1. ISRAELE SOSPENDE LE AZIONI MILITARI SU GAZA PER LA VISITA DEL PREMIER EGIZIANO 2. RICHIAMO ALLE ARMI DI MIGLIAIA DI RISERVISTI IN VISTA DI UNA POSSIBILE INVASIONE DI TERRA 3. IERI SERA DUE RAZZI ESPLOSI VICINO TEL AVIV: E’ IL PRIMO ATTACCO DEGLI ULTIMI 20 ANNI 4. LA “PRIMAVERA ARABA” SU ISRAELE: I MUSULMANI SONO ARRIVATI AL POTERE NEL VICINO EGITTO E LA GUERRA CIVILE INFURIA NELLA LIMITROFA SIRIA. ED È FINITO L’ISOLAMENTO DI GAZA. IL MOVIMENTO HAMAS, CHE LA GOVERNA, È UN’EMANAZIONE DELLA CONFRATERNITA DEI FRATELLI MUSULMANI AL GOVERNO AL CAIRO, E DALLA QUALE MORSI PROVIENE 5. L’ATTACCO ALL’IRAN È PER IL MOMENTO RINVIATO. LA CONFERMA DI OBAMA HA ALLUNGATO I TEMPI. NETANYAHU SPERAVA IN UNA VITTORIA DEL SUO AVVERSARIO, UN FALCO COME LUI

1. ISRAELE SOSPENDERÀ AZIONI SU GAZA DURANTE VISITA PREMIER EGITTO
(Reuters) - Israele sospenderà le azioni militari nella striscia di Gaza durante la breve visita odierna nei territori palestinesi del primo ministro egiziano.
Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
In una inedita dimostrazione di solidarietà con i militanti di Hamas impegnati in un conflitto che rischia di sfociare in una guerra, il primo ministro egiziano Hisham Kandil trascorrerà tre ore nell'enclave.

Secondo alcune fonti cercherà di verificare le possibilità di una tregua mentre da Israele arrivano le notizie del richiamo alle armi di migliaia di riservisti in vista di una possibile invasione di terra.
Netanyahu ha accettato la richiesta per uno stop ad ogni offensiva durante la visita, secondo quanto riferito da un esponente del governo di Tel Aviv, a condizione che Hamas fermi il suo fuoco.

Ieri sera due razzi sono esplosi vicino Tel Aviv nel primo attacco alla capitale commerciale israeliana degli ultimi 20 anni. Uno è caduto nel mare Mediterraneo e l'altro in un'area non abitata di uno dei quartieri meridionali della città.

Due giorni di attacchi aerei israeliani hanno ucciso 19 palestinesi, tra cui sette militanti e 12 civili, inclusi sei bambini e una donna incinta. Un razzo di Hamas ha ucciso tre israeliani nella città di Kiryat Malachi ieri mattina.

2. POLVERIERA ARABA
Bernardo Valli per "la Repubblica"

La nuova fiammata, nel cronico conflitto tra Israele e Gaza, avviene in un Medio Oriente profondamente cambiato. La situazione nella regione è più confusa e più esplosiva. Ed è pericoloso accendere fuochi in prossimità di una polveriera. Eppure è quel che hanno fatto e fanno i due contendenti. In un anno più di 750 razzi partiti da Gaza sono piovuti sul Sud di Israele, ma quelli risultati micidiali (tre morti nel piccolo centro di Kiryat Malachi), sono stati lanciati dopo che un missile aveva ucciso Ahmed al-Jabari, capo militare di Hamas, mentre guidava la sua automobile in una strada di Gaza.

Dopo una lunga, rischiosa routine, dopo una contenuta ostilità, l'omicidio mirato ha riacceso il conflitto. Nei quattro anni trascorsi dall'inverno 2008-9, quando l'operazione israeliana (Piombo fuso) fece mille trecento morti nella Striscia di Gaza, provincia separata e non occupata della Palestina, sono intervenuti tanti mutamenti. Mi limito ai due più rilevanti prodotti dalla "primavera araba": i Fratelli musulmani sono arrivati al potere nel vicino Egitto e la guerra civile infuria nell'altrettanto limitrofa Siria.

La destituzione al Cairo di Hosni Mubarak, il raìs con il quale per Gerusalemme era facile accordarsi, e l'elezione al suo posto del presidente Mohamed Morsi hanno creato seri problemi tra le due capitali. Ed è finito l'isolamento di Gaza. Il movimento Hamas, che la governa, è infatti un'emanazione, sia pure distinta, della Confraternita dei Fratelli musulmani al governo al Cairo, e dalla quale Morsi proviene. Oltre ai già difficili rapporti con l'ex alleata Turchia, Israele deve adesso gestire un'agitata relazione, o una pace ancora più fredda, con l'Egitto al quale è legato dagli accordi di pace, conclusi a Camp David nel 1978.

I raìs non erano troppo presentabili, ma avevano una qualità: erano interlocutori che non dovevano tener conto delle opinioni dei sudditi, disciplinati da poliziotti e soldati. Il dialogo con loro era diretto. L'egiziano Morsi, eletto al suffragio universale diretto, deve adeguare, almeno in parte, la sua sensibilità di fratello musulmano moderato alle esigenze dei concorrenti salafiti, musulmani più radicali, che chiedono di rivedere i rapporti con Israele. Ed esigono più solidarietà con Gaza governata da Hamas.

E cosi Morsi non è rimasto immobile come il predecessore Mubarak. Ha interpellato la Casa Bianca. Ha richiamato l'ambasciatore da Israele. Si è rivolto alla Lega Araba e al Consiglio di Sicurezza. Ha pronunciato severe condanne alla televisione. E oggi manda il suo primo ministro sul posto, a Gaza, con l'incarico di verificare i danni subiti dalla popolazione, di rendere omaggio ai morti (finora ne sarebbero stati contati diciannove) e di studiare l'invio di aiuti urgenti. In realtà si tratta di una visita con un alto valore politico.

L'Egitto dimostra in concreto la sua solidarietà all'avversario di Israele. Un gesto che equivale quasi a una sfida. Gli israeliani oseranno bombardare Gaza durante la visita del primo ministro egiziano? Una crisi seria tra Egitto e Israele spezzerebbe i precari equilibri mediorientali. Barack Obama ha dedicato nelle ultime ore non poco del suo tempo nel tentativo di placare gli animi degli uni e degli altri. Ha dosato le parole. Ha riconosciuto il diritto di Israele a difendersi dalla pioggia di razzi, ma ha invitato a moderare le reazioni. E ha ascoltato a lungo il presidente egiziano, indignato ma non minaccioso.

In quanto alla Siria è un vulcano in eruzione che rischia di travolgere l'intera regione, ed è comunque una fonte di violenza alle porte di Israele. Oltre le alture del Golan, confine contestato tra lo Stato ebraico e la Siria frantumata, infuria una mischia in cui anche la super- esperta intelligence israeliana deve stentare a riconoscere amici e nemici. E deve faticare a evitare le infiltrazioni. Perché ad Aleppo, a Homs, e nei paraggi della stessa Damasco, operano gruppi armati di varie tendenze.

Dai laici agli islamisti moderati ai jihadisti. Gli iraniani, irriducibili avversari di Israele, appoggiano il regime di Damasco, e al tempo stesso sono amici di Gaza. Ma anche il ricco Qatar, che appoggia i ribelli, si è manifestato come un benefattore di Gaza. E questo vale per l'Egitto e la Turchia, potenze sunnite e nemiche del regime sciita di Bashar el Assad. Del quale anche gli americani, amici e protettori di Israele, ma non di Hamas, auspicano la destituzione.

Israele si trova dunque al centro di un panorama mediorientale politicamente imprevedibile, in cui non è facile orientarsi. E per un vecchio riflesso condizionato alza il tradizionale "muro di ferro". Sfodera la sua forza. L'attacco all'Iran è per il momento rinviato sine die.

La conferma di Barack Obama ha allungato i tempi. Benjamin Netanyahu sperava in una vittoria del suo avversario, un falco come lui; e tuttavia Obama non ha tenuto conto della sua dichiarata ostilità durante la campagna elettorale. E ha subito dimostrato che il legame degli Stati Uniti con Israele non poteva essere in alcun modo inquinato. Ma per lui il problema nucleare iraniano richiede più pazienza.

E quest'ultima, la pazienza, non è una virtù di Netanyahu. Il quale ha sentito subito il bisogno non solo di far cessare la pioggia di razzi proveniente da Gaza, ma anche di dimostrare al Medio Oriente agitato e imprevedibile che Israele sa reagire con determinazione, che né la sua volontà politica né la sua forza militare si sono arrugginite. Il messaggio ci sembra indirizzato all'Iran, all'Egitto, alla Siria, non unicamente alla piccola, fastidiosa, ma non più tanto isolata Gaza.

E tra i destinatari ci sono i palestinesi in generale, quelli che tramite l'incruento Abu Mazen, capo dell'altra Palestina, quella occupata, tra dieci giorni chiederà ancora una volta di essere rappresentata più degnamente all'Onu. Inoltre, come quattro anni or sono, ai tempi dell'operazione "Piombo fuso", Israele è alla vigilia di nuove elezioni. E la fermezza gioca in favore di Netanyahu. Gli imperativi tattici si confondono con quelli elettorali. E per il momento sommergono i rischi reali.

 

 

NETANYAHUMohammed Morsi MUBARAK ASSADobama netanyahu IRAN REATTORE NUCLEARE IRAN impianto nucleareTeheran testa un missile a lungo raggioRAID SU GAZA jpegGAZA FUNERALE DI JAABARI RAID SU GAZA jpegGAZA GAZA SOTTO ATTACCO GAZA

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