L’ETERNA GUERRA TRA CIA E FBI – UN CONFLITTO CHE INIZIA NEGLI ANNI VENTI QUANDO IL GAY EDGARD HOOVER INIZIA A COSTRUIRE L’FBI – ALTRO SCONTRO, L’ASSASSINIO DI KENNEDY - MOLTE LE “VITTIME” ECCELLENTI A PARTIRE DA RICHARD NIXON: LA GOLA PROFONDA DEL WATERGATE ERA IL VICEDIRETTORE DELL’FBI MARK FELT – L’FBI HA ASPETTATO LA RIELEZIONE DI OBAMA PRIMA DI FAR ESPLODERE IL CASO: PERCHE’? LA MORTE DELL’AMBASCIATORE STEVENS POTEVA ESSERE EVITATA?...

Maurizio Molinari per La Stampa

Le contraddizioni fra l'Fbi di Robert Mueller e la Cia di David Petraeus sull'assalto di Bengasi sono l'ultimo capitolo di un rapporto fra i due perni dell'«Intelligence community» che ha segnato quasi un secolo di Storia americana, passando attraverso Pearl Harbor, il delitto Kennedy e lo scandalo del Watergate.

Quando negli anni Venti Edgard Hoover inizia a costruire l'Fbi creando liste di cittadini americani sospetti di legami con il comunismo fra gli avversari ha William Donovan, il veterano della Grande Guerra che durante la Seconda Guerra Mondiale avrebbe guidato l'«Office of Strategic Services» (Oss) antesignano della Cia. Donovan dubitava dell'efficacia dei metodi di Hoover e quando l'Fbi venne investita dalle critiche per non essere riuscita - assieme agli altri servizi di intelligence dell'epoca - a prevenire l'attacco di Pearl Harbor, il presidente Franklin Delano Roosevelt si convinse della necessità di avere un nuovo servizio segreto. Come Winston Churchill gli aveva suggerito.

Hoover visse quella decisione come uno smacco e la Seconda Guerra Mondiale vide intensificarsi il duello con Donovan per il disaccordo sui rapporti con l'Urss: per l'Fbi era una pericolosa minaccia interna, per la Cia un prezioso alleato contro le potenze dell'Asse. La Guerra Fredda aumentò tali rivalità perché Hoover la sfruttò per una caccia ai comunisti dentro i confini nazionali condotta con metodi che Langley riteneva controproducenti.

Dopo l'assassinio di John F. Kennedy, il 22 novembre del 1963 a Dallas, la Commissione Warren, che indagò su quanto avvenuto, si trovò schiacciata dalle opposte interpretazione sulle rivelazioni dell'ex 007 sovietico Yuri Nosenko, secondo il quale Mosca non aveva nulla a che vedere con Lee Oswald, l'assassino. In questo caso le posizioni però furono rovesciate: l'Fbi credeva al disertore sovietico mentre la Cia riteneva che stesse mentendo per proteggere il Kgb.

Rivalità operative, diversi metodi di indagini e duelli personali spiegano il succedersi di simili contrapposizioni che arrivarono sotto i riflettori della cronaca durante il Watergate. Il motivo fu l'ostilità di Richard Nixon nei confronti di Hoover, al punto da considerare l'intera Fbi «un fallimento» per non essere riuscita a provare il sostegno dell'Urss per il movimento pacifista che si opponeva alla guerra in Vietnam.

Lo stesso Nixon era invece legato a doppio filo con Richard Helms, il direttore della Cia nominato da Lyndon Johnson, che aveva condiviso l'escalation militare in Indocina. Oggi sappiamo che la «gola profonda» del Watergate, che informava Bob Woodward e Carl Bernstein, era il vicedirettore dell'Fbi Mark Felt e ciò conferma a posteriori che i sospetti di Nixon nei confronti del «Bureau» nascevano anche dal sospetto che fosse un potere indipendente al punto da minacciare il suo «cover up».

La differenza di fondo fra Fbi e Cia sta infatti nel rapporto con il potere politico in quanto il mandato del capo del Bureau è decennale - consentendogli di essere slegato dai condizionamenti di Casa Bianca e Congresso - mentre i vertici di Langley sono espressione diretta della Casa Bianca ed hanno bisogno della ratifica da parte di Capitol Hill.

Entrambe le organizzazioni hanno subito gravi smacchi: Aldrich Ames fu l'infiltrato sovietico nella Cia che causò più danni alla sicurezza nazionale fino a quando l'agente Fbi Robert Hanssen non riuscì a impossessarsi del poco ambito primato. Il post-11 settembre 2001 vide entrambe accusate di non essere riuscite a incrociare le informazioni in maniera da sventare il più sanguinoso attacco contro il territorio continentale e la conseguenza fu la riforma dell'intelligence varata da George W. Bush che le obbligò a cooperare come mai prima.

Ironia della sorte vuole che proprio tale stretto raccordo abbia indebolito Petraeus perché le indagini dell'Fbi a Bengasi dopo l'assassinio dell'ambasciatore Chirs Stevens portarono, il 13 settembre, il direttore Robert Mueller a dare al Congresso un'interpretazione diversa da Petraeus: non si era trattato di una dimostrazione spontanea di manifestanti armati di lanciarazzi ma di un attacco «di Al Qaeda o alleati di Al Qaeda».

Per Petraeus, che aveva piegato Al Qaeda in Iraq e poi contribuito ad eliminare Bin Laden a Abbottabad, fu il giorno più difficile. Le indagini criminali svolte nelle settimane seguenti dall'Fbi sul computer violato del capo della Cia hanno fatto il resto: scoprendo la relazione extraconiugale che ne ha giustificato le dimissioni.

 

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