I P3 CABALLEROS: CARBONI-VERDINI-DELL’UTRI - IL FACCENDIERE S’OCCUPAVA DEL FLUSSO DI CASSA, PRENDENDO SOLDI DAI FINANZIATORI PER GIRARLI AI POLITICI - DON MARCELLO E IL BANCHIERE DI FIVIZZANO INTRALLAZZAVANO PER ORIENTARE, IN CHIAVE PRO-BANANA, LE DECISIONI DELLA CONSULTA SUL LODO ALFANO E DELLA CASSAZIONE NEL GIUDIZIO TRIBUTARIO SULLA MONDADORI - ALTRO OBIETTIVO DELLA CRICCA ERA METTERE LE MANI SULLO SFRUTTAMENTO DELL'ENERGIA EOLICA IN SARDEGNA…

Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera"

«Il senatore Marcello Dell'Utri e l'onorevole Denis Verdini sono direttamente cointeressati negli affari dell'organizzazione, di cui rappresentano il punto di riferimento, anche con mansioni di direzione e controllo». Non solo: «Sono altresì attori di interferenze a livello politico per le quali hanno ricevuto dall'organizzazione somme di denaro sotto forma di finanziamenti e/o contributi illeciti al partito politico che rappresentano».

È la fotografia scattata dal rapporto della Guardia di Finanza del 18 maggio scorso ad attribuire un ruolo di punta ai due esponenti del Popolo della libertà, da ieri imputati di diversi reati per aver «costituito, organizzato e diretto» la presunta associazione segreta che il linguaggio giornalistico ha ribattezzato «P3».

Per la Procura di Roma, terminate le indagini condotte da carabinieri e Finanza, non c'è più nulla di presunto, tutto è stato accertato: il gruppo di potere messo in piedi dai due politici con l'ausilio di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, aveva «scopi e fini segreti» solo in parte svelati. Come il «condizionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale», dalla Consulta al Consiglio superiore della magistratura, e altri «apparati della pubblica amministrazione».

Obiettivi di natura strettamente politica, dunque. E in questa ricostruzione è naturale che due personaggi di peso del Pdl come Dell'Utri e Verdini, particolarmente vicini al leader Silvio Berlusconi, si occupassero di orientare il giudizio della Corte costituzionale sul lodo Alfano che proteggeva l'allora presidente del Consiglio dai processi milanesi; o quello della Cassazione nel giudizio tributario che coinvolgeva la Mondadori di Berlusconi.

Oppure a influire sul ricorso della Lista Formigoni esclusa dalle elezioni regionali in Lombardia, o sulla scelta dei candidati in Campania. Ma c'è di più. Secondo l'accusa il senatore e il deputato sono colpevoli di finanziamento illecito al partito di appartenenza e di corruzione per aver intascato complessivamente quasi un milione di euro, a cui ne vanno aggiunti altri cinque e mezzo transitati da Carboni.

Il quale, si legge nel rapporto della Guardia di Finanza, è il «vero collettore dell'organizzazione, che ha rappresentato il trait d'union tra i finanziatori, gli esponenti politici e gli appartenenti a enti e amministrazioni pubbliche della Regione Sardegna e politici di rilievo nazionale, nelle persone del senatore Dell'Utri e dell'onorevole Verdini, direttamente coinvolti in tutti gli affari perseguiti dall'organizzazione».

Flavio Carboni - che fra dieci giorni compirà ottant'anni, di cui gli ultimi trenta segnati da arresti, processi, condanne e assoluzioni - era già un pregiudicato noto alle cronache in attesa di giudizio per l'omicidio del banchiere Roberto Calvi, reato dal quale è stato definitivamente assolto in tutti i gradi di giudizio. Ciò non impediva ai due politici di avere frequentazioni e rapporti con lui, certificati da intercettazioni telefoniche alquanto cordiali, nelle quali si parla esplicitamente di operazioni economiche e finanziarie.

Un'illecita alleanza per mettere le mani sullo sfruttamento dell'energia eolica in Sardegna e ulteriori campi, secondo gli investigatori delle Fiamme gialle che denunciano: «È emerso come gli investimenti da effettuare non fossero limitati unicamente al settore eolico, ma diversificati in altri ambiti: immobiliare, operazioni di bonifica di siti inquinati dismessi, compravendita di opere d'arte, eccetera».

Un comitato d'affari, oltre che un gruppo di potere occulto, che nel disegno della Procura operava secondo uno schema reso abbastanza chiaro dalla conversazione intercettata l'8 agosto 2009 tra Carboni e l'ex consigliere provinciale di Iglesias Pinello Cossu (uno degli addentellati sardi dell'ipotetica organizzazione). Cossu chiamava per avere ragguagli sulle società che dovevano entrare in gioco e Carboni rispondeva: «Sono società create ad hoc, sono milanesi... Insomma, diciamo che sono quelli che ha ordinato Verdini, ecco!».

Cossu insisteva: «Loro mi chiederanno ma chi è questa società?», e Carboni ribadiva, quasi spazientito: «Ma sono create ad hoc per il settore! Non hanno una loro anzianità, una loro storia! Sono società create per queste circostanze dal gruppo di amici che tu conosci. Che sai chi sono!... E allora a che cosa serve che stiamo qui?».

Durante le indagini Denis Verdini ha provato a spiegare ai magistrati che i contatti con Carboni risalgono all'interesse dell'imprenditore sardo nel settore dell'informazione, e lui era l'editore del Giornale della Toscana. Fu Dell'Utri, «che ritengo conoscesse Carboni da molto tempo», a suggerirgli di accettare la proposta di Carboni di un'edizione sarda del quotidiano: «Sottolineo che Dell'Utri, oltre che mio amico personale, è figura carismatica del Pdl in quanto tra i fondatori di Forza Italia, e quindi i suoi pareri godono di particolare autorevolezza».

Il senatore siciliano ha preferito non rispondere alle domande dei pubblici ministeri, limitandosi a dichiarare la «liceità di ogni sua condotta». Flavio Carboni invece, che ha scontato sei mesi di carcerazione preventiva, ha sostenuto gli interrogatori ma senza convincere gli inquirenti. I suoi avvocati Renato Borzone e Anselmo De Cataldo si dicono sicuri che «la costruzione giudiziaria è destinata al macero sol che si trovi un giudice dotato di senso critico, cosa che per Carboni accade spesso».

 

verdini dellutriVERDINI-DELLUTRIFlavio Carboni DENIS VERDINI SILVIO BERLUSCONI SILVIO BERLUSCONI DENIS VERDINI dellutri berlu Roberto Calvi

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...