alessandro sallusti luca palamara piergiorgio morosini

“IL SISTEMA” ESISTE. E NON LO DICONO SOLO SALLUSTI E PALAMARA, MA ANCHE I GIUDICI - IL TRIBUNALE DI PADOVA HA ARCHIVIATO LA QUERELA PRESENTATA DA PIERGIORGIO MOROSINI NEI CONFRONTI DEL DIRETTORE DI “LIBERO” E DELL’EX PRESIDENTE DELL’ANM, PER ALCUNE FRASI, UTILIZZATE IN UN CAPITOLO DEL LORO LIBRO, PER I RAPPORTI DELLE TOGHE CON IL PD  - “IL CONTESTO NARRATIVO” NON HA “IL GRADO MINIMO DI OFFENSIVITÀ”, NÉ “ALCUNA ESPRESSIONE LESIVA” DELLA REPUTAZIONE - PALAMARA: “LA SENTENZA DIMOSTRA LA CORRETTEZZA DEL MIO OPERATO”

Paolo Ferrari per “Libero quotidiano”

 

alessandro sallusti e luca palamara foto di bacco

I fatti raccontati nel libro «Il Sistema» scritto dal direttore di Libero Alessandro Sallusti e dall'ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara non sono diffamatori.

 

Lo afferma il giudice del tribunale di Padova archiviando la querela presentata dal magistrato Piergiorgio Morosini.

 

Il «contesto narrativo», incentrato sulla «polemica e denuncia del malcostume giudiziario», non consente di rappresentare «il grado minimo di offensività» previsto dal reato di diffamazione, puntualizza il giudice padovano nel suo provvedimento di archiviazione della scorsa settimana.

ALESSANDRO SALLUSTI INTERVISTA LUCA PALAMARA - IL SISTEMA

 

Le frasi utilizzate nel libro, poi, non contengono alcuna «espressione gratuitamente lesiva» della reputazione dei personaggi citati. Soddisfatto Palamara: «La sentenza dimostra la correttezza del mio racconto».

 

Una assoluzione piena, a cui Morosini si era opposto, e che mette la parola fine alle critiche rivolte in questi mesi agli autori, accusati di aver lavorato di fantasia e di aver travisato i fatti.

 

Il capitolo finito nel mirino di Morosini era quello relativo ai rapporti fra politica e giustizia, il più scottante. In particolare fra il Pd e le toghe di sinistra di Magistratura democratica.

 

Un binomio che parte da lontano, da prima della caduta del Muro di Berlino, e che ha condizionato la vita politica degli ultimi 30 anni.

 

Piergiorgio Morosini

«La stagione della contrapposizione fra toghe e Silvio Berlusconi avrebbe dovuto insegnare qualcosa a Renzi», ricorda Palamara. «Mi sta dicendo che l'azione penale contro un presidente del Consiglio dipende dalla sua politica sui temi della giustizia?», domanda Sallusti.

 

Palamara cita i casi degli ex premier piddini Enrico Letta e Paolo Gentiloni, mai sfiorati da alcuna indagine.

 

«Perché erano immacolati? Può essere, ma è una risposta semplicistica», si interroga l'ex pm romano secondo cui il motivo principale è che «non hanno sfidato i magistrati».

alessandro sallusti luca palamara foto di bacco

 

«Renzi invece commette l'errore - prosegue di pensare che, essendo il segretario del Pd, la magistratura, a maggioranza di sinistra, sarebbe stata al suo fianco a prescindere, non capendo che i suoi riferimenti non erano il Giglio magico di Luca Lotti e Maria Elena Boschi ma il vecchio apparato comunista e postcomunista che stava rottamando».

 

«Parliamo di gente che al Partito comunista prima e al Pd poi la linea la dettava, non la subiva», puntualizza Palamara, evidenziando come molti colleghi erano rimasti «inorriditi di fronte al patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi».

Piergiorgio Morosini.

 

«La sinistra giudiziaria, o più correttamente il massimalismo giustizialista, stava perdendo i suoi riferimenti politici e reagì in soccorso di quel mondo politico e culturale che li aveva generati», aggiunge Palamara, avvalorando così la vulgata secondo cui il Pd, attraverso le "toghe rosse" di Magistratura democratica, "controllerebbe" almeno due terzi delle Procure italiane, mettendo al riparto da eventuali procedimenti penali i propri amministratori.

 

GENTILONI RENZI

Per avvalorare la tesi del rapporto organico Md-Pd, Palamara cita una intervista al Foglio di Piergiorgio Morosini, «autorevole magistrato di sinistra, membro del Csm, già segretario di Magistratura democratica, nonché gip nell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia».

 

L'intervista si svolge alla vigilia del referendum del 2016, che per volontà di Renzi è anche un referendum sulla sua persona. Morosini usa parole durissime: «Bisogna guardarsi bene da una deriva autoritaria di mestieranti assetati di potere e per questo bisogna votare no». Una dichiarazione di guerra contro il premier.

 

L'EX MINISTRO

LUCA PALAMARA ALESSANDRO SALLUSTI

Le frasi di Morosini fanno scattare l'intervento dell'allora ministro della Giustizia Andrea Orlando che chiede spiegazioni al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, all'epoca vicino a Renzi, il quale convoca il plenum per «processare» Morosini e chiedergli di fare un passo indietro.

 

La sera prima del plenum che dovrebbe sancire la cacciata di Morosini, Palamara lo incontra in un bar nel centro di Roma «Lo vedo provato, si aspetta di essere buttato fuori. Io e Morosini ci conosciamo dai tempi del mio ingresso in magistratura. Parlammo molto delle inchieste sulla mafia, dei processi politici e di tanto altro. E il giorno dopo decisi che non dovevamo forzare la mano su di lui.

 

Anche gli altri miei colleghi furono d'accordo e Morosini si salvò», racconta Palamara.

 

ALESSANDRO SALLUSTI LUCA PALAMARA

Renzi, invece, dopo aver perso il referendum sarà costretto alle dimissioni per finire poi alla sbarra a Firenze insieme ad esponenti del Giglio magico, accusati di aver commesso gravi reati, fra cui il finanziamento illecito e la corruzione.

 

Il fatto che a condurre l'inchiesta sia una magistrato di Magistratura democratica è sicuramente una coincidenza.

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