Washington a metà maggio.

 

[...] L'obiettivo implicito è un equilibrio competitivo stabile con Washington, una forma di G2 non dichiarato. Per questo la Cina critica il blocco americano di Hormuz come «irresponsabile», ma evita lo scontro frontale; sostiene la de-escalation senza assumersi la responsabilità di Teheran. È una diplomazia di doppia compatibilità.

 

stretto di hormuz - petrolio e gas

Nella tradizione strategica cinese -armonia confuciana ed equilibrio yin-yang- il conflitto non viene eliminato, ma contenuto entro limiti che ne impediscano l'esplosione. La proposta in quattro punti di Xi -cessate il fuoco, sovranità, sicurezza delle infrastrutture, libertà di navigazione e revisione delle sanzioni- definisce una cornice, non un piano operativo.

 

Quarto: l'attivismo diplomatico costruisce centralità, non soluzioni immediate. I contatti con Pakistan, Russia e Golfo non indicano controllo della crisi ma costruzione di posizione. La Cina non risolve: si rende indispensabile. In questo quadro, la presenza di Lavrov a Pechino è decisiva: Mosca offre relazione con Teheran, leva energetica e profondità strategica; Pechino massa economica, capacità diplomatica e legittimità. È un coordinamento funzionale che aumenta il costo strategico per Washington.

 

STRETTO DI HORMUZ - PETROLIERE

Quinto: la Cina prova a trasformare il conflitto in leva negoziale. Pechino avrebbe preferito evitare questa crisi. Ma ora che è in corso, cerca di usarla. Ha una leva reale su Teheran per favorire un compromesso, anche attraverso il coordinamento con Mosca. Ma il negoziato vero è con Washington.

 

In cambio di un ruolo costruttivo, la Cina può cercare margini su commercio, prevedibilità della competizione strategica e -in uno scenario più ambizioso- auspicare una crescente ambiguità strategica americana rispetto a Taiwan. Entrambe le potenze hanno interesse ad arrivare al possibile appuntamento di metà maggio senza conflitti.

 

[...]

 

Serghei Lavrov e xi jinping a pechino

Siamo in una fase di transizione. La Cina non impone ancora un nuovo ordine, ma ogni sua mossa indebolisce quello esistente e costruisce le condizioni per un sistema in cui diventare uno degli architetti principali. Questo spiega in sintesi il crescente ruolo di Pechino nel Golfo. Non è ancora un ordine cinese.

Ma è sempre meno un ordine americano.

donald trump e xi jinping meme by edoardo baraldi Serghei Lavrov e xi jinping a pechino

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