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L’EUROPA, CHE LO VOGLIA O NO, DEVE FARE I CONTI CON LA GUERRA DI TRUMP MA LA CONFUSIONE REGNA SOVRANA A BRUXELLES – DOPO L’ATTACCO DEI DRONI IRANIANI A CIPRO, STARMER, MERZ, MACRON E MELONI CIANCIANO DI “COORDINAMENTO DIPLOMATICO E MILITARE”. UNA FORMULA FUMOSA PER FRONTEGGIARE L’ENNESIMA GUERRA IN CUI L’UE NON HA VOCE IN CAPITOLO - È ELEVATO IL TIMORE DI UN’ESCALATION CHE COINVOLGA L’EUROPA SENZA CONTARE LA CRISI ENERGETICA E I RISCHI DI TERRORISMO – SORGI: "SUI PRINCIPALI LEADER DELL'UNIONE PESANO DI PIÙ GLI INTERESSI ELETTORALI NAZIONALI CHE NON I TIMORI PER UN CONFLITTO CHE POTREBBE DILAGARE A LIVELLO CONTINENTALE. È COSÌ ANCHE PER MELONI: LA SUA PRIMA MOSSA, DI SPONDA CON TRUMP, È STATA UNA PRESENZA MILITARE NEI PAESI ARABI ALLEATI, UFFICIALMENTE IN DIFESA DEI MOLTI ITALIANI CHE CI VIVONO. MA IL PENSIERO DELLA PREMIER CORRE AL…” 

 

Francesca Basso per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

KEIR STARMER TRA I SOLDATI BRITANNICI

Due elicotteri britannici AW159 Wildcat con capacità anti-drone sono arrivati ieri alla base militare britannica di Akrotiri a Cipro per rafforzare le difese dell’isola dopo l’attacco con droni di fabbricazione iraniana avvenuto all’inizio della settimana. Gli elicotteri Wildcat hanno il compito di intercettare droni e altre minacce aeree, integrando le fregate greche e francesi già operative nei pressi di Cipro nell’ambito di uno sforzo difensivo europeo coordinato.

 

Nei prossimi giorni si aggiungeranno i rinforzi via mare promessi da Roma e Madrid. Assente per ora Berlino. «Siamo in stretto coordinamento con i nostri partner e questo vale esplicitamente anche per Cipro. Tuttavia la Germania al momento non prevede di fornire capacità militari aggiuntive oltre ai contributi già in essere», ha detto una portavoce del ministero della Difesa tedesco. 

 

merz meloni

Diplomazia e sostegno militare. È la doppia strada che sta seguendo l’Europa nel tentativo di fronteggiare l’ennesima guerra in cui non ha voce in capitolo. I principali Stati europei stanno facendo quadrato anche fuori dal perimetro Nato. Ieri si sono sentiti i leader del formato E4: il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la premier Giorgia Meloni: «Hanno concordato che nelle prossime ore e nei prossimi giorni saranno essenziali un’intensa attività diplomatica e uno stretto coordinamento militare», ha spiegato un portavoce di Downing Street.

 

(...)

Starmer, Macron, Merz e Meloni «hanno accolto con favore — ha concluso Downing Street — l’esperienza all’avanguardia nell’intercettazione di droni che il presidente Zelensky ha offerto ai partner nella regione e hanno sottolineato l’importanza di garantire che il sostegno all’Ucraina continui su vasta scala». 

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

Si muove anche l’Unione europea. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha invitato i leader del Medio Oriente a partecipare a una videoconferenza lunedì per valutare la situazione e «le modalità per porre fine all’attuale conflitto».

 

È elevato il timore di un’escalation che coinvolga l’Europa (Cipro non è membro della Nato) e l’Alleanza. Uno scenario che i leader europei vogliono scongiurare. Di fatto però la guerra si sta già facendo sentire con le sue conseguenze, dall’impatto sui prezzi dell’energia che hanno visto un’impennata — ma siamo lontani secondo gli analisti dalla crisi del 2021-22 innescata dalla Russia — al rischio sicurezza e terrorismo che sta preoccupando i ministri dell’Interno dei Ventisette che temono le cellule dormienti iraniane. 

 

(…)

 

L’ATTACCO E LA CONFUSIONE IN EUROPA 

Marcello Sorgi per “la Stampa”  - Estratti

 

In vista del prossimo vertice europeo del 18 marzo - nel cui ordine del giorno non è ancora chiaro se l'attacco israelo-americano all'Iran possa trovar posto - l'Europa procede in ordine sparso, come altre volte, come sempre.

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

(...)

 

Che poi il primo ministro inglese Starmer abbia indugiato nella difesa del proprio avamposto, perché la nave che avrebbe dovuto muoversi subito era in riparazione, e l'invio di caccia, che poi è avvenuto, avrebbe potuto sembrare non del tutto coerente con le ferme dichiarazioni anti interventiste del capo del governo di Westminster, e che la prima nave europea giunta nei pressi delle scogliere cipriote sia stata francese, per ordine di Macron, condiviso da Meloni, e ancora che subito dopo sia arrivata in zona una fregata spagnola, in contraddizione con le dichiarazioni pacifiste del primo ministro della Moncloa Sanchez, dimostra, se ce ne fosse ancora il bisogno, non che la solidarietà dei partner dell'Unione è stata più forte di qualsiasi riserva, ma che la confusione regna sovrana a Bruxelles.

 

E la prudenza della presidente della Commissione Von der Leyen è stata travolta dal volgere degli eventi. 

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

Si può dire che sui principali leader dell'Unione pesino di più gli interessi elettorali nazionali che non i timori per un conflitto che potrebbe dilagare a livello continentale. È così anche per Meloni: la sua prima mossa, di sponda con Trump, è stata una presenza militare nei Paesi arabi alleati, ufficialmente in difesa dei molti italiani che ci vivono.

 

Ma il pensiero della premier corre al suo prossimo, sicuramente contestato dalle opposizioni, appuntamento parlamentare del 18, alle urne del referendum del 22, ai prezzi dei carburanti e alle bollette in crescita dopo lo choc petrolifero procurato dall'attacco a Teheran e dalla decapitazione della Guida Suprema del regime degli Ayatollah e di parte del gruppo dirigente dell'Iran. 

 

 

ursula von der leyen emmanuel macron

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