ARMATI DI BEN 11 SINDACATI (NEMMENO ALLA FIAT) I DIPENDENTI DI MONTECITORIO CONTRO I TAGLI AGLI STIPENDI

Paolo Bracalini per "Il Giornale"

«Buongiorno, mi passa il sindacato?». «Eh, ma quale, sono tanti qui alla Camera». Risposta sensata: in effetti sono ben undici le sigle sindacali lì dentro, per 1.521 dipendenti, un sindacato diverso ogni 140 persone.

Ogni categoria di lavoratori a Montecitorio ne ha uno, o più d'uno. C'è il «Sindacato professionalità intermedie», il «Sindacato unitario impiegati parlamentari», il «Sindacato quadri parlamentari», l'«Organizzazione sindacale autonoma», «L'Unione sindacale», quindi «L'indipendente e libero sindacato», l'«Associazione dei Consiglieri Camera», «L'Associazione sindacale parlamentare», e poi naturalmente Cgil, Cisl e Uil.

È con questo esercito di sindacalisti che si dovrà confrontare l'onorevole Pd Marina Sereni, presidente del Cap (Comitato per gli affari del personale) composto da deputati e funzionari di Montecitorio, l'organo che ha messo a punto un piano di riduzioni ai privilegi economici dei dipendenti della Camera (stipendio medio oltre 100mila euro l'anno). «Ho sondato i sindacati e c'è disponibilità al dialogo», ha detto la Sereni a 24Mattino, con buona dose di ottimismo.
I precedenti non sono incoraggianti.

Un tentativo a fine 2012 è finito nel nulla. Tra il dire e il tagliare c'è di mezzo il plotone dei sindacati decisi a difendere i diritti dei lavoratori della Camera, dagli operatori tecnici (fine carriera 10mila euro lordi al mese) ai consiglieri parlamentari (340mila euro l'anno dopo 35 anni) fino al segretario generale (600mila euro l'anno di stipendio). Totale: 280 milioni di euro la spesa annuale per il personale, tra stipendi e indennità anche creative (l'«indennità meccanografica», l'«indennità recapito corrispondenza», l'«indennità immissione dati»).

L'ufficio di presidenza della Camera ha approvato le linee di indirizzo elaborate dal Cap: riduzione del 50% delle indennità, proroga del blocco dell'adeguamento fino al 2016, riduzione degli stipendi più alti, «revisione in senso restrittivo delle ferie» (42 giorni l'anno). Fin qui le intenzioni, poi però tocca «contrattare» coi sindacati, e lì è un'altra storia. Basta sentire l'aria che tira. «Non c'è più certezza del diritto, ad ogni giro ci tolgono qualcosa.

Attenzione però che la Corte costituzionale ha già detto (bocciando il contributo di solidarietà per gli stipendi sopra i 90mila euro, ndr) che i tagli decisi unilateralmente sono incostituzionali», dice un consigliere parlamentare vicino all'Associazione che li rappresenta. «Molti di noi hanno vinto concorsi in magistratura o al Consiglio di Stato ma hanno scelto di venire qui in Parlamento sulla base di una previsione di retribuzione che ogni volta ci abbassano.

Ci hanno già tolto il sistema retributivo delle pensioni, hanno bloccato l'adeguamento degli stipendi al costo della vita per cinque anni, c'è stata la riduzione del 10% delle indennità, il personale è diminuito del 25% in sette anni, ora vogliono anche ridurci le ferie senza darci niente in cambio. Tra un po' saremo noi a dover pagare per lavorare, siamo diventati il capro espiatorio per i mali dell'Italia, come se fossimo fannulloni. Io questa settimana, lavorando in Commissione ad un decreto, ho fatto tutti i giorni le cinque del mattino, dormendo 2 ore in media a notte».

I consiglieri chiedono una «riforma strutturale della spesa» a Montecitorio, piuttosto che tagli lineari a stipendi, ferie e indennità dei dipendenti, perché «i tagli fatti così, anche a livello nazionale, non hanno mai prodotto risparmi».
Stessa musica dalla Cgil: «Siamo disponibili a discutere, ma sia chiaro che gli sprechi della Camera sono altrove, il problema non sono gli stipendi dei dipendenti - dice Salvatore Chiaramonte, segretario Fp-Cgil - Va rivisto il sistema degli appalti, gli affitti costosissimi della Camera, la duplicazione di funzioni.

Tagliare le indennità dei dipendenti può calmare l'opinione pubblica, ma non ce la caviamo così, il problema è complessivo, serve un discorso di sistema...». E quando il sindacato parla di «discorso di sistema», si mette male...

 

I PARLAMENTARI CINQUESTELLE DAVANTI A MONTECITORIO CON L'ASSEGNO DEI SOLDI RESTITUITIMONTECITORIO VUOTO GIULIO TERZI A MONTECITORIO jpegMONTEZEMOLO SCAPPA IN BICI DA MONTECITORIO ITALIA FUTURA MARINA SERENI ROSI BINDI Marina Sereni - Copyright Pizzi

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