I PARTITI PROVANO A TENERSI IL MALLOPPO – SLITTA LA RIFORMA: IL PDL SI SPACCA ANCHE SU QUESTO E GLI ALFANIANI DICONO NO AL FINANZIAMENTO “CEDIBILE” A FORZA ITALIA

Liana Milella per "La Repubblica"

Finanziamento ai partiti. Stavolta si rischia davvero il decreto legge. Quello che il premier Letta ha minacciato più volte, compresa l'ultima - domenica a Sky - quando ha confermato che se entro «l'autunno il ddl del governo non dovesse essere approvato siamo pronti al decreto». Una prospettiva che, anche alla luce di quanto Repubblica è in grado di rivelare, appare sempre più probabile.

Perché i partiti, chiamati a rivoluzionare l'attuale sistema basato sul finanziamento pubblico per passare a quello privato, in realtà stanno recalcitrando e facendo di tutto per far saltare la legge.

Giusto come sta per avvenire tra oggi e domani a Montecitorio, dove ancora una volta - e sarebbe la terza consecutiva - il ddl perderebbe la sua corsia in aula. In apparenza per ragioni legate ai lavori e ad altri provvedimenti urgenti, in realtà perché è in corso un braccio di ferro non solo tra Pd e Pdl sui punti cardine del ddl, ma adesso anche all'interno dei Pdl, lacerato tra falchi e colombe. Che non sono affatto d'accordo, a loro volta, sull'emendamento che darebbe la possibilità di far transitare i fondi del Pdl a un nuovo partito nascituro come Forza Italia.

Dunque. Vediamo sostanza e tempi della querelle. Secondo l'ordine del giorno della Camera, il ddl sul finanziamento era già previsto per oggi nel calendario dell'aula, subito dopo il femminicidio, decreto da convertire entro il 15 ottobre e che rischia di saltare. Bene. La notizia di ieri sera però è che il finanziamento perde comunque il suo posto e slitta alla prossima settimana.

Non solo perché il femminicidio richiede più del tempo previsto, ma soprattutto perché dev'essere approvata a tamburo battente la nota di variazione sull'Imu. Poi i signori parlamentari devono tornare a casa stressati da tre giorni di lavoro..., e quindi il ddl slitta. Non si lavorerà anche venerdì, come pure si potrebbe fare. La ragione è semplice. L'accordo sul finanziamento non è chiuso, e non lo è su almeno tre punti nodali.

Il primo. La depenalizzazione del reato di finanziamento illecito. Il Pdl, tutto il Pdl in verità, non demorde, lo vuole abolire. Non solo per il futuro, ma con il tentativo di passare un colpo di spugna anche sul passato. Meccanismo semplice, si toglie dalla legge l'obbligo che non basti l'iscrizione nel bilancio di una società di soldi dati ai partiti, ma che sia necessaria anche una delibera del consiglio di amministrazione. Se il reato cambia, si scassano le inchieste, anche quella che coinvolge il potente coordinatore del Pdl Denis Verdini. Funziona così nel Pdl, comanda sempre la logica delle leggi ad personam.

Bene. E siamo al secondo punto punto. I soldi in potenziale transito dal Pdl a Forza Italia. L'emendamento era firmato da Maurizio Bianconi, il vice segretario amministrativo del Pdl vicino a Verdini che sta conducendo la battaglia per ricevere il minor danno possibile dalla nuova legge. Contestato dall'opposizione, soprattutto da Sel, la proposta era in ormai in dirittura di arrivo.

Avrebbe garantito al nascendo partito di Forza Italia i soldi del vecchio Pdl a patto che almeno la metà dei parlamentari dichiari di passare al nuovo raggruppamento. Ma a questo punto scatta la rissa tra falchi e colombe. I primi vogliono la norma per fondare Forza Italia e portarsi dietro il "malloppo". Le colombe si oppongono per il motivo opposto. Perché verrebbero deprivate di ogni finanziamento.

Terzo punto di scontro. Il tetto massimo dei futuri denari in arrivo dai privati. Anche qui l'intesa è lungi dal materializzarsi. Il Pd ha mitigato le sue pretese e dal tetto dei 100mila euro per le donazioni è salito a 300mila, per venire incontro al Pdl che non sa come districarsi, visto che il suo denaro arriva da un solo uomo, Berlusconi. Ma è tuttora rissa sul possibile pericolo "cumulo" qualora la stessa persona figuri in più di una società e quindi versi "n" volte i suoi 300mila euro. Giusto il caso di un Berlusconi e delle sue aziende che "n" volte possono finanziare l'odierno Pdl e la futura Forza Italia. Materia viva, attiene al destino di queste forze politiche, meglio pensarci sopra ancora un po'. Rinvio.

 

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