ALTRO CHE ITALIA“PROTAGONISTA” COME VA CIANCIANDO GIORGIA MELONI: IL CASO DEL MINISTRO CROSETTO BLOCCATO A DUBAI È LA DIMOSTRAZIONE CHE NON CONTIAMO UNA CEPPA. CON TANTI SALUTI ALLA NARRAZIONE DELLA DUCETTA E AL SUO POSIZIONAMENTO STRATEGICO, QUELLO DI PONTIERA VERSO TRUMP. SE L’ITALIA FOSSE DAVVERO INSERITA NEL FLUSSO DELLE DECISIONI CHE CONTANO, COME MAI IL NOSTRO MINISTRO DELLA DIFESA E' STATO COLTO DI SORPRESA RISPETTO ALL'ATTACCO ALL'IRAN? - QUANDO ARIANNA MELONI DICEVA: “GIORGIA HA RIPORTATO L’ITALIA AL CENTRO DELLO SCACCHIERE INTERNAZIONALE. MI SONO EMOZIONATA NEL VEDERE MIA SORELLA SULLA COPERTINA DEL “TIME”. QUELLA E' L’ITALIA TORNATA GRANDE, AL PARI DELLE GRANDI POTENZE MONDIALI” – VIDEO DA RIDERE
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SIMONA RUFFINO PER IL "FATTO QUOTIDIANO" - Estratti
Esiste una distanza siderale tra ciò che un governo racconta di essere e ciò che i fatti, con la loro ostinata e ruvida precisione, restituiscono al pubblico. In neuromarketing la chiameremmo dissonanza cognitiva tra il brand e il prodotto; in politica, è il fallimento di una narrazione muscolare che si sgretola al primo soffio di realtà.
Il governo Meloni ha costruito la propria identità internazionale su un pilastro preciso: l’autorevolezza ritrovata, l’Italia seduta ai tavoli che contano. Eppure, la cronaca recente offre un’immagine che somiglia più a un cortocircuito reputazionale che a una dimostrazione di forza.
Il caso del ministro Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre l’Iran lanciava il suo attacco è la smentita plateale di un intero posizionamento strategico.
Meloni ha investito capitali d’immagine enormi nel dipingersi come l’interlocutrice privilegiata di Benjamin Netanyahu e la “pontiera” naturale verso il mondo di Donald Trump. Ma se questa autorevolezza fosse reale, se l’Italia fosse davvero inserita nel flusso delle decisioni che contano, come è possibile che il nostro ministro della Difesa sia stato colto palesemente di sorpresa rispetto all’urgenza bellica?
È il glitch nel sistema: la narrazione del “siamo pronti” che sbatte contro la realtà del “non ne sapevamo nulla perché non ci hanno avvisati”.
Ma se a destra la comunicazione pecca di eccesso di finzione, a sinistra siamo alla pura e semplice afasia. La segreteria di Elly Schlein sembra aver scelto la via del silenzio o, peggio, di un’evanescenza che lascia sgomenti. In comunicazione, il vuoto non resta mai tale: viene riempito da chi ha voce, carisma o semplicemente il coraggio di occupare lo spazio.
E così assistiamo a un fenomeno singolare e inquietante per la tenuta democratica: la supplenza politica da parte di giornalisti e intellettuali.
In un Paese normale, l’opposizione dovrebbe guidare la battaglia culturale e politica, ad esempio, in merito alla separazione delle carriere o sulla difesa della Costituzione. Invece, le uniche voci che riescono a generare un’agenda, a mobilitare il pensiero critico e a dare una forma al dissenso sono quelle di figure come Travaglio, Montanari o Pier Luigi Bersani.
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GIORGIA E ARIANNA MELONI - MEME BY EMILIANO CARLI
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GUIDO CROSETTO - FOTO LAPRESSE
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