FARSA ITALIA! - CHI TIRERÀ FUORI PER PRIMO I DOSSIERINI DALL’ARMADIO? - IN VISTA DEL CONSIGLIO NAZIONALE, NEL PDL GIRANO VOCI DI UNA “ESCALATION GIUDIZIARIA” A SUON DI DOSSIER E COLPI BASSI

Carmelo Lopapa per "la Repubblica"

«Ucci ucci, sento odor di dossierucci...» È il tweet che spara a freddo il deputato berlusconiano Luca D'Alessandro. Non uno qualunque. Braccio destro e fedelissimo di Denis Verdini, l'uomo forte della macchina operativa del Cavaliere, ma soprattutto acerrimo avversario del ministro dell'Interno ed ex segretario Pdl Angelino Alfano.
Sono trascorse da poco le 15 e D'Alessandro dà voce a un allarme che nelle ultime 24 ore è rimbalzato nei capannelli in Transatlantico e nel tam tam tra falchi e lealisti.

Il timore di cui si fa un gran parlare è che da oggi a sabato prossimo, quando si riunirà il Consiglio nazionale imposto da Berlusconi col sostegno di Verdini e Fitto, possano venir fuori veleni e dossier da apparati dello Stato che maneggiano informazioni sensibili. Magari così pesanti da sfociare in inchieste giudiziarie, magari per tornare a colpire chi in questa guerra senza quartiere si è schierato dalla parte del leader, magari chi ha già qualche problema con la giustizia.

Ma sono paure che, come vedremo, in realtà in queste ore sono piuttosto trasversali e lambiscono anche i loro avversari - i ministri e i parlamentari governativi - sebbene di altra natura, per motivi differenti. È tutto un mondo che piomba nel caos e viene travolto da incubi, fumi persecutori, tanfo da scheletri nell'armadio e sospetti. Qui si va oltre la sindrome da arresto imminente che pure sembra si sia impossessata del Cavaliere in odor di decadenza con perdita dell'immunità. Qui l'accusa reciproca, e sottobanco, è di far ricorso ad armi «non convenzionali».

A uscire allo scoperto sono i deputati lealisti. Alludono a novità in arrivo sul piano giudiziario. Mariastella Gelmini lo racconta senza giri di parole in tv, a Sky: «Mi auguro veramente di sbagliare, ma bastava essere oggi in Transatlantico per sentire chiacchiere e voci.

Saranno fesserie, ma siccome in passato le coincidenze non sono state fortuite
vedremo nei prossimi giorni ». Coincidenze? Chiacchiere? Voci? «Solo un caso, per carità, ma due giorni fa, in Sardegna, sono finiti in carcere esclusivamente due consiglieri regionali del Pdl per l'inchiesta sui rimborsi, in Campania è toccata la stessa sorte ad un altro nostro consigliere.

Girano strane voci di un'escalation giudiziaria da qui al Consiglio nazionale del partito che appare troppo puntuale per rappresentare un caso fortuito». Trascorre qualche ora e la sua collega, di partito e di corrente, Mara Carfagna, segue in scia: «Teniamo alta l'attenzione contro ogni intollerabile invasione di campo di certa magistratura. Nessuno si sogni di destabilizzare il Consiglio nazionale».

Detto questo, la paura fa novanta anche tra i cosiddetti alfaniani, con l'aria che tira. Ma lì, racconta nei corridoi laterali di Montecitorio un deputato che vanta lunga militanza nelle truppe berlusconiane, si tratta di altro genere di timori: «Non dobbiamo aver commesso per forza dei reati, il presidente possiede mezzi di comunicazione in grado di mettere in difficoltà chiunque, se volesse».

Insomma l'aria è questa qui. Del resto, il 30 settembre quando aveva già iniziato a smarcarsi dal Cavaliere, era stato lo stesso Angelino Alfano a reagire a un pesante attacco del Giornale additando con chiare lettere - e per la prima volta - la sigla evocativa della macchina del fango.

«Con noi il metodo Boffo non funzionerà» scriveva il ministro degli Interni per replicare all'editoriale con cui il direttore Alessandro Sallusti paragonava lui e i ministri a Fini. «È bene dire subito al direttore che noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro movimento politico, si sbaglia di grosso. Se intende impaurirci con il paragone con Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne.

Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi». Da lì a breve, il giorno della fiducia, il 2 ottobre, il quotidiano della famiglia Berlusconi sganciava la bomba con un lapidario «Alfano ha deciso di tradire», così, a tutta pagina.
Ora, tra Angelino e il Cavaliere i rapporti si sono incrinati, certo, ma sono stati stretti, da simbiosi, per anni, non a caso ancora ieri sera l'ennesima cena Grazioli dopo quella di lunedì ad Arcore. Ma raccontano che tra i due a questo punto, oltre a una buona dose di diffidenza, circoli anche qualcosa di simile al reciproco timore.

Il ministro degli Interni è uscito quasi indenne dal caso Shalabayeva, ma passando attraverso il sacrificio di dirigenti a lui subordinati che, non è un mistero, la complessa struttura del Viminale ha vissuto con una certa sofferenza. Ansie, apprensioni e spettri che da una parte all'altra della nascitura Forza Italia non fanno dormire sonni tranquilli, in vista del 16 novembre. E ancor meno dopo la resa dei conti.

 

BERLUSCONI VERDINI ALFANO INAUGURAZIONE SEDE FORZA ITALIA FOTO LAPRESS VERDINI ANGELUCCI CALABRIA ALFANO LUCA DALESSANDRO E SIGNORA LUPI ALFANO FITTO E VERDINI SCHERZANO TRA I BANCHI DI MONTECITORIO MANIFESTAZIONE PDL A VIA DEL PLEBISCITO AGOSTO DENIS VERDINI DANIELA SANTANCHE MARA CARFAGNA LAURA RAVETTO MARIASTELLA GELMINI FOTO LAPRESSE GELMINI CARFAGNA Silvio Berlusconi famigliaFamiglia Berlusconi Eleonora Piersilvio MArina Silvio BArbara Luigi

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