LA CADUTA DELL’IMPERO - SEGNI DELLA FINE DEL BERLUSCONISMO: CROSETTO CHE LO CHIAMA “TESTA DI CAZZO”, TAPIRI TRAVESTITI DA ESCORT, GIOVANI DEPUTATE CHE “SARANNO CON LUI FINO ALLA FINE COME CLARETTA PETACCI”, L’EX FEDELISSIMO ANTONIONE CHE GLI DÀ DEL “BUGIARDO” - “COME TUTTI GLI UOMINI CHE SI SONO FATTI DA SOLI, SI DISFARRÀ DA SÉ” (COPY ANTONIO RICCI) - ROBERTA TORRE PREPARA IL MUSICAL SULLA CADUTA: “STIAMO DECIDENDO SE L’ATTORE SARÀ UN ADULTO, UN BAMBINO O UN NANO”…

1- TRADIMENTI, RIFIUTI E ANCHE INSOLENZE LA CADUTA DI SILVIO TRA DRAMMA E FARSA - DAL TAPIRO AI PARAGONI COL DUCE, GLI ULTIMI GIORNI DELL´IMPERO...

Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"

Terribile e allegro spettacolo, ma sempre istruttivo, è quello della lesa maestà. E così una sera già complicata, con veicoli e attrezzature di una rete Mediaset alcuni dipendenti - parola che il Cavaliere paternalisticamente disdegna - gli arrivano sotto casa per consegnargli il gigantesco tapiro d´oro, in tal modo procedendo a quello che nei manuali di antropologia equivale a un rito di degradazione.

Il tapirone è dapprima respinto dalle forze dell´ordine che circondano Palazzo Grazioli, ma in seguito Staffelli, che si erge in smoking nel traffico in via d´impazzimento, cambia sesso al simulacro della vergogna e lo rende femmina, anzi escort, con parrucca e rossetto, per favorirne l´accoglienza nell´abitazione del presidente del Consiglio ormai uscente. Ma la barriera poliziesca resiste. Sennonché la troupe di Striscia la notizia, annotava intorno alle 21 un dispaccio dell´AdnKronos, «è ancora nei paraggi». Tenterà la consegna con il favore delle tenebre.

«Come tutti gli uomini che si sono fatti da sé - prevedeva a settembre il fondatore Antonio Ricci - Berlusconi si disfarrà da sé. Deciderà lui come uscire di scena, con un guizzo da comédien».

Ma intanto le piccole umiliazioni si moltiplicano in piena e veloce corrispondenza al potere che gli sfugge di mano. Non c´è solo Luca di Montezemolo che fa finta di entrare a Palazzo Grazioli, si diverte a osservare l´agitazione dei giornalisti e poi scarta e se ne va. Ci sono tradimenti, rifiuti, prese di distanze, insolenze, compassione. Ieri l´onorevole Antonione si è permesso di dare del bugiardo al sovrano: ma quando mai Berlusconi ha tenuto a battesimo mia figlia?

L´altro giorno, dopo una critica su come si era comportata in un talk-show, la sottosegretaria Ravetto si è concessa il privilegio di dichiarare: no, caro presidente, non so se scuoterò la testa, io non ci riesco. E se l´onorevole Giammanco si è infuriata con il Fatto per un articolo in cui era scritto di sfuggita che in passato se n´era andata da un ricevimento di matrimonio in compagnia del Cavaliere, da un´intercettazione fatta in casa si è capito che il sottosegretario Crosetto così chiama con gli amici - non proprio affidabili - il suo presidente: «Quel testa di cazzo».

Ora, è vero che a segnare la fine di un sistema di potere manca per ora una vera certificazione simbolica, una liturgia di rovesciamento, una qualche forma di catarsi. Ma tutto questo tre anni fa sarebbe stato impensabile. Piccoli segni, piuttosto, ridicoli e crudeli, delineano e accompagnano l´esito, l´epilogo, l´annunciatissimo tramonto del berlusconismo.

Come spesso accade in Italia si ondeggia fra dramma e commedia, per cui dal beffardo annuncio pubblicitario della Ryan Air - «Caro Silvio, un´altra occasione per scappare» con ovvie hostess in sexy lingerie - ecco che le forme slittano verso un tempestoso e mai augurabile passato remoto.

E allora di fronte a questo imperio terminale tornano a vibrare gli archetipi di Salò e della fine del fascismo, Sallusti ricorda il nonno repubblichino, la Mannucci arriva a immedesimarsi in Claretta, alcuni berlusconiani sembra quasi che cerchino allegramente la bella morte, lui stesso in questi giorni fra tanti libri ne ricorda confusamente uno sulle lettere del Duce alla Petacci (si tratta forse de L´ultima lettera di Benito di Pasquale Chessa e Barbara Raggi, Mondadori, 2010).

C´è in quel volume un quadro spaventoso degli ultimi giorni del regime. A un certo punto Mussolini esprime qualcosa di disperato che suona come un monito: «Io sono stanco di fare il buffone. Io non sono che un ridicolo personaggio. Io sono un fantoccio grottesco». Nessuno intende qui forzare né la storia, né la cronaca, né la tragedia, né la farsa. Ma l´arte, se così si può dire, si è già mossa.

A Milano lasciano in Galleria un manichino con le fattezze berlusconiane e insanguinato; e sui muri, a mo´ dei murales di Banksy, il Cavaliere è raffigurato come Napoleone che si tira appresso una carrettata di Minnie o in una foto di ministri, versione tamarra. C´è un artista, Stefano Pierotti, che in questi giorni ha scolpito sette teste di Berlusconi in sequenza, prima rughe, poi solchi, crepe, schizzi azzurri e rossi, fino a quando il volto in vetroresina perde ogni qualità umana e la fisionomia del leader appare consumata dall´interno e sbriciolata fuori.

Sono vie e percorsi misteriosi, ma forse anche anticipazioni. E´ in arrivo anche il musical. Si dovrebbe intitolare «La caduta dell´impero» ha spiegato Roberta Torre: «Stiamo decidendo in questi giorni se l´attore dovrà essere un adulto, un bambino o un nano».


2 - "CON LUI FINO ALLA FINE COME CLARETTA PETACCI" - L´HO CONOSCIUTO CHE AVEVO QUATTORDICI ANNI, PROVO TRISTEZZA PER CHI GLI VOLTA LE SPALLE DOPO ESSERE STATO ELETTO
Antonello Caporale per "la Repubblica"

«Claretta decise di stargli accanto fino alla fine. Decise di perire per lui».

La deputata Barbara Mannucci sarà la Claretta di Berlusconi.
«L´ho conosciuto che avevo quattordici anni. A venticinque ero qui a Montecitorio, ora ho 29 anni e avverto la serenità di chi ha avuto tanto e non ha null´altro da chiedere».

Bionda, dai lineamenti dolci. Riservata.
«Una delle Clarette, come hanno scritto i giornali. Forse un pochino più trattenuta. Non amo le interviste, non amo apparire, non brucio la vita per la carriera».

Se lo dice lei.
«Starò con lui fino alla fine. Se il treno deraglia, deraglierà col mio corpo in carrozza. Non fuggo, non tradisco».

Piange.
«C´è tristezza non lacrime. Penso a chi lui ha fatto eleggere, a chi ora gli ha voltato le spalle».

Totus tuus Silvio.
«E´ stato tutto per me. Un amore incrollabile, la fede e anche la luce».

E anche le feste.
«Quelle no»

Le altre Clarette sì.
«Io no».

Non c´è da offendersi.
«Non mi offende, preciso e affermo ciò che è vero. Come lei sa o dovrebbe ben sapere».

La luce si sta spegnendo.
«E´ la vita che ci obbliga alla gioia e al dolore. Lo sapevo. Ma abbiamo fatto cose grandi in questi quindici anni».

Cose grandissime avete fatto.
«L´ingresso di Silvio Berlusconi ha cambiato il ritmo a questo Paese, ha dato speranze e opportunità. E´ stata una rivoluzione».

Parli per lei
«Ha sbagliato anche, certo. Ma chi non devia? Io non ne conosco migliori di lui».

Si è capito.
«Lei è così sicuro che Berlusconi lasci, scompaia dalla scena come uno qualunque?»

Un superuomo fa più fatica ad afflosciarsi di botto.
«Chissà cosa si inventerà. Io starò qui a sostenerlo».

Non come quelle altre.
«Quelle altre, quegli altri. L´ambizione ti mangia il cuore, ti fa divenire cieco e sempre affamato».

Lei è Claretta.
«Totus tuus».

A trent´anni ritornerà allo stato laicale. Senza tasti da pigiare e mani da battere.
«Sono giovane e ho famiglia. Mica bisogna invecchiare qui dentro? Ma li vede?».

 

Antonio RicciLaura Ravetto SILVIO BERLUSCONI GABRIELLA GIAMMANCO BARBARA MANNUCCI Claretta Petacci, amante del Duce Mussolini - in costume al mareBenito Mussolini

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