1. BERLUSCONI CAMBIA “CONSIGLIORI”, DA GIANNI LETTA A MARCO PANNELLA CHE GLI SUGGERISCE: “PRIMA FIRMA I REFERENDUM E POI SCAPPA ALL’ESTERO. COME FECE TONI NEGRI” 2. INFINOCCHIATO DA LETTAENRICO SULL’IMU COL GIOCHINO DELLE TRE TASSE (SERVICE TAX, TARES, TASER NON CAMBIANO UN BEL NULLA), BEFFATO DA NAPOLITANO CHE GLI HA RIFILATO IN SENATO QUATTRO NUOVI SENATORI A VITA, TUTTI DI SINISTRA, L’EX SULTANO DEL BUNGA BUNGA SENTE AVVICINARSI IL SUONO SINISTRO DEL TINTINNARE DELLE MANETTE E MINACCIA L’APOCALISSE: “SE MI CACCIANO DAL SENATO IL GOVERNO CADRÀ” 3. MA ELEZIONI ANTICIPATE A NOVEMBRE NON CI SARANNO: IL 3 DICEMBRE PROSSIMO LA CORTE COSTITUZIONALE ESAMINERÀ LA LEGITTIMITÀ DELL'ATTUALE LEGGE ELETTORALE 4. QUINDI, BANANA AI DOMICILIARI, “GOVERNO DI SCOPO” CON LETTA BIS E GRILLINI DISSIDENTI

1. "SE MI IMPEDIRANNO DI FARE POLITICA IL GOVERNO CADRÀ"
Francesco Grignetti per La Stampa

A questo punto sembra proprio che la vita del governo sia appesa a un filo. Tutti gli sforzi dei pompieri sono stati vanificati in un lampo quando ieri sera il Cavaliere ha alzato il telefono e si è messo in contatto con una convention dei suoi fan più sfegatati a Bassano del Grappa, quelli che si sono denominati «Esercito di Silvio». Berlusconi ha lanciato un ultimatum che rompe ogni possibile dialogo: «Sarebbe disdicevole se il governo cadesse, ma non siamo disponibili a mandare avanti un governo se la sinistra dovesse intervenire su di me, leader del Pdl, impedendomi di continuare a fare politica».

Messaggio chiarissimo: se il Pd voterà in Giunta al Senato per la sua decadenza dalla carica, lui farà cadere il governo il giorno stesso. Ed è altrettanto chiara la risposta del ministro Dario Franceschini, il principale collaboratore di Enrico Letta: «Il ricatto di Berlusconi va respinto al mittente a stretto giro di posta: non violeremo mai le regole dello stato di diritto per allungare la durata del governo».

A volte, in politica le forme sono più importanti della sostanza. Si sapeva quanto Berlusconi s'aspettasse un aiutino dall'alleato Pd. Lui e tutto il Pdl hanno seguito con il fiato sospeso il dibattito al riguardo dentro il centrosinistra. Nel momento che la mette giù dura, però, il Cavaliere sa bene che la risposta non può essere che dura. E quindi è segno che si va allo scontro. Claudio Burlando, il Governatore democrat della Liguria, è quasi sollevato che finisca un'alleanza tanto innaturale. Sbotta: «Il Paese non ne può più di parlare di una persona sola».

È un Berlusconi da campagna elettorale, insomma, quello che dilaga dagli altoparlanti di Bassano. La sinistra, dice, vuole vincere sporco, o con il sostegno dei giudici o con i brogli. «Abbiamo in tanti il timore che si possa verificare una presa del potere da parte della sinistra, che, pur essendo minoranza nel Paese, o attraverso il braccio giudiziario o attraverso delle votazioni che non rispecchino il voto vero degli italiani, possa andare al potere».

Già, gli odiati giudici. «Vivono in un Olimpo, sono persone che come gli altri impiegati pubblici hanno semplicemente vinto un concorso, eppure sono incontrollabili, non rispondono a nessuno, sono assolutamente irresponsabili». E in ultimo: «Qualcuno mi ha detto: immaginiamoci che cosa sarebbe successo nel '48 se la Democrazia Cristiana avesse tolto Togliatti al Pci o se il Pci avesse tolto la possibilità di fare politica a De Gasperi. Sarebbe scoppiata una guerra civile».

Eccolo, infatti, il vero nodo: «Spero che, al di là di tutte le dichiarazioni, i signori del Pd abbiano senso di responsabilità e decidano in modo democratico. Staremo a vedere se questo accadrà».

Se è questo il «mood» di Berlusconi, insomma, si capisce meglio il pessimismo di Enrico Letta, che qualche ora prima era parso rassegnato agli eventi: «Non auguro a nessuno - diceva - di governare con il clima politico e le montagne russe dei 4 mesi in cui ho guidato il governo».

Le parole del premier, però, specie quelle a sostegno del «gigante» Napolitano e contro le «formiche» che l'hanno criticato per i senatori a vita, sono cadute come altra benzina sull'incendio. Ne è venuto fuori un ulteriore strappo nella maggioranza. Già, perché Sandro Bondi a questo punto accusava Letta: «Non riesco a comprendere come possa agire con coesione e con convinzione un governo di larga coalizione dopo che lo stesso premier a capo di questa coalizione non attribuisce alcun valore alle larghe intese». E Francesco Giro, Pdl, è giunto a dargli del «fascistoide».

2. BERLUSCONI SFIDA LETTA E SPIAZZA LE "COLOMBE" - SCONTRO PER LA GESTIONE DEL PDL
Ugo Magri per La Stampa

E per fortuna che, fino a mezz'ora prima, tutte le «colombe» del suo partito si erano raccomandate con lui: «Per carità, non farti sfuggire nulla che possa apparire una provocazione, evita soprattutto di apparire come l'irresponsabile che vuol far cadere il governo».

Il Cavaliere aveva annuito con l'aria infastidita di chi non ha certo bisogno di farselo spiegare. Ma poi, non appena Alfano Brunetta Schifani Cicchitto Gasparri e la De Girolamo sono scomparsi dalla sua vista, Berlusconi ha afferrato il telefono, s'è messo in contatto con i suoi ultrà più scalmanati (l'Esercito di Silvio guidato da Simone Furlan) e ha dichiarato tutto quanto si era appena impegnato a non dire: cioè che il governo va a casa se il 9 settembre la Giunta del Senato si azzarderà a votare la sua decadenza.

Gianni Letta, disperatamente, ha cercato di spacciare al Colle e al Pd la tesi che, in fondo, Berlusconi non ha detto nulla di veramente nuovo, solo ovvietà... Nessuno gli ha dato retta. Cosicché il Cavaliere si è preso un metaforico «vaffa» pure da chi, come Franceschini, stava esplorando con Quagliariello le possibili vie d'uscita. A fronte degli ultimatum, non c'è più nulla da negoziare.

Ciò da un lato riduce a zero le speranze di evitare tra nove giorni uno scontro frontale e, dunque, dà ufficialmente il via alla ricerca di intese politiche meno larghe ma in grado di scongiurare nuove elezioni.

Dall'altro lato, l'incontinenza verbale di Berlusconi toglie credibilità a tutti gli altri discorsi che erano stati fatti intorno al desco di Palazzo Grazioli; perché se l'umore del leader è così mutevole su scelte fondamentali, tipo precipitare o meno l'Italia nel caos, figurarsi quanto possono fidarsi Alfano e le altre «colombe» delle promesse berlusconiane.

A cominciare da quella che riguarda la gestione futura del Pdl, tema cruciale dal momento che il Fondatore dovrà trascorrere 9 mesi agli arresti domiciliari, salvo affidamento ai servizi sociali. «Non puoi lasciare il partito a Verdini, e la macchina organizzativa nelle mani della Santanché», è stato il coro, «specie in caso di crisi la gestione dovrà tornare nelle mani di Angelino».

Anche in questo caso, la comitiva di «colombe» ha lasciato Palazzo Grazioli nella convinzione di avere avuto partita vinta. «Non preoccupatevi», ha garantito il padrone di casa. Ma sarà vero? O si rivelerà il solito abbaglio?

Lo scopriremo lunedì, quando Silvio riceverà i «falchi» secondo la tecnica un tempo tipica della diplomazia britannica: incontri separati, in modo da fornire a ciascuno la versione più conveniente. Se la «Pitonessa» verrà esautorata, allora davvero Alfano potrà dedicarsi al partito. Altrimenti perdurerà l'equivoco, ipotesi per la verità molto probabile in quanto su qualunque cosa è un tiro alla fune, perfino sull'Imu. L'altro giorno Berlusconi s'era fatto convincere da Capezzone che certamente è stata una vittoria Pdl però non troppo smagliante perché resta in agguato la «service tax».

Ieri Alfano e Brunetta hanno raddrizzato il giudizio del Capo, così l'Imu è diventato un trionfo politico senza «se» e senza «ma», qualcosa di miracoloso... Chi ha preso parte alla riunione racconta un Cavaliere che non ha ben digerito le quattro nomine dei senatori a vita. Non perché sperasse di venire prescelto lui, ma in quanto quei voti potrebbero risultare determinanti per dar vita a una maggioranza senza Pdl.

Qualcuno dei presenti l'ha invitato a vedere il bicchiere mezzo pieno: se Napolitano esercita fino in fondo i suoi poteri presidenziali è buon segno, vuol dire che forse magari chissà potrebbe dargli la grazia. Ma Berlusconi poco ci spera, e stamane farà un gesto di rottura sottoscrivendo a Roma i referendum sulla giustizia. Ieri ha concordato la mossa con Pannella che, stando alla narrazione di Silvio, gli avrebbe dato il seguente consiglio: «Prima firma i referendum e poi scappa all'estero. Come fece Toni Negri».

 

 

Presentano l Esercito di Silvio A destra per l Esercito di Silvio Simone Furlan simone furlan e silvio berlusconi IMUenrico_letta_vacanze_moglie_figliLETTA IN VACANZALETTA E BERLUMANIFESTAZIONE PDL A VIA DEL PLEBISCITO AGOSTO DENIS VERDINI DANIELA SANTANCHE berlusconi alfano santanche verdini lupi big ALFANO LETTA SANTANCHE CICCHITTO ALFANO images jpeg

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