HESSEL, IL VECCHIO CHE HA DATO VOCE AI GIOVANI, MORTO IERI A 95 ANNI - “MOLTI BEGLI SPIRITI SI SONO FATTI BEFFE DEL SUO LIBRO SENZA COMPRENDERLO, MA IN UN MONDO CHE NEGLI ULTIMI 30 ANNI HA GLORIFICATO SOLO COMPETIZIONE E ARRICCHIMENTO, VECCHI PRINCIPI APPAIONO NUOVISSIMI” - “I GRILLINI? GRILLO DÀ LORO VOCE, MA IL FENOMENO È PIÙ GRANDE E PIÙ PROFONDO”...

Alberto Mattioli per "La Stampa"

Stéphane Hessel è morto ieri a Parigi. Aveva 95 anni. Fino a 93, fu un eroe senza fama: protagonista della Resistenza, sopravvissuto a Buchenwald, poi diplomatico di carriera, fra gli estensori della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Nel 2010, di colpo, diventò una celebrità planetaria grazie a Indignezvous! (Indignatevi!, pubblicato in Italia da Add), un pamphlet di 32 pagine pubblicato da un editore di provincia in 8 mila misere copie. Raramente un libro così piccolo ha avuto un successo così grande.

Tradotta in 34 lingue e venduta in più di 4 milioni di esemplari, la sua denuncia della dittatura del mercato, della crisi dello Stato sociale e dello scarto crescente fra i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri fece di Hessel il vecchio più amato dai giovani. E il padre di tutte le battaglie antisistema, l'ispiratore degli indignados spagnoli, degli Occupy Wall Street americani e dei grillini italiani.

Uomo di idee discusse ma di indiscutibile onestà, Hessel lascia un libro in uscita, À nous de jouer!, e molti estimatori. Per esempio, Edwy Plenel, ex direttore di redazione di Le Monde e fondatore del sito d'informazione Mediapart, molto ben fatto e altrettanto di sinistra. Curiosità: Plenel è figlio di un funzionario scolastico della Martinica degradato nel 1965 perché anticolonialista e riabilitato nell'82 grazie all'intervento di... Stéphane Hessel.

Monsieur Plenel, cosa resta di Hessel come uomo e come pensatore?
«Molti begli spiriti si sono fatti beffe di Indignez-vous! senza comprenderne il messaggio, che poi è quel che spiega il suo successo. Hessel non dice di gridare e protestare per il gusto di farlo. Ma che noi, tutti noi, siamo responsabili della nostra libertà. Non dobbiamo aspettarci che un futuro migliore ce lo regalino un'ideologia o un partito o un capo: ognuno deve cercarlo. È un messaggio profondamente democratico, eterno come quello di Spartaco».

E lanciato anche al momento giusto.
«Certo. Usciamo da un secolo terribile, le ideologie sono finite, siamo nel dubbio. Ma proprio per questo Hessel ha detto che bisogna smetterla di elaborare il lutto e di rimpiangere le vecchie teorie. Basta guardare al passato, conta il presente. È una rivoluzione democratica che va di pari passo con quella di Internet».

Su Internet lei ha scommesso.
«Ogni anno, Mediapart sceglie un personaggio e gli affida il messaggio di auguri. Nel 2010 fu Hessel. Indignez-vous! era già uscito ma non era ancora un bestseller. Bene: gli "auguri di Resistenza" di Hessel diventarono subito un caso. Questo è Internet: un messaggio senza intermediari».

Le idee di Hessel stanno vincendo? In Italia, con le ultime elezioni e il trionfo di Grillo, si direbbe di sì.
«Lo credo anch'io. Quella che vince, secondo me, è l'idea che possiamo prendere in mano la nostra libertà. Ho seguito la situazione italiana, ma preferisco non parlare di Grillo o di "grillini", perché non c'è un capo carismatico, la salvezza non verrà da un salvatore. Il Movimento Cinque Stelle sarà quello che ne faranno i suoi militanti. Grillo dà loro voce, ma il fenomeno è più grande e più profondo».

Perché in Francia ci sono meno indignati che in altri Paesi, o almeno si sentono meno?
«In Francia, nonostante le apparenze, la crisi democratica è più profonda. Ma anche la protesta è schiacciata da un sistema politico incredibilmente verticale e centralizzato. Basta osservare il conformismo dei nostri media. Come spesso accade in Francia, bisogna toccare il fondo perché inizi una reazione».

Gli indignati sono di solito giovani. Perché i loro maître-à-penser sono degli anziani come Hessel o il suo amico Edgar Morin?
«Perché è nei momenti di dubbio che ci si affida alla saggezza degli anziani. Perché in un mondo che negli ultimi trent'anni ha glorificato solo la competizione, il successo e l'arricchimento, vecchi principi appaiono nuovissimi. E persone come Hessel o Morin testimoniano di valori come democrazia, impegno, libertà».

Quelle di Hessel sono utopie, dicono molti.
«Ma le utopie ci vogliono, oppure non andremo mai avanti. Attenzione, parlo di utopie concrete, speranze di cambiamento contro una realtà che ci viene presentata come una fatalità. Altrimenti saremo condannati a restare per sempre nelle mani dei tecnocrati, dei banchieri e dei burocrati».

Non le farà piacere ma, sulla Stampa di ieri, Marine Le Pen tuonava contro la tecnocrazia più o meno negli stessi termini.
«Non è perché usiamo gli stessi termini che diciamo le stesse cose. Io non credo che si possa imporre al popolo una politica decisa da esperti non eletti. Lo si è visto benissimo in Italia con Mario Monti, applaudito dai mercati e bocciato dagli elettori. Ma simili esperienze fanno solo il gioco di chi, come Madame Le Pen, vuole vie d'uscita autoritarie e antidemocratiche».

Stéphane Hessel ha continuato a indignarsi fino all'ultimo giorno. Josef Ratzinger invece ha capito di non avere più le forze per battersi e si è ritirato. Chi ha ragione?
«A mio modo di vedere, da una parte c'è un mondo che non riesce più ad aprire spazi di speranza, e allora davvero l'unica soluzione è ritirarsi sul monte a pregare. Dall'altro, un mondo che invece sulla speranza scommette, che nell'indignazione per un presente ingiusto cerca di costruire un futuro migliore. Io preferisco Hessel».

"Molti begli spiriti si sono fatti beffe del suo libro senza comprenderlo. Il messaggio di Hessel è profondamente democratico, eterno come quello di Spartaco Le ideologie sono finite, siamo nel dubbio. Ma proprio per questo ha detto che bisogna smetterla di rimpiangere le vecchie teorie. Basta guardare al passato, conta il presente Senza utopie non andremo mai avanti. Parlo di utopie concrete, speranze di cambiamento Altrimenti saremo condannati a restare per sempre nelle mani di tecnocrati, banchieri e burocrati"

 

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