1- L’ASSALTO A FINMECCANICA DEL “PROFESSOR TREMONTI” E “I SUOI SCAGNOZZI” È COSTATO CARO AL GOVERNO BERLUSCONI: NEL 2010 DAGLI UOMINI DI GUARGUAGLINI PARTE LA VALANGA CHE TRAVOLGERÀ IL SUPERMINISTRO NELL’ESTATE 2011 E BLOCCHERÀ DEFINITIVAMENTE L’ATTIVITÀ DELL’ESECUTIVO, TRA SOSPETTI, INSULTI E RIPICCHE SULL’ASSE VIA XX SETTEMBRE-PALAZZO CHIGI. DA GIUGNO, INFATTI, PARTE LA CORSA DELLO SPREAD 2- QUANDO ESCE L’INCHIESTA DIGINT/MOKBEL, BORGOGNI (PORTAVOCE DI GUARGUAGLINI) AL TELEFONO SENZA FRENI. “BISOGNA FARGLIELA PAGÀ! E’ TREMONTI CON TUTTI I SUOI SCAGNOZZI MILANESE, LA RUSSA, PAOLO BERLUSCONI... IO LI FO I NOMI AL TELEFONO!” 3- E LE TELEFONATE REGISTRANO “GREVI RIFERIMENTI SULLE INCLINAZIONI SESSUALI DEL MINISTRO” (“SO DOVE ANDARLO A TROVARE”), “CHI HA LA CASA IN AFFITTO E GLI PAGANO L'AFFITTO A ROMA” (CASA TREMONTI), “BARCHE A VENTIMILA EURO AL MESE PAGATE” (LA BARCA DI MILANESE). IN POCHI SECONDI ANTICIPATE TUTTE LE INCHIESTE CHE L’ANNO DOPO TRAVOLGERANNO IL DUO TREMONTI-MILANESE. OBIETTIVO: METTERE CATTANEO AL POSTO DI GUARGUA: “QUELLO È MATTO (PAOLO BERLUSCONI NDR). CON LA RUSSA, SI SONO MESSI IN TESTA, TRA UNA SNIFFATA E L'ALTRA, CHE VOGLIONO PORTARE CATTANEO LÌ"

1 - I VERTICI DI FINMECCANICA E L'ORDINE AL TELEFONO: DIFENDERSI DA TREMONTI
Fiorenza Sarzanini per "Il Corriere della Sera"


I vertici di Finmeccanica erano convinti che le inchieste giudiziarie fossero state ispirate dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti e dal suo braccio destro Marco Milanese. Ma nelle conversazioni intercettate citano anche altri politici, ad esempio il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che a loro parere erano determinati ad ottenere un cambio della dirigenza.

Per questo avrebbero cercato di ottenere «protezioni politiche» e si sarebbero vendicati facendo trapelare informazioni sui «nemici». Ma anche di «influenzare le indagini», come avrebbero fatto in particolare il capo del la sicurezza, l'ex generale dei carabinieri Nicola Savino, e lo stesso presidente Pierfrancesco Guarguaglini.

La Procura di Roma chiude il fascicolo sull'affare Digint e sono gli atti processuali a rivelare che cosa è accaduto in questi ultimi due anni all'ombra della holding specializzata in sistemi di difesa. Quali scontri -anche politici - si siano combattuti per cercare di orientare e chiudere alcuni affari da milioni di giuro e per gestire il potere.

Ma anche i rapporti spericolati con alcuni elementi criminali, primo fra tutti quel Gennaro Mokbel che avrebbe utilizzato proprio alcuni canali che portano a Finmeccanica per riciclare denaro proveniente da attività illecite. Del resto, questa indagine riguarda proprio una società, la Digint appunto, che Finmeccanica avrebbe ceduto in parte a Mokbel per creare «fondi neri».

Un'azienda poi finita sotto il controllo di Lorenzo Cola, che di Guarguaglini era uno dei consulenti più stretti, tanto da avere un ruolo di primo piano anche come consigliere dell'ingegner Marina Grossi, moglie di Guarguaglini e amministratore delegato di Selex Sistemi Integrati. Titolare dell'inchiesta è il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, nei confronti del quale il Consiglio superiore della Magistratura ha avviato accertamenti in relazione a un pranzo organizzato proprio con Tremonti e Milanese nel novembre 2010, mentre era in corso questa indagine.

TREMONTI HA «I SUOI SCAGNOZZI» - Quali fossero i dubbi di Tremonti rispetto all'affare Digint si comprende il 9 marzo 2010 quando parla con Guarguaglini e sollecita chiarimenti. Annotano i carabinieri del Ros: «Guarguaglini chiama Tremonti e gli dice che non è riuscito ad andare in Brasile e si trova a Roma. Tremonti esterna perplessità in ordine a Digint e chiede a Guarguaglini la mappa di società di Finmeccanica per verificarne le partecipazioni. Guarguaglini lo rassicura circa l'invio dei documenti».

Dice il ministro al telefono: «Vorrei la mappa di tutte le società di rette e indirette, di sopra e di sotto del tuo gruppo... Quell'episodio non è bello. Non si tratta di sapere che cosa c'è sotto, ma è altrettanto chiara che quel tipo di società o di partecipazioni con quei soci è un po' strano, no?». I rapporti tra i due non sono mai stati idilliaci. Anzi. Ma con il trascorrere dei mesi la dirigenza si è convinta che il ministro potesse avere avuto il ruolo di ispiratore dell'inchiesta.

Il 28 maggio 2010, Lorenzo Borgogni (responsabile delle Relazioni Istituzionali di Finmeccanica) ne parla al telefono con Luigi Martini, presidente dell'Enav. Commentano le notizie uscite su tutti i giornali che riguardano l'indagine e una nota diramata dal capo della Procura Giovanni Ferrara.

Borgogni: «Però questi hanno giocato troppo sporco, bisogna fargliela paga?».
Martini: «Sì però bisogna capire chi è? Va bene Lorenzo?».
Borgogni: «Ma come? è il professor Giulio Tremonti dai».
Martini: «Ma ormai te sei sicuro?». Borgogni: «No, ma... il Corriere della Sera mi tratta peggio di Repubblica, sai potevo pensare fosse De Benedetti, no, invece è il professor Tremonti con tutti i suoi scagnozzi Marco Milanese, Ignazio la Russa, Paolo Berlusconi... io li fo i nomi al telefono, li fo tutti».

Martini: «Sì sì, Gianfranco la prossima settimana eh? Adesso mi dice il giorno».
Borgogni: «Io devo vederlo in tutti i modi... Hanno perso il capo ieri sera quando alle cinque è uscito il comunicato di Confindustria che diceva che la Marcegaglia propone Guarguaglini come vicepresidente... Hanno perso il capo... Ma non si può, tu puoi avere tutte le aspirazioni che vuoi, ma non puoi andare sulla pelle degli investitori, delle famiglie, questa è una mascalzonata... Oggi si stava perdendo il 5 per cento».
Martini: «Questi so traditori della patria».

Borgogni: «So' mascalzoni... Si chiama Giulio Tremonti, te lo dico io».
Martini: «Senti allora Altero l'hai avvertito?». Borgogni: «No... ma c'è il comunicato della Procura di Roma».
Martini: «Sì, ma è importante io adesso chiamo Altero e Gianfranco, tu ci sei la prossima settimana no?».
La telefonata si chiude con riferimenti alla vita privata del titolare dell'Economia.

«ORA LA CONTROFFENSIVA» - Due ore dopo Borgogni parla con un amico che lavora in Finmeccanica e avverte: «Da lunedì comincia un po' di controffensiva eh, di documenti, di cose, di barche a ventimila euro al mese pagate». Il riferimento sembra riguardare proprio Milanese che qualche mese dopo finirà sotto inchiesta per corruzione proprio per essersi fatto pagare, tra l'altro, le rate della barca da un imprenditore che aveva ottenuto appalti dall'Enav. Il giorno dopo Borgogni ne discute al telefono con l'amico Giorgio Giorni e con lui commenta le notizie che vengono pubblicate, facendo anche riferimenti ai comportamenti privati delle persone che cita.

Borgogni: «E una manovra che va avanti da due mesi, chiaramente il professor Tremonti non compare... Compare il suo scudiero Milanese, compare La Russa, compare Paolo Berlusconi, so questi i soggetti».
Giorni: «Però vedi che già un giornale come Il Secolo la legge in modo trasparente... Ma voi avete problemi con Paolo Berlusconi?».

Borgogni: «No, ma quello è matto, quello ha problemi ora lui e La Russa si so' messi in testa... che vogliono portare Cattaneo (Flavio, presidente di Terna ndr)... il professor Tremonti non vede altro che acquisire nuove... dopo che ha messo il presidente allo Ior e che con le fondazioni bancarie sta cercando di... l'obiettivo è mettere le mani il più possibile su...».
Giorni: «Vuole la presidenza del Consiglio a tutti i costi e non si rende conto però che quello che c'è lotterà...».

Borgogni: «Il Corriere è il più cattivo di tutti in questo momento».
Giorni: «Eh va beh, Milanese in questo momento rispetta tutto quello che è romano».
Borgogni: «No è che è proprio schierato dal professor Tremonti... non può usare la Guardia di Finanza per queste cose».
Giorni: «Eh, ma l'ha usata con Scajola adesso la usa anche, no?».

I DEPISTAGGI NELL'INCHIESTA - Scrive il giudice in uno dei provvedimenti che autorizzano le intercettazioni telefoniche: «Dal quadro complessivo emergono con chiarezza i frenetici tentativi di influenzare le indagini da parte di Lorenzo Cola, di Nicola Savino e di Pierfrancesco Guarguaglini (quest'ultimo dialogante con evidenza con persona che riveste un alto incarico pubblico)».

In particolare Savino, che oltre ad occuparsi della sicurezza di Finmeccanica è consigliere del presidente e consigliere di amministrazione della Selex Management con delega ai progetti segretati, si vanta di avere numerosi rapporti con i politici, compreso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Al figlio racconta invece l'avversione di Gianni Letta nei suoi confronti.

Annotano gli investigatori: «Il 25 marzo 2010 Savino viene contattato dal figlio Ettore e gli riferisce di collaborare alla preparazione di un importante contratto con il ministero dell'Ambiente per il monitoraggio dei rifiuti di tutta Italia e di aver saputo che il ministro (Stefania Prestigiacomo ndr) ha chiesto la sua estromissione e che il sottosegretario Letta ha detto a Guarguaglini di non fidarsi di lui... Savino dice che malgrado stia seguendo una cosa delicatissima di cui ha discusso il giorno precedente, viene additato come persona non affidabile. Savino si lamenta di essere trattato così dopo che per undici anni ha fatto fare a Finmeccanica grandi contratti all'estero con gli arabi e gli americani che altrimenti sarebbero andati a tedeschi, inglesi e francesi».

2 - "TREMONTI E I SUOI LA PAGHERANNO": LE MINACCE DEI VERTICI DI FINMECCANICA
Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi per "La Repubblica"


"Tremonti la pagherà". Tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate del 2010, i vertici di Finmeccanica si convincono che il ministro dell'Economia e il suo consigliere Marco Milanese, utilizzando la Guardia di Finanza e i principali quotidiani del Paese, siano gli architetti di un'operazione che intende delegittimare l'allora presidente e ad della holding Pierfrancesco Guarguaglini per consentirne l'avvicendamento con Flavio Cattaneo.

È in questi giorni che viene gettato il seme velenoso di una resa dei conti che, un anno dopo (nel luglio scorso), con la discovery delle inchieste napoletane, travolgerà appunto Milanese, i vertici della Guardia di Finanza, lo stesso ministro Tremonti e, in ultima analisi, il magistrato che per primo aveva afferrato il bandolo di questa matassa, il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo (accusato di un pranzo sconveniente alla fine del 2010 con Milanese e Tremonti).

Le evidenze di questo scontro di potere terminale tra i vertici della più importante holding a partecipazione pubblica e il vertice della politica economica del governo sono documentate nelle decine di migliaia di atti depositati dalla Procura di Roma a chiusura delle indagini sul cosiddetto affare "Digint".

Una vicenda nata quasi per caso, nel febbraio del 2010, quando l'indagine sulla banda "Mokbel" condotta da Capaldo scopre quale incredibile partner della combriccola proprio Finmeccanica, chiamata a partecipare al 49 per cento in una joint-venture che avrebbe consentito alla "banda" di reinvestire e moltiplicare i suoi profitti e di entrare nel salotto buono degli appalti per la sicurezza militare e civile.

I fatti dunque. Nella primavera del 2010 - come documentano centinaia di intercettazioni telefoniche sulle utenze dei vertici di Finmeccanica (Guarguaglini, il potente responsabile delle relazioni esterne Lorenzo Borgogni, il direttore generale Giorgio Zappa, l'allora superconsulente, poi arrestato, Lorenzo Cola, il responsabile della sicurezza aziendale Vittorio Savino) - le indagini della Procura di Roma hanno un effetto devastante. L'ipotesi investigativa che "Digint" sia né più e né meno che un "format" utilizzato dalla holding per la creazione di "fondi neri", scatena, insieme, la furia e la preoccupazione di Guarguaglini e Borgogni. Ma, soprattutto, eccita la caccia al colpevole.

Il 9 marzo di quell'anno, Guarguaglini chiama Tremonti. La storia di "Digint" ha messo il ministro di pessimo umore. "Vorrei la mappa - gli dice - di tutte le società, dirette, indirette, di sopra e di sotto, del gruppo tuo, estere, interne. Perché quell'episodio non è bello. Vorrei sapere quante società di questo tipo ci sono all'estero, con soci strani. Quella società autorizza a pensare che non sia la sola, no?".

Passano neppure due mesi. Nel maggio 2010, l'inchiesta su "Digint" ha ormai la copertura assidua dei principali quotidiani del Paese. E i vertici di Finmeccanica si convincono che "regista dell'operazione" sia il ministro, "che ha già fatto fuori Scajola con la Guardia di Finanza".

Borgogni, in una telefonata al presidente di Enav, Luigi Martini, usa toni violenti: "Questi hanno giocato troppo sporco. Sono traditori della patria. Mascalzoni. Bisogna fargliela pagare". Martini lo interrompe: "Sì, ma bisogna capire chi è". "Come chi e? - lo investe Borgogni - È il professor Giulio Tremonti con tutti i suoi scagnozzi: Marco Milanese, Ignazio La Russa, Paolo Berlusconi".

Al telefono con Martini, Borgogni prefigura una campagna di ritorsione che deve aggredire il nemico "Tremonti" e i suoi "scagnozzi", colpendoli nel privato. Poco importa se con notizie vere, verosimili, o false. "Mi hanno rotto i coglioni", si inalbera. Quindi, con sorprendente anticipo su quanto le indagini della Procura di Napoli e Roma scopriranno, evoca barche (quella di Milanese) e affitti (quello del ministro dell'Economia) pagati da altri. "La gente che va in barca, perché gliela pagano, che ha la casa in affitto e gli pagano l'affitto a Roma... A me mi hanno rotto i coglioni, sta gente qui".

Non è finita, l'uomo più vicino a Guarguaglini si abbandona a grevi riferimenti sulle asserite inclinazioni sessuali del ministro. Sulle sue compagnie, che Borgogni dice di "conoscere" e dunque di sapere "dove andare a trovare". Fa di più e di peggio. Annuncia a Martini che "la cosa comincia a dirsi in giro". Che, insomma, quello schizzo di fango che lui sta sputando al telefono, può farsi valanga, se veicolato a dovere.

Anche perché, parlando con "Simone" (altro dirigente di Finmeccanica) il 28 maggio, aggiunge: "da lunedì comincia un po' di controffensiva, di documenti, di cose, di barche a 20 mila euro al mese". Ce n'è anche per Paolo Berlusconi e Ignazio La Russa. Borgogni li accusa di essere due cocainomani. Peggio, di essere i due che lavorano alla sostituzione di Guarguaglini con Cattaneo: "Quello è matto (Paolo Berlusconi ndr). Con La Russa, si sono messi in testa, tra una sniffata e l'altra, che vogliono portare Cattaneo lì".

 

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