BUCHI DEMOCRATICI - I BERSANIANI HANNO LASCIATO UN BEL REGALINO A RENZI: UN PARTITO CON MILIONI DI PERDITE (E ASSUNZIONI SOSPETTE)

Maria Teresa Meli per il "Corriere della Sera"

Quando nel novembre scorso Antonio Misiani, fedelissimo di Bersani, nominato tesoriere dall'allora segretario, aveva detto che Matteo Renzi «tanto avrebbe trovato le casse vuote», gli uomini del sindaco l'avevano presa come una battuta. Ora dovranno ricredersi. Ai renziani è stato lasciato in eredità ben di peggio.

Se nel 2012 il bilancio del partito registrava 7 milioni di perdite nel 2013 il buco rischia di essere ancora maggiore. E questo è avvenuto quando i rimborsi elettorali erano già stati dimezzati e il disegno di legge per la loro graduale abolizione già incardinato alla Camera. Tant'è vero che si sta pensando di rispondere a questa situazione d'emergenza con una «due diligence», come si fa per le aziende.

Si affiderà, cioè, a un gruppo di professionisti il compito di verificare tutti i rapporti bancari, i contratti e quant'altro. Ci vorrà un mesetto di tempo. Dopodiché probabilmente verrà messo tutto in Rete: il passato, il presente e il futuro. In modo che le spese del Pd siano trasparenti e ogni elettore possa verificarle.

Immerso nel lavoro, il nuovo tesoriere del partito, Francesco Bonifazi, fedelissimo del segretario, non si fa strappare una parola nemmeno sotto tortura. Ma le mura del palazzo del Nazareno hanno occhi e orecchie. E le prime indiscrezioni cominciano a trapelare. Gli elementi che saltano all'occhio sono fondamentalmente tre. Il primo: i dipendenti del Pd e i dirigenti politici avevano stipulato un accordo interno per il blocco delle assunzioni nell'arco del 2012-2013. Patto che non è stato rispettato quando si è trattato di piazzare al Nazareno, come quadri, otto nuovi dipendenti, nel gennaio del 2013.

Guarda caso un mese prima delle elezioni. Guarda caso tutti e otto poi eletti in Parlamento. A loro, evidentemente, bisognava fornire una rete di protezione, in caso di scioglimento anticipato della legislatura.

Non finisce qui: altre assunzioni sono state fatte anche nell'agosto del 2012, sempre nell'era bersaniana. Anche questi dipendenti presi come quadri, il che significa che hanno una tutela maggiore di altri in caso di ristrutturazione dell'organico. Per chiarire la situazione dal punto di vista degli oneri finanziari, il Pd ha circa 200 dipendenti, 150 lavorano al partito, gli altri sono distaccati e il costo medio di un dipendente è di 67 mila euro lordi. Ma ecco che arriva il secondo capitolo relativo alla gestione delle spese del Nazareno.

Al 31 ottobre del 2012 sono stati spesi 958 mila euro di consulenze in un anno. E sempre in quello stesso arco di tempo giù una sfilza di cifre: 446 mila euro che vanno sotto la voce «viaggi nazionali», 333 mila per «servizi generali», 230 mila per rimborsi di alberghi, 236 mila per le agenzie di stampa, 635 mila per la manutenzione. In quest'ultimo ambito rientra anche la manutenzione del sito web del partito, che ha un costo notevole: sono stati spesi 327 mila euro in un solo anno.

Ma la voce che impressiona di più è un'altra. Riguarda la propaganda: sei milioni di euro. Una cifra da capogiro, tanto più se si pensa a quali sono stati poi quattro mesi dopo i risultati per il Partito democratico di questo sforzo economico a livello elettorale. Di questa somma la metà circa è andata in inserzioni e pubblicità sui media. Mentre ben più di un milione è stato il costo delle affissioni dei manifesti.

Un ritmo di spese a dir poco sostenuto, che sembrava quasi dare per scontato il fatto che in realtà, alla fine della festa, i rimborsi elettorali, in un modo o nell'altro, non sarebbero stati mai veramente cancellati. Un ritmo che non si è interrotto neanche l'anno dopo, nel 2013. Ancora è presto per avere un dato finale riguardo questa stagione che ha visto il Pd impegnato in una campagna elettorale che ha prodotto altri significativi esborsi di soldi. Ma le previsioni sono improntate al pessimismo.

Racconta qualche dipendente, ovviamente con la premessa di voler mantenere l'anonimato, che i renziani si aggirano per il palazzo del Nazareno con le mani ai capelli e che si lasciano sfuggire frasi del tipo: «Vuoi vedere che ce l'hanno fatto apposta a lasciarci queste voragini?». Processo alle intenzioni? La dietrologia in politica, si sa, ha sempre la meglio. Ma i numeri, invece, sono quelli che sono, immagazzinati in un computer o stampati nero su bianco su fogli che vengono letti e riletti quasi ogni giorno. E si giunge così al terzo e ultimo capitolo di questa storia.

Riguarda il rapporto tra il Partito democratico e l'Unità . Nel corso del tempo il Pd si è impegnato, come è normale che sia, ad acquistare un certo numero di copie e di abbonamenti del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Ogni volta veniva stipulato un contratto. Ma di contratti ce ne sono stati diversi in questi ultimi due anni. L'ultimo porta la data del 17 ottobre del 2013, quando Pier Luigi Bersani si era già dimesso e al suo posto era stato eletto segretario Guglielmo Epifani, all'Assemblea nazionale del Pd , alla Fiera di Roma.

 

IL SALUTO TRA RENZI E BERSANI francesco bonifaziepifani e renzi antonio misianiBersani MANIFESTO PD - SEDE ROMA

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