salvini conte toninelli di maio

"IL NORD SI TIENE I SUOI SOLDI" - STRAPPO LEGHISTA SULL'AUTONOMIA: SI APRE UN ALTRO FRONTE DI SCONTRO CON I 5 STELLE – IN CONSIGLIO DEI MINISTRI LA BOZZA D’ACCORDO CON LOMBARDIA, VENETO ED EMILIA – LA RABBIA DEI MINISTRI DEL M5S – “ MANCA ANCORA UN ACCORDO POLITICO…” - DALLE AUTOSTRADE ALLA SANITÀ TUTTE LE MATERIE SENZA INTESA, ALTA TENSIONE SULLE SOVRINTENDENZE – L’ALLARME DI ROMA E DELLE REGIONI DEL SUD

Alberto Gentili per il Messaggero

 

 

MATTEO SALVINI

Non si può parlare di giorno della verità, perché si annuncia ancora lunga la strada verso l'autonomia differenziata. Ma a sorpresa, nonostante fosse ormai scontato un nuovo rinvio, la ministra agli Affari regionali Erika Stefani ha annunciato che oggi pomeriggio porterà in Consiglio dei ministri le bozze per le intese con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna: «Nessuno slittamento, i testi sono pronti». Salvo poi ammettere: «Restano dei nodi politici sui quali discutere». E di questi si occuperà Giuseppe Conte se il governo riuscisse a raggiungere una sintesi, incaricando il premier di chiudere la trattativa con le tre Regioni. «Ma siamo all'inizio, manca ancora un accordo politico e difficilmente uscirà questa sera», hanno fatto sapere autorevoli fonti grilline.

CONTE TONINELLI

 

I nodi da sciogliere sono tanti. Come tanta è la rabbia dei ministri 5Stelle, come Giulia Grillo (Sanità), Danilo Toninelli (Infrastrutture), Sergio Costa (Ambiente), Alberto Bonisoli (Cultura), per nulla disposti a cedere alle Regioni competenze importanti dei loro dicasteri.

 

 

Tra i grillini e la Lega è in atto un braccio di ferro feroce. Forte della vittoria in Abruzzo, osservando lo sbandamento e la debolezza di Luigi Di Maio e in vista delle elezioni europee, Matteo Salvini appare determinato ad andare immediatamente all'incasso. «Il capo della Lega ha detto di non volere il rimpasto di governo», dice un ministro grillino che chiede l'anonimato, «perché piuttosto che acchiappare qualche poltrona in più, preferisce incassare subito l'autonomia differenziata. E l'aria che si respira è pessima, è ormai evidente che chi dovesse manifestare apertamente il dissenso rischierebbe il posto: Salvini non scherza e Di Maio in questa fase non ha la forza per contrastarlo, teme che salti il governo...».

 

MATTEO SALVINI

Rabbia, sconcerto e paura, insomma, tra i pentastellati. «Di Maio non dà la linea, è pronto a ingoiare lo scambio», sospira un altro ministro, «ma è tutto assurdo. Ci aspettavamo, dopo le nostre osservazioni, che la Stefani cercasse almeno una sintesi. Invece ha annunciato che andrà in Consiglio dei ministri con le bozze, che ha scritto insieme al governatore del Veneto Zaia. E noi, di questa accelerazione, l'abbiamo saputo dalle agenzie di stampa... Ma qualcosa va necessariamente corretta, ad esempio deve essere consentito al Parlamento di emendare i testi delle intese con le tre Regioni».

 

giulia grillo visita il policlinico umberto i di roma 6

La verità è che dopo il tracollo pentastellato in Abruzzo, il governo è ancora di più a trazione leghista. Massimo Garavaglia, viceministro all'Economia, ha bypassato le perplessità di Giovanni Tria e assieme alla Stefani ha annunciato «l'accordo sulla parte finanziaria». Finora la più delicata. E Zaia, il presidente del veneto, ha già cominciato a festeggiare: «Siamo di fronte a una riforma storica, per noi la bozza è immediatamente sottoscrivibile. Spero verranno superate le resistenze di alcuni dicasteri».

 

Ma a Roma, dove si teme lo svuotamento dei ministeri e al Sud, dove i 5Stelle alle elezioni avevano fatto il pieno di voti, la protesta monta. Il governatore campano Vincenzo De Luca guida la protesta: «Faremo di tutto per bloccare il processo dell'autonomia differenziata. Siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale, alla mobilitazione sociale e alla lotta perché si decide il destino dell'unità nazionale e del Sud». E' seguita stoccata a Di Maio: «E' silente, in letargo, dopo il voto in Abruzzo».

 

 

SALVINI IN ABRUZZO

Anche il presidente della Sicilia, Nello Musumeci, ha battuto un colpo: «Va garantita l'equità per tutti. Bisogna conoscere la bozza della trattativa che fino ad ora è stata condotta sottotraccia tra le regioni del Nord e il governo. Eppure, si tratta della prima vera riforma istituzionale dal 1948 le cui implicazioni ricadranno su tutta l'Italia», ha sostenuto a Porta a Porta. E ha aggiunto: «La domanda che bisogna porsi e se si può trovare una sintesi tra lo spirito unitario autonomistico. Questa sintesi si chiama fondo perequativo: l'autonomia non deve sfociare nel discorso che chi è ricco diventerà più ricco e chi è povero diventerà più povero, altrimenti non c'è più l'Italia».

 

La risposta di Attilio Fontana, presente anche lui nel salotto di Vespa, non è tardata: «C'è in effetti qualcuno che rischia con l'autonomia e sono gli amministratori del Sud che non sono stati in grado di far emergere i loro territori in tutte le potenzialità». Il governatore lombardo però è poi corso a tranquillizzare: «Non toglieremo nulla al Sud, chiediamo che una parte delle competenze e le somme oggi gestite dallo Stato per svolgere certi compiti, meno bene di quello che faremmo noi, ci vengano date». Proprio qui sta il punto.

 

 

 

il ministro alberto bonisoli

2. DALLE AUTOSTRADE ALLA SANITÀ TUTTE LE MATERIE SENZA INTESA

 

Andrea Bassi per il Messaggero

 

 

Le resistenze del ministero dell' Economia sono cadute.

Sulle risorse finanziarie l' accordo è stato trovato. Le tre Regioni che hanno chiesto l' autonomia, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, otterranno una fetta dell' Irpef raccolta sul territorio.

 

Il valore delle funzioni, il cui finanziamento sarà trattenuto sul gettito dell' imposta sulle persone, verrà determinato con il criterio del costo storico. Entro cinque anni si passerà al criterio dei fabbisogni standard, che terranno conto non solo della popolazione presente sul territorio ma anche dei tributi raccolti in quelle stesse Regioni. Se le bozze saranno confermate, tutto il surplus di gettito che maturerà nel tempo rispetto ai trasferimenti iniziali, resterà nelle casse dei tre governatori. Ma se le resistenze di Giovanni Tria sono state superate agevolmente, restano nodi importanti da sciogliere. Il principale, riguarda le infrastrutture. Veneto e Lombardia hanno chiesto di diventare proprietari delle reti stradali e ferroviarie. Vorrebbero essere loro a dare le concessioni, a verificare i piano di investimento dei concessionari, a determinare i livelli massimi delle tariffe da far pagare agli automobilisti che viaggiano sulla rete che attraversa i loro territori.

toninelli tav

 

Tutte competenze che verrebbero sottratte al ministero delle Infrastrutture per centinaia di chilometri di autostrade e ferrovie che attraversano due delle regioni maggiormente infrastrutturate del Paese. Tuttavia su questo fronte è arrivato un «no» secco da parte dei tecnici del ministero guidato da Danilo Toninelli. La controproposta è quella di utilizzare lo schema che si sta cercando di mettere in atto per l' Autobrennero. Ossia consentire un affidamento «in house» ad una società di gestione controllata dagli enti locali. Difficile che Luca Zaia e Attilio Fontana accettino. Il primo, soprattutto, da tempo sulle questione delle strade mette le mani avanti. La considera una di quelle che potrebbero «annacquare» l' intesa. Toccherà al premier Giuseppe Conte sciogliere il nodo politico e trovare un compromesso. Lo stesso discorso vale per le ferrovie. In questo caso il problema legato al passaggio della proprietà dallo Stato alle Regioni, non è tanto il ruolo di gestione, piuttosto gli investimenti. Il rischio, insomma, è che chi ha già più infrastrutture possa avere anche maggiori fondi. Anche sugli aeroporti la partita non è chiusa.

FEDRIGA TOTI FONTANA ZAIA

 

Le Regioni vogliono, come per le strade, la proprietà. Il ministero è disposto a concedere soltanto una partecipazione alla stesura del masterplan. Sull' ambiente le distanze riguardano le procedure di autorizzazione attraverso il meccanismo del Via, la valutazione di impatto ambientale. Un potere che oggi appartiene allo Stato e che le Regioni vorrebbero vedersi trasferito. Insomma, Veneto e Lombardia, vorrebbero avere l' ultima parola su tutte le opere che vengono costruite sui loro territori, comprese quelle considerate strategiche per l' interesse nazionale.

 

MASSIMO GARAVAGLIA

C' è poi il capitolo salute. Le Regioni chiedono pieni poteri sulla gestione del personale della Sanità, compresa la regolamentazione dell' attività libero professionale. Il ministero è disposto a concedere soltanto le competenze in materia di formazione specialistica. Un nodo ancora irrisolto, poi, riguarda i beni culturali. Sul destino delle sovrintendenze, che nel progetto autonomista dovrebbero passare tutte sotto la competenza delle Regioni. Ieri un duro stop al progetto di autonomia sui beni culturali, è arrivato da 130 storici, paesaggisti, soprintendenti e intellettuali. «Un vento di follia sta investendo il Paese», hanno scritto in un documento indirizzato al ministro Erika Stefani, «quanto resta dello Stato viene sbriciolato a favore di Regioni che, in quasi mezzo secolo, hanno spesso dimostrato inerzia, incapacità, opacità a danno della comunità, della Nazione italiana».

 

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