TUTTI PAZZI PER HILLARY - I DEMOCRATICI TEMONO LA SCOPPOLA ALLE ELEZIONI DEL 2012 - CON IL GRADIMENTO DI OBAMA IN PICCHIATA, SI PENSA AD UN TICKET BARACK-CLINTON (PENSIONANDO IL MODESTO BIDEN) - NEI SONDAGGI IL SEGRETARIO DI STATO STRACCIA TUTTI I CANDIDATI REPUBBLICANI CON UNO SCARTO ENORME - LA CLINTON COME VICE FAREBBE RECUPERARE CONSENSI TRA LE DONNE, I LATINOS E I PENSIONATI - UN PERFETTO TRAMPOLINO DI LANCIO PER LA CORSA ALLA CASA BIANCA NEL 2016 (QUANDO AVRÀ 69 ANNI)…

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

Hillary Clinton che sostituisce Joe Biden a fianco di Barack Obama per dare sostanza a un ticket democratico che arriva debolissimo alla campagna per le presidenziali 2012. Oppure un altro Clinton, stavolta non Hillary ma Bill, chiamato a puntellare come vicepresidente un Obama che precipita nei sondaggi. Un ex presidente che diventa vice? Inverosimile, ma tecnicamente possibile. «Sarebbe il più straordinario tandem di potere dai tempi di Antonio e Cleopatra» ironizza il sito Politico.com.

E se Bill luogotenente di Barack è un assurdo, che dire dell'ipotesi di una Hillary che, ignorando tutti gli impegni presi finora e la disciplina di partito, decide in extremis di candidarsi contro Obama? Addirittura insensato, ma i bookmakers contemplano ancora questa possibilità, anche se la danno 34 a uno.

Voci, chiacchiere in libertà dei salotti politici di Washington, previsioni mozzafiato di commentatori e blogger che amano stupire. Consistenza, poca. Hillary contro Obama e Bill alla Casa Bianca probabilmente non ne hanno nessuna. Hillary al posto di Biden è improbabile ma non da escludere del tutto, nonostante le smentite perentorie degli interessati.

Un'ipotesi rilanciata ieri da Time con un servizio di copertina dedicato alle grandi qualità di statista del Segretario di Stato (reduce da una missione impegnativa in Libia, Afghanistan e Pakistan) e con un sondaggio elettorale dal quale emerge che, se opposta ai principali candidati repubblicani alla Casa Bianca, lei li batterebbe tutti con uno scarto enorme. La Clinton ha, infatti, 17 punti di vantaggio su Romney e 26 su Perry, mentre Obama è avanti all'ex governatore del Massachusetts di appena 3 punti.

Quanto valgono sondaggi confezionati un anno prima del voto quando ancora non è emerso un vero battistrada del fronte conservatore? Poco, ma la sensazione di un Obama in difficoltà è reale e viene accreditata anche dal suo capo di gabinetto William Daley in un'incauta intervista nella quale definisce «disastrosi» i primi tre anni del suo mandato.

E quello che rimane prima del voto non promette nulla di buono, soprattutto per l'alta disoccupazione. Per questo sono in molti a pensare che i Clinton, ancora molto amati dal popolo democratico, potrebbero aiutare il presidente a ricostruire quella coalizione che, dopo averlo portato alla Casa Bianca nel 2008, si è sbriciolata sotto i colpi della crisi economica e per le promesse mancate del presidente.

«Il messaggio subliminale di un ticket Obama-Clinton - ha scritto Jonathan Alter, un commentatore politico molto seguito - sarebbe: vota per Obama che se vuoi che torni l'economia fiorente dell'era Clinton. Vota Romney se vuoi tornare a quella di Bush». L'ipotesi di una staffetta alla vicepresidenza circola da tempo, ma le voci hanno preso consistenza da quando, tre settimane fa, Bob Woodward (protagonista negli anni 70 dell'inchiesta sul Watergate) ha detto davanti alle telecamere della Cnn che «l'ipotesi è sul tavolo».

Le perentorie smentite della Casa Bianca e di Hillary non le hanno messe a tacere. Eppure Hillary ha detto chiaramente che non correrà per la Casa Bianca né ora né in futuro e che con le elezioni del 2012 lascerà il Dipartimento di Stato senza assumere altri incarichi pubblici. Mentre Biden, criticato per alcune uscite infelici, non solo non medita passi indietro, ma addirittura non esclude una sua candidatura per la presidenza nel 2016. Perché si continua a discutere del futuro della Clinton?

Perché l'argomento è suggestivo, ma anche perché la staffetta (rara ma non priva di precedenti, l'ultimo con Gerald Ford) un suo senso politico ce l'avrebbe: «Hillary aiuterebbe Obama a recuperare consensi tra le donne, i latinos e i pensionati» nota Woodward. «E preparerebbe al meglio la sua corsa alla presidenza nel 2016 quando l'ex first lady avrà 69 anni, uno meno di Reagan quando fu eletto». Ma Hillary non ha annunciato il ritiro? «Se il partito chiama, non si tirerà indietro».

E il partito potrebbe avere i suoi buoni motivi per chiamare. Ieri, sempre su Time, Mark Halperin, altro columnist emergente, ha scritto che, in base ai sondaggi attuali, Obama non avrebbe i 270 voti elettorali necessari per riconquistare la Casa Bianca: oltre all'Indiana e alla Florida, che aveva strappato nel 2008 ai repubblicani, oggi il presidente rischia di perdere anche altri due Stati-chiave: l'Ohio e la Virginia.

Mettere alla porta Biden sarebbe un trauma. Mettersi in casa gli «odiati» Clinton, sarebbe per Obama anche peggio: una convivenza infernale con la famiglia politica più potente d'America, l'ammissione di una sconfitta davanti al mondo. Insomma, l'ipotesi resterà probabilmente sulla carta. Ma se ne continuerà a parlare perché, come dice Alter, è un'opzione che, per quanto sgradevole, ha un suo senso politico. E i tre protagonisti della vicenda, oltre ad essere meno divisi di quanto sembrino (Biden ha ricucito il rapporto di Obama coi Clinton) sono politici molto pragmatici.

 

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