L’EX LADY CIA, LA BELLA VALERIE PLAME, DEBUTTA CON UNO SPY-THRILLER E RIVELA: “LA CIA È LA PIÙ GRANDE AGENZIA D’APPUNTAMENTI DEL MONDO”

Marilisa Palumbo per La Lettura-Corriere della Sera

Bionda, intrigante, al centro di uno scandalo - il «Cia-gate» - che sfiorò i piani alti dell'amministrazione Bush, al punto da essere accostato al Watergate, e che fece di lei un'eroina liberal. È stata la spia più famosa dell'ultimo decennio. Valerie Plame lavorava a Langley (sede della Cia) da quasi vent'anni, cambiando vite come fossero vestiti, quando, leggendo il «Washington Post» a colazione, scoprì che la sua identità di agente dei servizi segreti, nota fino allora a una manciata di persone, non era più un segreto.

Era la mattina del 14 luglio 2003. A far saltare la sua copertura, una soffiata al columnist conservatore Robert Novak da parte dell'allora sottosegretario di Stato, Richard Armitage. Il sospetto, per Valerie una certezza, è che dietro il leak (la fuga di notizie) vi fosse una volontà di vendetta nei confronti di suo marito, l'ambasciatore in congedo Joseph C. Wilson, colpevole di aver smentito - sulla base di una missione compiuta nel 2002 in Africa - una delle tante mezze verità dietro la disavventura irachena: il tentato acquisto di ingenti quantità di uranio da parte del governo di Baghdad in Niger.

Nell'inchiesta sulla fuga di notizie Lewis «Scooter» Libby, capo dello staff dell'allora vicepresidente Dick Cheney, fu condannato da un tribunale federale per falsa testimonianza e ostruzione alla giustizia; Bush, sul finire del secondo mandato, commutò una parte della pena. La vita di Valerie cambiò: lasciò l'agenzia e con il marito e i loro due gemelli si trasferì in New Mexico.

Un dramma personale che raccontò in Fair Game , da cui è stato tratto nel 2010 l'omonimo film con Naomi Watts e Sean Penn. «Fu la mia catarsi, e fu molto faticoso scriverlo», racconta al telefono da un albergo di Washington, dove è tornata per inaugurare la sua nuova vita di scrittrice di (cos'altro se no?) romanzi di spionaggio. Blowback è uscito negli Stati Uniti a inizio ottobre: l'intreccio si snoda tra Stati Uniti, Europa e Iran, il cattivo è un potentissimo trafficante di armi al mercato nero. E l'eroe è in realtà un'eroina: Vanessa Pierson.

V.P. come Valerie Plame. Bionda come lei. Come lei esperta di proliferazione nucleare.
«Le nostre biografie sono simili. Veniamo entrambe da una famiglia di militari, mio padre era un ufficiale dell'aviazione e ha combattuto durante la Seconda guerra mondiale, mio fratello fu ferito in Vietnam. Tutta la storia si nutre del mio passato.

Ma Vanessa è più intelligente di me, mentre io ero un po' più rispettosa dell'autorità» Fair Game fu pesantemente censurato dai servizi». (Lei scelse di pubblicare il libro lasciando «oscurate» le righe interessate). È stato più facile raccontare la verità scrivendo fiction?
(Ride, aspetta qualche secondo) .

«Be', sono comunque obbligata, anche se non lavoro più per l'agenzia, a sottoporre quello che scrivo alla loro revisione. Ma stavolta hanno capito che era un romanzo, e non stavo rivelando informazioni riservate. Scrivendolo mi sono divertita, e ho esaudito un mio desiderio. Fare un ritratto di un funzionario donna della Cia che non fosse una figurina. Ci sono personaggi femminili talmente finti e improbabili».

Che cosa trova più fastidioso nella descrizione di come lavorano gli agenti segreti?
«Il fatto che il protagonista sia dipinto come un lupo solitario, che da solo mette insieme i pezzi per arrivare alla verità. Nella realtà è il contrario. Pensiamo all'operazione Bin Laden: ci hanno lavorato per anni dozzine di persone, non si è trattato dell'atto eroico di un singolo. E poi le pistole, tutti quegli spari e inseguimenti... non è così che vanno le cose. È piuttosto difficile raccogliere dati quando stai mirando a qualcuno o qualcuno ti sta sparando».

Non le piacciono i classici dello spionaggio?
«Amo John le Carré, Ian Fleming, ma mi fanno tutti strabuzzare gli occhi. Sarà che so di che cosa parlo, ma mentre leggo penso: ma dai...!».

Vanessa ha una relazione complicata con un collega: quanto sono comuni le storie d'amore a Langley?
«Direi che la Cia sia la più grande agenzia d'appuntamenti del mondo».

Che cosa pensa delle rivelazioni di Edward Snowden sulla Nsa? Aveva sentore di quanto ampiamente il governo avesse violato la privacy dei cittadini, non solo americani?
«Non posso dire di essere rimasta scioccata, ma oggi abbiamo una maggiore comprensione della portata di quanto sta accadendo. Temo, però, che il dibattito su che cosa siamo disposti a perdere in termini di privacy per la nostra sicurezza si sia fermato in superficie. Non tutti hanno capito qual è il passo successivo: queste informazioni sono così ampie che, se hai un procuratore eccessivamente zelante o una parte del governo in cerca di una vendetta politica, il rischio potenziale di abusi è immenso. Io non sono pronta a dire se Edward Snowden sia una talpa, un traditore o un eroe, ma alla fine credo sia irrilevante. I media erano ossessionati da lui, dalla sua vita, dalla sua fuga. Ma l'innegabile interesse della storia non deve distrarci dalle informazioni che ha portato alla luce».

Snowden lavorava per una ditta di contractor. Non è rischioso far lavorare tante agenzie private nel campo della sicurezza nazionale?
«Attualmente circa il 50% del budget della Cia è destinato a loro. È oltraggioso. Una deriva figlia della filosofia della destra, secondo la quale tutto è più economico, efficiente ed efficace se affidato ai privati. Una regola che non può applicarsi alla raccolta di dati per l'intelligence. Con circa un milione e mezzo di persone dotate di un'autorizzazione all'accesso a informazioni top secret, con la crescita elefantiaca dell'apparato di intelligence dopo l'11 settembre, ci possiamo ancora sorprendere delle fughe di notizie ?».

La minaccia nucleare iraniana fa da sfondo al suo romanzo. La telefonata tra Rouhani e Obama, il primo contatto di così alto livello dal 1979, è l'inizio di una nuova stagione?
«Trovo deplorevole che ci siano voluti tanti anni per arrivarci. In diplomazia bisognerebbe parlare con amici e nemici nello stesso modo, perché è nell'interesse nazionale farlo. Sull'Iran vedo una finestra di opportunità: con le sanzioni che mordono, forse hanno capito che non saranno le armi nucleari a garantire la loro sicurezza. Queste armi appartengono alla spazzatura della storia, sono relitti dell'epoca della guerra fredda, ma restano la più grande minaccia della nostra epoca».

Valerie, che cosa pensa oggi di chi le ha cambiato la vita bruciando la sua copertura?
«Non serbo rancore, è un'emozione inutile. Hanno agito per motivi politici e devono vivere facendo i conti con la loro coscienza. Noi abbiamo passato anni molto difficili, ma siamo riusciti a ricostruire le nostre vite lontano da Washington».

Le manca la Cia?
«Certo che mi manca. Amavo quello che facevo».

 

valerie plame PLAME PLAMEjoe wilson valerie plame time PLAME PLAME PLAMEIL QUARTIER GENERALE CIA A LANGLEY SALONE DELLA SEDE DELLA CIA A LANGLEY joe wilson valerie plame time

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...