FURIA CRUCCA SULLA SVIZZERA: I FAMOSI “IMMIGRATI” CHE BERNA VUOLE TENERE FUORI ALLA FINE SARANNO SOPRATUTTO TEDESCHI! - E L’UE BLOCCA IL NEGOZIATO SULL’ELETTRICITÀ CON LA SVIZZERA

1 - SVIZZERA: UE BLOCCA NEGOZIATO ELETTRICITÀ
(ANSA) - L'Unione europea non prevede di proseguire il negoziato con la Svizzera sull'elettricità "alla luce della nuova situazione che si è venuta a creare " dopo il voto sul referendum sulla libera di circolazione che è "una potenziale violazione" degli accordi. Lo ha detto la portavoce dell'esecutivo europeo Pia Ahrenkilde.

"Alla luce della situazione attuale nessun negoziato tecnico è previsto al momento" tra Unione europea e Svizzera nella trattativa sull'elettricità, ha detto la portavoce, spiegando che questo avviene "perché il modo di procedere deve essere analizzato alla luce del contesto più ampio" delle relazioni tra Ue e Svizzera. Ahrenkilde ha aggiunto che l'accordo sull'elettricità "è logicamente legato a questioni istituzionali orizzontali"

2 - POPULISTI NORVEGIA CHIEDONO REFERENDUM ANCHE A OSLO
(ANSA) - Il Partito del Progresso, una delle due formazioni che compongono il governo di destra della Norvegia, ha chiesto ufficialmente la tenuta di un referendum analogo alla consultazione che in Svizzera ha visto prevalere i favorevoli ad una restrizione dei flussi. Il portavoce per l'immigrazione della formazione populista guidata da Siv Jensen, Mazyar Keshvari, ha rivelato al giornale Vg di essere favorevole ad una consultazione in stile elvetico anche se, ha precisato, "il partito non ha ancora una posizione precisa sulle quote....ciò di cui sono sicuro però - ha aggiunto - è che una buona metà dei norvegesi è certamente favorevole ad una restrizione dei flussi migratori".

3 - ANCHE ESTREMA DESTRA AUSTRIA VUOLE REFERENDUM
(ANSA) -L'estrema destra austriaca invoca, sull'esempio svizzero, un referendum anti-immigrazione anche per l'Austria. ''Sarebbe ragionevole fare un referendum come quello in Svizzera'', ha detto Heinz-Christian Strache, capo del partito Fpoe in un'intervista sul tabloid ''Oesterreich''. Preoccupato dell'esito della consultazione svizzera è invece il neoministro degli Esteri, Sebastian Kurz (Oevp, popolari), convinto che il referendum ''sollevi problemi'' e che per i 40.000 austriaci che lavorano in Svizzera "non è positivo"

4 - IRA TEDESCA SU BERNA
Tonia Mastrobuoni per ‘La Stampa'

La prima doccia fredda è arrivata ieri da un sito, «X28» che conta i posti di lavoro disponibili in circa 300mila aziende svizzere. Ebbene, nel Paese che ha appena votato per un freno all'arrivo degli immigrati, sono 110mila i posti vacanti, alla ricerca di qualcuno che li occupi, a dispetto dei grotteschi allarmi sulle invasioni di stranieri.

E, comprensibilmente, dal Paese da cui provengono moltissimi lavoratori che si sono trasferiti in Svizzera, la Germania, è arrivata ieri una delle reazioni più dure al referendum di domenica. Dopo gli italiani, che sfiorano quota 300mila, i tedeschi sono il secondo gruppo di stranieri più presente nella confederazione, circa 280mila.

Un tedesco su due che si è trasferito all'estero, è andato a vivere nella confederazione, negli ultimi anni. Ed è inutile, come ha fatto ieri il quotidiano svizzero «Les Temps», titolare a tutta pagina «Bruxelles, abbiamo un problema», citando il famoso allunaggio fallito dell'Apollo 13. Le reazioni arrivate ieri da Berlino e dalla Ue sono chiare: è Berna che deve trovare il modo di risolvere l'impasse provocata dalla consultazione popolare, proponendo in tempi brevi una soluzione concreta.

In tarda mattinata la posizione del governo tedesco è stata esplicitata dal portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert: «Prendiamo atto del risultato del referendum e lo rispettiamo, ma dal nostro punto di vista crea notevoli problemi».

Una reazione simile a quella già registrata dal ministro delle Finanze Schaueble, che aveva parlato di «guai» per la Confederazione, dopo il responso delle urne. Secondo il portavoce di Merkel ora è compito di Berna spiegare quali conseguenze intende trarre dal risultato del referendum e comunicarli all'Unione europea, ed è ovvio che non saranno colloqui facili. D'altra parte, ha aggiunto Seibert, «è nel nostro interesse garantire il fatto che il rapporto tra la Ue e la Svizzera sia il più stretto possibile».

Dalla riunione dei ministri degli Esteri a Bruxelles, la reazione di Frank-Walter Steinmeier è stata altrettanto esplicita, e in sintonia con l'omologo francese, Laurent Fabius. «Credo - ha puntualizzato Steinmeier - che la Svizzera si sia fatta del male da sola con questo risultato».

Berna deve sapere, ha aggiunto, che quello che i tedeschi definiscono «pescare l'uvetta», cioè il fatto di concepire il rapporto con la Ue «à la carte», «non può durare, come strategia». Rapporti leali, presuppongono «il rispetto di decisioni fondamentali che sono state già prese dalla Ue».

Il francese Fabius ha parlato di una «cattiva notizia» per l'Europa, ed è andato oltre il suo collega tedesco, ha già minacciato di «rivedere i nostri rapporti con la Svizzera». Nella Confederazione vivono oltre 100mila francesi. Il voto, ha sottolineato il ministro, è preoccupante perché significa che la Svizzera «si vuole isolare». Paradossale, per un Paese che esporta il 57% delle proprie merci in Europa e ha il continente come principale partner commerciale. Anche Emma Bonino è stata chiara, a margine della riunione dei 28 a Bruxelles: l'impatto del referendum «è molto molto preoccupante sia per quanto riguarda l'Italia, sia per gli altri accordi con l'Ue».

Per capire che piega prenderanno le relazioni Ue-Svizzera, domani sarà un giorno importante. Ci sarà la riunione del Coreper (rappresentanti dei 28) che dovrebbe dare alla Commissione Ue il mandato per negoziare l'accordo «istituzionale» per l'adattamento automatico dell'acquis svizzero a quello Ue. La Commissione punta ad avere il mandato nonostante il cattivo segnale inviato dal referendum, perché ritiene utile mantenere lo «status quo» finché il Governo non decide come tradurre in legge la volontà dei cittadini di mettere un tetto ai lavoratori stranieri. Ma il Coreper potrebbe inviare un segnale più duro, congelando il mandato e l'accordo

 

 

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