draghi meloni biden

I TIMORI DI BIDEN E IL PRESSING DELL’UE: COSÌ È FINITO L'IDILLIO TRA DRAGHI E LA "DRAGHETTA" MELONI - COME DAGO-RIVELATO, NONOSTANTE LA POSIZIONE FILOATLANTICA DI FRATELLI D’ITALIA, L’IDEOLOGICO SLEEPY JOE, CHE ODIA TRUMP, NON HA DIMENTICATO IL DISCORSO DI GIORGIA AL CONGRESSO DEI CONSERVATORI. IL FORCING DELL'ASSE FRANCO-TEDESCO È UN ALTRO ELEMENTO DI CUI WASHINGTON TIENE CONTO - DI QUI, L'AUSPICIO AMERICANO PER NULLA VELATO AFFINCHÉ DRAGHI RESTI AL SUO POSTO…

DAGOREPORT

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/pronti-compromesso-storico-letta-meloni-323625.htm

 

 

Adalberto Signore per ilgiornale.it

 

 

giorgia meloni mario draghi

Due sere fa, mentre ritirava a New York il premio dell'Annual Awards Dinner, Mario Draghi ha ascoltato i discorsi dell'ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, del Ceo di Blackstone Group Stephen Schwarzman e del Rabbino Arthur Schneier. Tutti convinti sostenitori della «visione» e della «leadership» dell'ex numero uno della Bce che «ha ispirato una rinnovata fiducia globale nell'Italia». Pure il presidente Joe Biden ha mandato un saluto per l'occasione. E si è complimentato con Draghi, definendolo «una voce potente». Lodi ed elogi per quanto fatto e, aggiunge Schwarzman, «per quanto potrà fare» in futuro. Già, perché al World Statesman Award, c'è un pezzo importante dell'America che conta. E tutta ragiona come se Draghi fosse ancora saldamente in campo e come se in Italia non fossero ormai imminenti le elezioni.

 

 

comizio di giorgia meloni dopo il voto al senato su draghi 3

In verità, siamo ormai alla vigilia del voto. E a certificarlo non c'è solo il dato fattuale del calendario, ma pure le tensioni di una campagna elettorale ormai agli sgoccioli. Così forti, da incrinare un rapporto di reciproca stima che - nonostante distanze e divergenze di vedute - negli ultimi mesi non era mai venuto meno. Quello tra Draghi e Giorgia Meloni. Il primo le ha sempre riconosciuto il ruolo di opposizione responsabile, concedendogli in questo anno diversi e lunghi faccia a faccia a Palazzo Chigi (a differenza di quanto accaduto ad alcuni leader della maggioranza). La seconda, invece, ci ha tenuto ad evitare gli argomenti propagandistici e non eccedere nei toni, limitando le critiche al governo al merito dei provvedimenti, tanto che per l'occasione qualcuno ha rispolverato il soprannome di «draghetta».

GIORGIA MELONI MARIO DRAGHI BY DE MARCO

 

 

Da una settimana a questa parte, però, l'equilibrio è cambiato. Con una tensione crescente, frutto anche del pressing dell'Ue e, in particolare, dell'asse franco-tedesco. Non è un caso che negli ultimi giorni la Meloni sia finita nel mirino di Parigi e Berlino, con il Financial Times e il Guardian che sono arrivati a profetizzare «conseguenze terribili» nel caso di una sua vittoria. La spinta che arriva da Bruxelles, insomma, è pressante. E, a cascata, anche i vertici dell'amministrazione americana iniziano a guardare al voto italiano con particolare interesse. La posizione filoatlantica di FdI, da sempre con Kiev e decisamente ostile a Vladimir Putin, rassicura la Casa Bianca. Ma il forcing dell'asse franco-tedesco è comunque un elemento di cui Washington tiene conto.

 

E' anche per questo che negli ultimi giorni Draghi ha cambiato approccio rispetto alla Meloni. E dal discorso al Meeting di Rimini che in molti, anche nel Pd, avevano letto come una legittimazione è passato all'affondo di qualche giorno fa in conferenza stampa. Con la Meloni che l'altro ieri ha risposto per le rime. Nervosismi da campagna elettorale, è l'impressione che ne hanno avuto a Palazzo Chigi. Più o meno lo stesso ragionamento che fanno a via della Scrofa, dove la convinzione è che l'ex Bce voglia mantenere la sua equidistanza ora che siamo alla vigilia del voto.

MARIO DRAGHI JOE BIDEN

 

Draghi, intanto, prosegue la sua quattro giorni a New York. E punta ad un faccia a faccia con Biden, anche solo nel format informale del pull aside, visto che il presidente americano avrà un solo bilaterale (con la premier britannica Liz Truss). Sul tavolo ci sarà la crisi ucraina, soprattutto dopo la decisione di Mosca di indire i referendum per l'indipendenza del Donbass. Ma è probabile che l'amministrazione americana chieda anche rassicurazioni sulle prospettive dell'Italia, fino ad oggi partner più che affidabile nel far muro al Cremlino. A Washington, infatti, il timore è che la presenza della Lega nel prossimo esecutivo possa ammorbidire la posizione italiana. Timore, peraltro, che in cuor suo coltiva la stessa Meloni.

draghi biden

 

 

Di qui, l'auspicio americano per nulla velato affinché Draghi resti al suo posto. Anche se il diretto interessato, a margine del Youth4Climate, sembra ignorare le sollecitazioni. «Avrò tempo libero», scherza. Poi l'intervento davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e la netta presa di posizione contro Mosca: «I referendum sono un'ulteriore violazione del diritto internazionale». Ma l'Italia resta «in prima linea per provare a raggiungere un accordo».

MARIO DRAGHI E JOE BIDENMARIO DRAGHI JOE BIDEN

Ultimi Dagoreport

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"? 

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)

buffon gravina gattuso

DAGOREPORT - LA FIGC? NON SERVE A UN CAZZO! IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO GABRIELE GRAVINA CERTIFICA L’IMPOTENZA DELLA FEDERAZIONE CHE HA GUIDATO PER 8 ANNI – NELLA "RELAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DEL CALCIO ITALIANO", CONFERMA L'IMPOSSIBILITA' DI AGIRE: DALLA VALORIZZAZIONE DEI VIVAI AL TANTO EVOCATO NUMERO MINIMO DI ITALIANI IN SQUADRA, LA FIGC NON HA POTERI - GRAVINA FA CAPIRE CHE LE RIFORME VENGONO BLOCCATE DA UN FIREWALL DI NORME E VETI INCROCIATI, DALLA MANCANZA DI UNITÀ TRA LE VARIE COMPONENTI (COME IL PROGETTO DI RIFORMA DEI CAMPIONATI DI SERIE A, B, C E D, “ALLO STATO INATTUABILE”) - SU STADI E SETTORI GIOVANILI, GRAVINA SCARICA LA PATATA BOLLENTE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO CON LE SOLITE RICHIESTE DI DETASSAZIONI, AGEVOLAZIONI FISCALI, CREDITI DI IMPOSTA E FINANZIAMENTI - MA SE L’UNICA COSA CHE SA FARE IL CALCIO ITALIANO È CHIEDERE SOLDI ALLO STATO, CHE SENSO HA TENERE IN PIEDI IL CARROZZONE DELLA FEDERCALCIO?

paolo mereghetti alessandro giuli marco giusti giulio regeni documentario

DAGOREPORT- “AVEVO UN SOLO MODO PER DIRE CHE NON ERO D’ACCORDO. ANDARMENE...”, SCRIVE EROICAMENTE PAOLO MEREGHETTI SUL ‘’CORRIERE DELLA SERA’’, E MARCO GIUSTI LO UCCELLA: ''SE NON FOSSE SCOPPIATO IL BUBBONE SUL FINANZIAMENTO NEGATO AL DOCU-FILM SU GIULIO REGENI, IL CRITICO CINEMATOGRAFICO DEL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO SI SAREBBE DIMESSO DALLA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, IN MANO ALL'EGEMONIA CULTURAL GIULI-VA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI? - ECCO: TE LO DOVREMMO CHIEDERE NOI PERCHÉ (CAZZO!) HAI ACCETTATO DI ANDARE ALLA CORTE DI SANGIULIANO E GIULI, COMPENSATO CON 20 MILA EURO ALL’ANNO? E DOPO QUASI DUE ANNI DI "EIA EIA BACCALA'" SVEGLIARSI E ARRIVARE ALLA CONCLUSIONE CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA? E PER FINANZIARE POI QUALE CAPOLAVORO? E INFINE ACCORGERSI CHE IL CONTRIBUTO NEGATO AL DOCU-FILM SULL'ASSASSINIO DI REGENI, VIENE INVECE ELARGITO AD ALTRI DOCUMENTARI COME ‘’ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE’’…