I CANI DA RIPORTO DEL BANANA ABBAIANO CONTRO LA SUA DECADENZA DA SENATORE E TIRANO IN BALLO ANCHE LA CONSULTA

Virginia Piccolillo per il "Corriere della Sera"

Ora che lo spiraglio giuridico è aperto, il Pdl va all'attacco, per evitare che Silvio Berlusconi decada da parlamentare: è quello che prevede la legge Severino, a seguito della condanna a 4 anni per frode fiscale.

Così, dopo meno di una settimana, il richiamo del capo dello Stato sembra evaporato. Berlusconi via Facebook tranquillizza i suoi: «Io resisto! non mollo. Non mi faccio da parte. Resto io il capo del centrodestra». E il percorso indicato dal Quirinale che apriva alla possibilità di grazia, se richiesta? La linea del Pdl la indica l'ex presidente del Senato, Renato Schifani: «Nel messaggio del capo dello Stato non ho trovato quello che avevamo chiesto. Delle posizioni del presidente si prende atto e si rispettano, ma ci aspettavamo di più».

Chiede un «bis» al Quirinale anche Fabrizio Cicchitto: il presidente, dice, «deve ulteriormente misurarsi con la situazione». E Michaela Biancofiore vuole l'intercessione del premier Enrico Letta per chiedere un nuovo «segnale di pacificazione»: la «commutazione della pena». Cosa che peraltro non risolverebbe la questione decadenza.

In assenza di segnali, il Pdl cavalca i dubbi espressi da alcuni giuristi sull'applicazione della legge Severino, votata dalla scorsa maggioranza, Pdl incluso. Chiede uno slittamento della decisione della giunta sulla decadenza e sfida il Pd: «Se ci fosse un atteggiamento pregiudiziale di chiusura alle richieste di approfondimento anche davanti alla Corte costituzionale della legge Severino, allora sarebbe impossibile un percorso comune», avverte ancora Schifani, dal Meeting di Rimini. E pur considerando non all'ordine del giorno le dimissioni dei parlamentari del Pdl, fa capire che la tenuta del governo sarebbe seriamente compromessa».

Si tenta così di forzare il blocco Movimento 5 Stelle e Pd, che va avanti compatto in giunta verso un voto sfavorevole al Cavaliere condannato. Tentativo che sembra fallire. Il Pd ieri con Gianni Pittella è tornato a respingere le «minacce»: «Voteremo la decadenza».

E con l'ex ministro Cesare Damiano ha parlato di «irricevibili e sconcertanti richieste». Posizioni in grado di resistere anche a un eventuale voto segreto? Il Pdl spera di no mentre attacca. «Atteggiamento pregiudiziale», dice Renato Brunetta. Mentre Schifani avverte: «In una maggioranza diversa» a sostegno di un eventuale governo Letta-bis «non ci sarà né il Pdl né nessuno dei parlamentari».

Intanto si cavalcano i dubbi di alcuni giuristi sull'applicabilità e la costituzionalità della norma. E Mariastella Gelmini chiede «più tempo per la giunta», per approfondire se la norma ha carattere penale e quindi è irretroattiva o amministrativa e dunque condonabile.

«Non infiliamoci in una cosa da "azzeccagarbugli"» raccomanda Benedetto Della Vedova (Scelta civica), membro della giunta: «Ho partecipato ai lavori per la norma sull'incandidabilità. Abbiamo deciso che era un prerequisito, mica una condanna aggiuntiva. Altrimenti la legge sulla corruzione cos'era? Una finta? Se bisogna fare l'eccezione facciamola, ma con strumenti eccezionali come la grazia».

«E io?». L'obiezione viene dal primo «incandidabile»: Marcello Miniscalco, segretario regionale dei socialisti in Molise, escluso dalle liste del centrosinistra alle amministrative del 2013, sulla base della legge Severino, come spiega in un'interrogazione ad Alfano Riccardo Nencini.

«Se non avesse riguardato anche Berlusconi - denuncia Miniscalco - nessuno avrebbe sollevato dubbi di costituzionalità. Il mio ricorso è stato respinto dal Tar e dal Consiglio di Stato, senza che il Pdl locale si stracciasse le vesti. Anzi. Se ora Berlusconi dovesse essere salvato, proprio da chi quel decreto l'ha votato, darò battaglia: non cerco ripescaggi, ma voglio sapere in che Paese viviamo».

 

 

Silvio Berlusconi con Alfano e Schifani Renato Schifani Fabrizio Cicchitto intervistato LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI CICCHITTO SANTANCHE michela biancofiore BIANCOFIORE BerlusconiMARCELLO MINISCALCO

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…