crocetta tutino

LA MACCHINA DEL FANGO STERZA A SINISTRA – DIETRO ALLA PUBBLICAZIONE DELL’INTERCETTAZIONE FARLOCCA DELL’”ESPRESSO” SU CROCETTA POTREBBE ESSERCI UN COMPLOTTO CONTRO IL GOVERNATORE – LA “NOTIZIA” ERA IN CERCA D’AUTORE DA UN ANNO E QUALCUNO L’AVEVA RIFERITA ANCHE A LUCIA BORSELLINO

Giacomo Amadori per “Libero Quotidiano

 

Nel gruppo L’Espresso molti valenti giornalisti sono rimasti sconcertati dalla vicenda dell’intercettazione fantasma pubblicata sul settimanale di proprietà della famiglia di Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Partito democratico. Uno di loro, storica firma della casa editrice, sussurra al cronista: «Questo Piero Messina prima di scrivere il pezzo l’ha detto a Lucia Borsellino, hai capito?». Una dritta che lascia intravedere un complotto.

BORSELLINO - TUTINO - CROCETTABORSELLINO - TUTINO - CROCETTA

 

Quanto reale lo stabiliranno i magistrati che stanno indagando su Messina e Maurizio Zoppi, gli autori dell’articolo dedicato alla presunta conversazione tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino. Un servizio per cui sono accusati dalla procura di «pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico».

 

Messina è indagato anche per calunnia verso un investigatore, indicato come fonte della bufala. Un’accusa che ha ulteriormente imbrogliato la trama del giallo. Senza contare che il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, in un colloquio con Libero, ha aggiunto: «Quando depositeremo le carte, e conto che avverrà presto, si capiranno un sacco di cose».

 

Tutti ingredienti che lasciano presagire che dietro al falso scoop dell’Espresso potrebbe esserci ben di più di un semplice infortunio giornalistico e di una notizia non verificata. Rischiamo di essere di fronte a un complotto che potrebbe essere stato montato da qualche oscuro nemico del governatore più di un anno fa. Per verificarlo i magistrati stanno raccogliendo le testimonianze di molti carabinieri del Nucleo antisofisticazioni di Palermo che per anni hanno indagato su Tutino e sulle cliniche palermitane. È stato sentito dagli investigatori anche il capitano Mansueto Cosentino, per due anni e mezzo comandante dei Nas della Sicilia occidentale.

borsellino e crocettaborsellino e crocetta

 

 L’ufficiale ha lasciato il capoluogo della Trinacria nel maggio del 2014 per andare a dirigere la compagnia di Desio in Lombardia. Proprio nel maggio di un anno fa Messina e Zoppi sostengono di aver ricevuto la notizia dell'intercettazione. L’ufficiale non è indagato e, contattato da Libero, taglia corto: «Non le posso dire nulla». Ma riallacciamoci alle parole del giornalista del gruppo L’Espresso. A collegare le vicende di Messina e Lucia Borsellino sono alcuni passaggi temporali. A partire dalla data del 2 luglio 2015. Quel giorno la donna rassegna le dimissioni da assessore della sanità della giunta Crocetta, dopo mesi di travaglio interiore.

 

Rosario Crocetta Rosario Crocetta

Ma in quella stessa data c’è un altro snodo fondamentale dell’affaire Crocetta. È l’Espresso a rivelarlo: il 2 luglio alle 13.19 la presunta fonte contatta Messina e gli ricorda la vicenda dell’intercettazione: «Gli scandisce parola per parola la frase di Tutino: “Lucia Borsellino va fatta fuori. Come il padre”. E il silenzio di Crocetta inciso nei nastri». Il dubbio che solleva il collega del gruppo L’Espresso è di logicità stringente: la data del congedo della Borsellino è casuale o ha un legame con il lavoro di Messina? Le due storie procedono parallelamente sino a quando il 20 luglio scorso incrociano proprio sull’Espresso, con la pubblicazione della lettera di dimissioni della Borsellino.

 

 Leggiamo: nella missiva «l'ex assessore parla di “prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale” alla base della sua decisione» evidenzia il giornalista Lirio Abbate. «Lucia Borsellino sceglie proprio quelle parole “etica” e “morale” per fare esplicito riferimento alle motivazioni che stanno alla base del suo addio e che hanno reso incompatibile la sua permanenza in giunta». Un potente j’accuse che, però, avrebbe lasciato insensibile la politica.

PIERO MESSINA PIERO MESSINA

 

«Quella lettera ha prodotto solo il silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto regionali» ha osservato Manfredi Borsellino, fratello di Lucia. «Un silenzio che è stato spezzato dopo due settimane dalle rivelazioni de l’Espresso sull’intercettazione tra Crocetta e Tutino» si compiace il settimanale.

 

 Dunque le dimissioni non avevano sortito le attese reazioni e l’articolo di Messina e Zoppi avrebbe funzionato da camera di scoppio. Nella sua lettera Lucia Borsellino parla anche di «accadimenti che hanno aggredito la credibilità dell’istituzione sanitaria che sono stata chiamata a rappresentare e quindi, della mia persona». L’Espresso sottilinea il fatto che la figlia di Paolo Borsellino «usi un termine di chiara durezza: “aggredito”, il cui significato sarebbe “stato esplicitato e amplificato” nei giorni scorsi da Manfredi Borsellino».

MATTARELLA MANFREDI BORSELLINOMATTARELLA MANFREDI BORSELLINO

 

 Con queste parole: «Da oltre un anno, (mia sorella Lucia ndr) era consapevole del clima di ostilità in cui operava, delle offese che le venivano rivolte». Per questo le rivelazioni dell’Espresso non «hanno turbato l'interessata». Una tesi confermata dal presidente della commissione sanità dell’Assemblea regionale siciliana, Pippo Di Giacomo, del Pd: «Sono mesi che gira la notizia di quell’intercettazione. Io l’ho appresa un anno fa da ambienti politici del governo siciliano. È una sòla che ha assunto credibilità per il numero di volte che è passata di bocca in bocca negli ambienti che contano. Tanto che quando è uscita sull'Espresso è stata data per scontata da troppe persone, anche ad altissimi livelli istituzionali, bypassando la Procura della repubblica di Palermo».

 

LUIGI VICINANZALUIGI VICINANZA

Quindi significa che l’ex assessore alla Sanità della Regione Sicilia e altri politici avevano iniziato a sentire parlare di queste «offese» a metà del 2014. Ed eccoci all’altra coincidenza. Riprendiamo l'Espresso: «A maggio 2014 uno degli investigatori fa ascoltare ai cronisti Piero Messina e Maurizio Zoppi il brano di un audio, presentandolo come la dichiarazione di Tutino al governatore Rosario Crocetta sulla necessità di “far fuori” l’assessore Lucia Borsellino».

 

Perciò nella primavera del 2014 qualcuno aveva agganciato l’Espresso per proporre il falso scoop e nello stesso periodo la notizia si diffondeva pure in ambito politico. Chi aveva fatto arrivare queste voci incontrollate a Borsellino, Di Giacomo e Messina? La stessa presunta talpa? O uno dei tre ha veicolato la notizia agli altri? Difficile dare una risposta.

 

ROSARIO CROCETTA ROSARIO CROCETTA

Tra il giornalista e l’ex assessore l'unico anello di congiunzione ufficiale è il marito di Lucia Borsellino, l’avvocato Fabio Trizzino. Messina è infatti uno dei suoi 194 amici di Facebook. Quando, il 16 luglio scorso, il cronista ha pubblicato l’articolo con l'intercettazione, il professionista lo ha rilanciato sul suo profilo, scrivendo: «Mi astengo da ogni commento per evitare di rovinarmi!».

 

Troppo poco per asserire che la fonte dei Borsellino sia lo stesso Messina o viceversa. O che il cronista abbia anticipato all’assessore il contenuto del suo articolo bomba. La signora, interpellata sul punto, è lapidaria: «Ci sono delle indagini in corso e quindi preferisco non dire nulla su questa vicenda».

 

 Mario Barresi, cronista della Sicilia di Catania, l’1 luglio ha riferito ai suoi lettori i rumors riguardanti alcune intercettazioni in cui «gli ostentatori dell’amicizia con Crocetta si confrontano su come “far fuori politicamente Lucia Borsellino”». A lui e all’avvocato di Tutino si sono rivolti i giornalisti dell'Espresso alla disperata ricerca dell'intercettazione bufala dopo la smentita della procura di Palermo. «L’informazione così come l'ho scritta mi è stata riferita da autorevoli fonti istituzionali vicine alla stessa Borsellino» spiega Barresi.

Rosario CrocettaRosario Crocetta

 

 «L'ex assessore in un sms mi scrisse che il suo isolamento rispetto al cerchio magico di Crocetta corrispondeva a un’amara verità, ma non mi ha mai detto di aver ascoltato o letto l'intercettazione». Ora toccherà alla procura dipanare la matassa e svelare tutti i retroscena (anche politici) dell'«intercettazione che non c'è». (Ha collaborato Fabio Amendolara)

 

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