I CONTI NON TORNANO. CAPUTI MI HAI? - CHI CIURLA NEL MANICO NEL COLPO DA 18 MILIONI DI RICCARDO CONTI? - IL PIANO TERRA DELLA PALAZZINA DI VIA DELLA STAMPERIA 64 È AFFITTATO A INTESA (GESTIONE PASSERA), CHE A SUA VOLTA DETIENE IL 30% DEL FONDO OMEGA, PRIMO PROPRIETARIO DEL PALAZZO. E CHE NON SI ERA ACCORTA CHE QUALCUNO - CIOÈ IDEA FIMIT DI CAPUTI - STAVA ALIENANDO UNA SUA PROPRIETÀ PRO QUOTA AD UN PREZZO DECISAMENTE INFERIORE A QUELLO CHE SI SAREBBE POTUTO OTTENERE DALL’ENTE DI PREVIDENZA DEGLI PSICOLOGI…

Umberto Mancini e Massimo Martinelli per il Messaggero

Quattro magistrati, due ipotesi di reato, una maxiperizia appena cominciata. La procura di Roma sceglie la strada più diretta per fare chiarezza sulla sorprendente operazione immobiliare che ha consentito al senatore pdl Riccardo Conti di incassare diciotto milioni in un giorno, comprando un palazzo la mattina e rivendendolo la sera.

E dal momento che a favorire un simile guadagno è stato il primo proprietario dell'immobile, cioè il fondo Omega della Idea Fimit sgr, sulla vicenda ha deciso di avviare accertamenti anche l'organismo di vigilanza della Banca d'Italia a tutela dei risparmiatori che hanno investito soldi in quel fondo.

Ma andiamo con ordine. Proprio l'entità della somma incassata da Conti ha convinto la procura di Roma a ipotizzare il reato di finanziamento illecito ad un parlamentare. Il secondo reato preso in considerazione dai procuratori aggiunti Nello Rossi e Alberto Caperna e dai sostituti Erminio Amelio e Corrado Fasanelli è la truffa che potrebbe configurarsi ai danni degli stessi risparmiatori del fondo Omega, ai quali sarebbe stato negato un guadagno maggiore da chi gestisce i loro soldi, cioè la Idea Fimit, se avesse venduto il palazzo direttamente all'ente di previdenza degli psicologi, al prezzo maggiorato di 18 milioni rispetto quello richiesto a Conti.

A questo punto vale la pena di ricordare i fatti: Riccardo Conti, senatore e agente immobiliare, mette a segno il colpo della vita a fine gennaio 2011, il giorno 31. Acquista di prima mattina una palazzina in via della Stamperia 64, pieno centro di Roma, alle spalle di piazza Fontana di Trevi. Fissa il prezzo in 26 milioni e mezzo, che si impegna a saldare con il venditore, cioè la società di gestione del risparmio Idea Fimit di Massimo Caputi, entro tre mesi.

Subito dopo, lo stesso giorno, Riccardo Conti rivende quella palazzina ad Angelo Arcicasa, presidente del cda di Enpap, l'ente di previdenza e assistenza degli psicologi, che si impegna a pagare 44 milioni e mezzo. Cioè ben diciotto in più di quelli che Conti ha sborsato per acquistarlo poche ore prima. Per questo, la prima mossa della procura di Roma sarà quella verificare il reale valore di mercato di quella palazzina, anche tenuto conto dello stato in cui si trovava al momento della doppia compravendita.

Se ne occuperanno gli investigatori del nucleo tributario della Guardia di Finanza, che dovranno stabilire anche i costi dei lavori di ristrutturazione che Riccardo Conti si impegnò ad eseguire a sue spese con il presidente di Enpap, per giustificare in qualche modo la lievitazione del prezzo pagato dall'ente previdenziale.

Ma la cosa che potrebbe incuriosire maggiormente gli inquirenti è che il piano terra della palazzina di via della Stamperia 64 è affittato a Intesa San Paolo, che a sua volta detiene il trenta per cento del fondo Omega, primo proprietario del palazzo. E che, almeno in apparenza, non si era accorta che qualcuno - cioè Idea Fimit - stava alienando una sua proprietà pro quota ad un prezzo decisamente inferiore a quello che si sarebbe potuto ottenere dall'ente di previdenza degli psicologi.

E' anche per questo che gli ispettori di Bankitalia hanno deciso di accendere un faro sulla gestione del fondo Omega; l'organismo di sorveglianza intende infatti acquisire informazioni sulla transazione sia per verificare il rispetto delle norme sul riciclaggio che per valutare l'adeguatezza dell'organizzazione di quella Sgr (Società di gestione del risparmio).

A rendere sospettosi gli ispettori della Banca d'Italia c'è un precedente datato 2009, quando una verifica sul fondo Omega diede esito sfavorevole e la Banca d'Italia chiese alla Fimit di rivedere la governance e di rafforzare i controlli interni alla società. Sempre in quel periodo e per questi motivi, la Fimit subì una sanzione da parte di Bankitalia di 650mila euro, e si vide respingere, dall'istituto di via Nazionale, alcune autorizzazioni per creare nuovi fondi di investimento e per modificare alcuni assetti di quelli già esistenti.

2- CON MILLE EURO INCASSO' 18 MILIONI
Massimo Martinelli per il Messaggero

A metterle in fila, le circostanze singolari di questa operazione immobiliare, si capisce perfettamente perché la Procura di Roma e anche la Banca d'Italia hanno deciso di intervenire. Per individuarle è sufficiente sfogliare l'atto di compravendita disponibile alla Conservatoria dei registri immobiliari. E poi incrociare le date dei pagamenti con le disponibilità di cassa della Estate Due, la società immobiliare del senatore pdl Riccardo Conti che ha condotto la doppia transazione.

Si scopre così che il 31 gennaio del 2011, il giorno in cui Conti acquista l'immobile dal fondo Omega gestito da Massimo Caputi e dalla sua Idea Fimit, nel portafoglio della sua società ci sono appena mille e sessanta euro. Eppure, quella mattina, la Estate Due si impegna a pagare 26 milioni e mezzo, e ad anticiparne cinque in pochi giorni.

Con quel contratto preliminare in mano, che certificava solo un impegno a comprare il palazzo di via della Stamperia, lo stesso giorno Riccardo Conti incontra il presidente dell'Enpap, e gli vende l'immobile con un ricarico di diciotto milioni. Chiedendo un anticipo di sette milioni da pagare in tempi rapidi. E in effetti i tempi saranno talmente rapidi da consentire a Conti di versare - tre giorni dopo - i cinque milioni di acconto che doveva a Massimo Caputi.

Così prima ancora di aver sottoscritto un rogito, il senatore pdl aveva già incassato due milioni senza sborsare nulla di tasca propria. Tre mesi dopo, Riccardo Conti deve saldare il conto con Idea Fimit, che gli ha venduto il palazzetto. Così un giorno prima del termine, cioè il 29 aprile 2011, Conti prende appuntamento con il presidente dell'Enpap per l'atto di vendita definitivo del palazzo che ancora deve pagare. In quella occasione incassa una tranche di altri 26 milioni e mezzo, e può agilmente versare i 21,5 che servono per saldare Idea Fimit di Caputi.

E anche in questa circostanza realizza un utile immediato di cinque milioni tondi, che sono la differenza da quanto incassato da Enpap e quanto versato a Caputi. A questo punto della storia è necessario fare un passo indietro, a quando Angelo Arcicasa, presidente dell'Enpap, aveva accettato di versare quei sette milioni di anticipo ad un senatore che certamente conosceva, ma che non era ancora formalmente proprietario di quello che stava vendendo.

La risposta è nelle carte: Riccardo Conti garantiva il buon esito dell'operazione con ben due fideiussioni. Che però appaiono assolutamente inadeguate. Di più: per un'operazione compiuta da un ente previdenziale come l'Enpap sottoposto al controllo del ministero del Lavoro, erano assolutamente inaccettabili. Perché a garantire Riccardo Conti non era una banca o alcune ipoteche sui suoi beni immobili, bensì la società Estate Due, con i suoi mille e sessanta euro di cassa.

Non è tutto, perché a confermare che il presidente di Enpap fosse decisamente ben disposto verso il senatore Conti è la delibera del cda dell'ente previdenziale che autorizza le trattative con la Estate Due per l'acquisto dell'immobile di via della Stamperia. E' datata novembre 2010, cioè due mesi prima del preliminare. Quando però la palazzina in questione è ancora di proprietà del fondo Omega gestito da Caputi, che la vendeva a 26 milioni e mezzo.

Dopo l'acquisto, che qualcuno potrebbe definire «incauto», il presidente dell'Enpap ha voluto precisare che il maggior prezzo è stato pagato perché l'impegno del senatore Conti era quello di provvedere alle spese di ristrutturazione. Ma siccome la maggiorazione è di diciotto milioni, appare difficilmente dimostrabile che un palazzo che costa 26 milioni e mezzo possa avere bisogno di una ristrutturazione da diciotto milioni, anche tenuto conto del buono stato in cui appariva l'immobile al momento della cessione, tale da consentire a Intesa San Paolo di aprire una importante filiale al piano terra.

Ma la questione principale riguarda l'effettiva consapevolezza, da parte Massimo Caputi, del fatto che Riccardo Conti avrebbe chiuso un vantaggiosissimo affare rivendendo quel palazzo. Soprattutto dopo che si è appreso che una delle società che valutò in 44 milioni il valore dell'immobile per conto di Enpap, era la Ingenium Real Estate. Che tra i suoi clienti più importanti ha pure alcuni fondi di investimento gestiti proprio dalla stessa Idea Fimit di Massimo Caputi.

 

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