1. I FIGLI CRESCONO, LE MAMME IMBIANCANO, MA SIAMO SEMPRE INCATENATI ALL’ART. 18 2. RENZI SI PIEGA ALLA CGIL DI CAMUSSO E LANDINI. ALFANO ALZA LA VOCE MA È SOLO AMMUINA 3. PROVATE VOI A SPIEGARE A UN IMPRENDITORE STRANIERO CHE VUOLE ASSUMERE UN DIPENDENTE, CHE IN ITALIA DOVRÀ ASSOGGETTARSI A UNA SERIE DI OBBLIGHI, PRIMO FRA TUTTI QUELLO DI TENERSI IL NEO ASSUNTO PER LA VITA, ANCHE SE È INCAPACE O LAVATIVO 3. SI PUÒ RECEDERE DA UN MATRIMONIO, PAGANDO GLI ALIMENTI AL CONIUGE DA CUI CI SI SEPARA, SI PUÒ ROMPERE UN CONTRATTO A CUI SI È VINCOLATI, VERSANDO LA PENALE PREVISTA, MA NON SI PUÒ LICENZIARE UN TIPO DI CUI SI FAREBBE VOLENTIERI A MENO. ANCHE REGALANDOGLI UN ANNO DI STIPENDIO. ECCO, IL PRINCIPALE NODO DEL MERCATO DEL LAVORO STA TUTTO QUI, NEL TAPPO CHE IMPEDISCE LA ‘FLESSIBILITÀ IN USCITA’

Maurizio Belpietro per "Libero quotidiano"

Provate voi a spiegare a un imprenditore straniero che vuole assumere un dipendente, che in Italia dovrà assoggettarsi a una serie di obblighi, primo fra tutti quello di tenersi il neo assunto per la vita, anche se questo è incapace o un lavativo. Io ci ho provato e ho visto dipingersi lo stupore sul suo viso. Nessun imprenditore all'estero è infatti costretto a tenersi un collaboratore anche se non lo vuole.

Da noi invece sì, perché l'articolo18 dello statuto dei lavoratori, quello stesso articolo che anni fa Silvio Berlusconi provò a cambiare trovandosi contro la Cgil, rende impossibile divorziare da un dipendente. Si può recedere da un matrimonio, pagando gli alimenti al coniuge da cui ci si separa, si può rompere un contratto a cui si è vincolati, versando la penale prevista, ma non si può licenziare un tipo di cui si farebbe volentieri ameno.

Anche regalandogli un annodi stipendio. Ecco, il principale nodo del mercato del lavoro sta tutto qui, nel tappo che impedisce la flessibilità in uscita, come dicono i tecnici. C'è la flessibilità in entrata, o meglio c'era prima che le modifiche introdotte dalla legge Fornero, epoca Monti, cancellassero molte norme che consentivano di far lavorare chi il lavoro non lo aveva. Risultato, le imprese non assumono perché alle esigenze di avere strutture flessibili come oggi è richiesto non corrisponde una legislazione che consenta di avere maestranze flessibili.

Se ci fossero contratti che permettessero di assumere e mandar via un dipendente quando si vuole, o meglio, quando lo richiede il mercato, la disoccupazione sarebbe al suo massimo storico, cioè al 13 per cento?

Probabilmente no,ma siccome un blocco sociale demonizza la possibilità di licenziare sostenendo che se cadesse l'articolo 18 ci ritroveremmo nel Far West del lavoro,nessuno potrà mai sperimentarlo. Neanche domani, quando entrerà in vigore il famoso Jobs Act di cui Matteo Renzi parla da mesi.

Il piano per il lavoro del governo (perché il rottamatore continui a usare termini inglesi dato che esistono gli equivalenti termini italiani è un mistero ancora non risolto) infatti non ha nulla di innovativo e se è su quello che si basa la speranza di rilanciare l'economia e di restituire un posto di lavoro a chi l'ha perduto, campa cavallo. Anche perché le timide innovazioni che il ministro Giuliano Poletti, un emiliano che fino all'altro ieri guidava le Coop, aveva introdotto sono state già uccise dal fuoco di sbarramento preventivo del sindacato.

Prima ancora che si arrivasse al dunque, la Cgil ha mosso le sue pedine e in Parlamento il Pd ha dato l'altolà al ministro. Così da otto rinnovi per i contratti a termine si è scesi a cinque, ma con una serie di vincoli,primo fra tutti l'obbligo di non superare il tetto del venti per cento di assunti in scadenza. Ma il peggiori guarda l'apprendistato, cioè la possibilità di inserimento dei giovani.

A Susanna Camusso non piace che un'azienda faccia lavorare un ragazzo allo scopo di prepararlo, pagando un salario ridotto e non versando i contributi.
Risultato: la nuova legge, invece di semplificare il contratto, lo complica, imponendo rigidi parametri da rispettare. E invece di rendere libera la formazione, si delegano le Regioni, cioè il più grande carrozzone di spreco pubblico, a istituire i corsi di preparazione al lavoro, con tutte le ruberie che fino ad oggi abbiamo visto. Il Nuovo centrodestra di Alfano ha provato a correggere le cose che non funzionano, minacciando di non votare la legge Poletti, ma alla fine si è dovuto rassegnare.

I fuoriusciti dal Pdl sostengono che ci metteranno mano quando il testo arriverà al Senato, ma si tratta di una speranza più che di un proposito. Difficilmente infatti il Jobs Act potrà migliorare, almeno fino a quando la sinistra sindacale avrà potere sul partito di Renzi. Il rottamatore ha liquidato molte vecchie cariatidi dentro il Pd, ma ciò che non è riuscito a liquidare è la dipendenza dal sindacato. Morte le sezioni, ridotto ai minimi termini l'apparato, la sola struttura che conta è rimasta quella della Cgil ed è con i quadri della Camusso e di Landini che Renzi deve fare i conti.

E si tratta degli stessi funzionari che dicono no a nuovi posti di lavoro se un'impresa chiede diallungare l'orario odi far funzionare gli impianti anche il sabato e la domenica. Fino a quando l'ex sindaco non rottamerà il sindacato, sarà dunque inutile parlare di Jobs Act. Margaret Thatcher per cambiare la Gran Bretagna partì da lì, dal blocco sociale costituito dalla sinistra sindacale, e Tony Blair una volta diventato premier si guardòbene dal cambiare rotta rispetto alla Lady di ferro. Renzi invece che fa, si piega alla Camusso? Ma allora è solo un D'Alema senza baffi, il lìder Maximo che di ferro aveva solo il soprannome.

 

 

RENZI E CAMUSSORENZI E CAMUSSOMAURIZIO BELPIETRO MAURIZIO BELPIETRO GIULIANO FERRARA SILVIO BERLUSCONI MAURIZIO BELPIETRO DANIELA SANTANCHE E PAOLO BERLUSCONIGiuliano Poletti Giuliano PolettiSUSANNA CAMUSSO LUCIA ANNUNZIATA MAURIZIO LANDINI

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