renzi italicum

ITALICUM: LE BUGIE DI RENZI – DECIDE IL PARLAMENTO, DICE ORA IL PREMIER. MA LA LEGGE ELETTORALE E’ PASSATA SOLO GRAZIE AI VOTI DI FIDUCIA, MESSI DAL GOVERNO. IL PIANO: PRIMA IL REFERENDUM POI, SECONDO COME VA, LA RIFORMA ELETTORALE

Stefano Folli per “La Repubblica”

 

In tema di riforme è il momento delle contraddizioni. In fondo è inevitabile: la conversione di Palazzo Chigi dalle certezze di ieri al realismo di oggi è abbastanza faticosa e soprattutto non può essere lineare.

 

ILLUSTRAZIONE DI DOMENICO DE ROSA RENZI ITALICUM ILLUSTRAZIONE DI DOMENICO DE ROSA RENZI ITALICUM

Ad esempio, quando il premier dichiara di rimettersi al Parlamento per le modifiche all’Italicum cade in un’inevitabile contraddizione, forse più di una.

 

È difficile dimenticare infatti che l’attuale legge elettorale è il prodotto di una complessa gestazione parlamentare, a causa delle resistenze diffuse e dei malumori evidenti. Al punto che il nodo gordiano fu tagliato con i voti di fiducia: scelta tutt’altro che usuale quando si sceglie il modello con cui far votare i cittadini.

 

Sotto più di un aspetto, il governo dovrebbe difendere l’Italicum proprio perché su di esso ha impegnato la fiducia. Renzi in effetti lo difende, ma ormai in modo più formale che sostanziale. Peraltro il realismo gli imporrebbe oggi di imboccare un’altra strada e di correggere una riforma mai applicata, è vero, eppure invisa a un numero esorbitante e trasversale di parlamentari di centrosinistra e di centrodestra (effetto, come è noto, dell’ascesa dei Cinque Stelle).

renzi sulla legge elettorale ieri e oggirenzi sulla legge elettorale ieri e oggi

 

Il risultato è appunto contraddittorio. Il presidente del Consiglio continua a ripetere l’intenzione di rimettersi alla volontà del Parlamento, ma si tratta delle stesse assemblee che pochi mesi fa hanno votato la fiducia.

 

Non solo. È palese che Renzi non crede alla capacità del Parlamento di trovare l’intesa sulla riforma dell’Italicum. E perché dovrebbe riuscirci? In realtà spetta al governo indicare una direzione di marcia, avanzare una proposta, costruire una maggioranza allargata per cambiare in tutto o in parte la legge in vigore.

È ovviamente poco credibile che la Camera e il Senato possano centrare in autonomia un simile risultato. Se accadesse, vorrebbe dire che è nata una maggioranza diversa dall’attuale e in ogni caso che il governo in carica è stato delegittimato.

 

renzi e berlusconi italicumrenzi e berlusconi italicum

La verità è che Renzi non ha nessuna fretta di cambiare l’Italicum, anche perché non è sicuro di quale via prendere: perciò preferisce restare alla finestra in attesa degli eventi. Se lo riterrà conveniente, si riserva di tirare fuori una carta dalla sua manica quando sarà il momento.

 

Ma per adesso si limita a dire e non dire. Il rischio è che questa tattica si riduca solo a una dimostrazione di impotenza e non riesca a tamponare la crisi.

 

È chiaro infatti che, in assenza di una forte iniziativa governativa, non ci sarà una riforma dell’Italicum prima del referendum costituzionale di ottobre (o novembre). Salvo nel caso piuttosto improbabile di un accordo diretto fra il Pd e il centrodestra berlusconiano. Se invece la questione rimane nei termini attuali, sullo sfondo di un generico logoramento dei rapporti politici, si deve immaginare che prima avremo il referendum e solo dopo, in relazione al risultato delle urne, si affronterà il tema elettorale.

 

CONSIGLIO DEI MINISTRICONSIGLIO DEI MINISTRI

Eppure questo scenario non è certo il più favorevole al presidente del Consiglio e alla sua immagine. Sono tanti nel centrosinistra e in altri ambienti della maggioranza che collegano il loro Sì alla nuova Costituzione a una modifica dell’Italicum.

 

MATTEO RENZI ONUMATTEO RENZI ONU

E quale modifica? Il rischio è che venga commesso un altro errore. La correzione di cui si parla in queste settimane è la più semplice: premio alla coalizione anziché alla lista vincitrice. In teoria, sarebbero incoraggiate le alleanze, con piena soddisfazione dei partiti minori e della minoranza del Pd. A destra, Forza Italia diventerebbe di nuovo faro d’attrazione per i centristi scontenti di Renzi.

Tuttavia questa correzione minimalista potrebbe arrivare troppo tardi rispetto all’evoluzione degli equilibri politici. Avrebbe il sapore di un arroccamento della “casta” timorosa di essere sconfitta dai movimenti anti-sistema.

 

Viceversa per un salto in avanti più coraggioso (dal collegio uninominale francese al ripristino del Mattarellum magari aggiornato) ci sarebbe bisogno più che mai dell’energia di un Renzi capace di abbandonare la linea attendista. E non ci sono segnali che questo avverrà tanto presto.

 

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO