KERRY ALLA COREA: SMONTATE L’ARSENALE ATOMICO E SIAMO PRONTI A NEGOZIARE - E INCASSA L’APPOGGIO CINESE

1. COREA NORD: KERRY, APERTI A NEGOZIATI SU DENUCLEARIZZAZIONE
(ANSA) - Gli Stati Uniti restano aperti ai negoziati con la Corea del Nord, ma che siano "onesti sulla denuclearizzazione". Lo ha detto il segretario di Stato americano John Kerry, che in un intervento al Tokyo Institute of Technology (TiTech) ha invitato Pyongyang a fare passi "significativi" verso i colloqui: "La palla è nel loro campo", ha aggiunto. Kerry ha parlato di "misure significative" verso la denuclearizzazione che devono essere prese dalla Corea del Nord, offrendo l'apertura ad "autentici e credibili" negoziati malgrado la pesante retorica di Pyongyang.

Nel suo primo discorso da segretario di Stato sulle linee strategiche in Asia da parte dell'amministrazione di Barack Obama, l'ex senatore del Massachusetts ha rimarcato la propria soddisfazione per l'impegno della Cina alla denuclearizzazione della penisola coreana, quale risultato della sua missione a Pechino nel fine settimana.

"L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno - ha aggiunto Kerry - é uno o due stati che vanno in controtendenza rispetto all'andamento della storia e del buon senso. Il mondo non ha bisogno di un maggior potenziale bellico e, per questo, è benvenuta la forte affermazione della Cina sull'impegno di due giorni fa relativo alla denuclearizzazione della penisola coreana". Nell'intervento, il capo della diplomazia Usa ha tracciato i termini degli sforzi di Washington nella regione Asia-Pacifico.

"Alcuni potrebbero essere scettici sull'impegno dell'America in questa regione: sia chiaro, il presidente Obama ha preso una decisione intelligente e strategica, l'impegno di riequilibrare i nostri interessi e investimenti in Asia", ha spiegato. Obama ha promosso il cosiddetto "riequilibrio" in Asia, attraverso lo spostamento del peso diplomatico e militare a causa del ruolo sempre più strategico dell'area, con la Cina in rapida crescita economica e militare.

Spazio, infine, alla Trans-Pacific Partnership (Tpp), l'accordo di libero scambio proposto dagli Usa, con l'auspicio di avere il Giappone "al tavolo dei negoziati il più presto possibile", ha concluso Kerry. Il segretario di Stato, dopo l'intervento alla TiTech, ha successivamente incontrato il premier Shinzo Abe, prima della partenza per gli Stati Uniti.


2. KERRY APRE ALLA CINA PER DISINNESCARE LA BOMBA COREANA
Francesco Semprini per "La Stampa"

Le penisola coreana deve essere denuclearizzata. È questa l'intesa di massima su cui si fonda la collaborazione tra Stati Uniti e Cina messa a punto ieri per frenare l'escalation di tensioni causate dai comportamenti aggressivi e minacciosi di Pyongyang.

John Kerry, nella sua prima visita a Pechino da segretario di Stato Usa, incassa l'appoggio cinese al termine degli incontri con l'omologo Yang Jiechi, mentre Kim Jong-un si dice pronto ad effettuare un altro test missilistico sollevando i timori di Corea del Sud e Giappone. «Siamo determinati a portare avanti il nostro impegno comune e procedere al disarmo nucleare della penisola attraverso metodi pacifici», dice il titolare di Foggy Bottom spiegando al presidente cinese Xi Jinping di essere giunti a «un punto critico» della crisi.

Kerry ha definito la sua giornata nel Paese del Dragone «estremamente costruttiva» perché ha prodotto «più di quanto mi aspettavo». Pechino ha risposto positivamente all'invito che gli era stato rivolto dallo stesso Kerry perché rafforzi il pressing sugli alleati nordcoreani. «La Cina si impegna a raggiungere in maniera pacifica la stabilità della penisola», assicura il consigliere di Stato, Yang.

In cambio gli Usa hanno rilanciato, d'intesa con Seul, il processo di pace a sei (le due Coree, la Cina, gli Usa, il Giappone e la Russia), varato nel 2005 con risultati inizialmente positivi. Affinché, però, l'intesa «non si fermi alla pura retorica», Kerry ha annunciato che il suo vice William Burns si recherà a Pechino in settimana assieme al generale Martin Dempsey, capo di stato maggiore Usa, e a una task force di intelligence americana, proprio per dar corso agli accordi raggiunti ieri.

Il punto, infatti, è capire sino a dove la Cina si spingerà nel mantenere fede all'intesa visto che in passato l'atteggiamento di Pechino è stato piuttosto ambiguo. Nel 2010, per esempio, mentre Washington chiedeva di adottare toni duri con Pyongyang, in seguito al bombardamento nordcoreano di un'isola della Corea del Sud, una grande azienda di Stato cinese dava il via libera ad un maxi-investimento da due miliardi di dollari d'intesa col regime di Kim Jongil.

In ballo, del resto, ci sono i rapporti tra i due alleati storici, e non solo militari e politici, visto che il timore di Pechino è che il Paese confinante possa implodere causando un'invasione di rifugiati. Ma la Cina teme un rafforzamento militare americano nel cortile di casa, tanto che proprio per agevolare l'intesa sinoamericana, due giorni fa Kerry da Seul ha annunciato che gli Usa avrebbero rinunciato ad alcune esercitazioni congiunte con la Corea del Sud.

Oggi il segretario di Stato sarà in Giappone, ultima tappa del tour asiatico, e con tutta probabilità Tokyo avallerà il tentativo di rilanciare le trattative a sei. Rimane da capire come si muoverà Pyongyang. Domani cade l'anniversario della nascita del suo fondatore Kim Il-sung e il Paese, piegato da una crisi economica devastante, si prepara a celebrazioni fastose, con lo spettro di altri lanci di missili contro il «nemico occidentale».

 

JOHN KERRY IN GIAPPONE JOHN KERRY E XI JINPING jpegJOHN KERRY ACCOLTO IN CINA JOHN KERRY IN CINA KIM JONG UN CON I BAMBINI KIM JONG UN CON I SUOI GENERALI

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