AMANDA, GIUSTIZIA ALL’ITALIANA: L’INCERTEZZA DEL DIRITTO METTE IN FUGA GLI INVESTITORI USA

1. MALAGIUSTIZIA
Glauco Maggi per Libero

L'Italia potrà anche riprocessare e condannare Amanda Knox, dopo averla processata, condannata la prima volta e poi assolta, ma per gli americani ciò che in realtà è finito sotto processo, con la sentenza di riapertura del caso da parte della Cassazione, è il sistema giudiziario italiano. «Amanda Knox e il carnevalesco sistema giuridico dell'Italia» titola il suo commento Olga Khazan, global editor dell'influente The Atlantic, che scrive: «L'intera indagine fu macchiata da errori clamorosi. E adesso, un processo bis trascinerà Knox - e il sistema dei tribunali del Paese - di nuovo sotto l'attenzione generale».

La Kazhan ha ribadito la tesi innocentista, da sempre maggioritaria nell'opinione pubblica statunitense, secondo cui la pubblica accusa non ha mai presentato alcun movente o alcuna chiara prova che collegasse Amanda alla scena del delitto.

E ha riportato qualche passaggio della ricostruzione sulle indagini firmata da Nathaniel Rich su Rolling Stones nel 2011: «Per cominciare, i carabinieri avrebbero impedito a chiunque di irrompere nel teatro del crimine. I due agenti della polizia postale, invece, si sono fatti condurre nella casa alla ricerca di indizi come in un fumetto di Scooby-Doo...
Il processo giudiziario in Italia è carnevalesco... non c'è mai ordine nel tribunale, gli avvocati e gli imputati si interrompono costantemente durante il procedimento con mormorii di dissenso e gesticolando, mentre la stampa fa schiamazzi nella galleria come gli scolari dal fondo dell'aula».

Jim Edwards, dal sito Business Insider, è ancora più esplicito nello spiegare perché, secondo lui, «Amanda è del tutto innocente e il sistema della giustizia italiana è totalmente insano».

Per Edwards «il killer di Meredith Kercher è Rudy Guede, un immigrato africano... le cui impronte furono trovate sulla scena... e che lasciò la città e dovette essere estradato in Italia dalla Germania per il processo. E ora sta scontando 16 anni di galera». Non solo: per Edwards la vita di Amanda «è stata rovinata, nella maniera più vendicativa e sessista possibile».

Ma lo scandalo, per gli americani, non è solo quello della conduzione tecnica, largamente criticata al tempo del primo processo come irrispettosa dei diritti della difesa. Ora è il fatto stesso che la ragazza possa essere giudicata una seconda volta per lo stesso delitto ad apparire assurdo. Anzi illegale, essendo una possibilità esplicitamente vietata dalla Costituzione americana: nessuno può essere giudicato due volte per uno stesso crimine.

Gli studiosi di vertenze legali internazionali però guardano più lontano. E pregustano un conflitto tra la Costituzione americana e il rispetto della convenzione tra Roma e Washington sull'estradizione. Se Amanda sarà condannata nel nuovo processo e la Corte di Cassazione confermerà il verdetto, il governo italiano chiederà proprio l'estradizione, com'è suo diritto in base al trattato con gli Usa. Che cosa faranno gli americani? Per ora tacciono.

Quando, dopo la sentenza, i giornalisti hanno chiesto al portavoce del Dipartimento di Stato che cosa farebbe se davvero si presentasse questa situazione, non c'è stata risposta:«Non parliamo di questioni di estradizione», aggiungendo che il governo attenderà di leggere il dispositivo della sentenza, previsto entro tre mesi, prima di commentare.

D'altro canto per la bella Amanda lo scoppio di tanta pubblicità, ancorché drammatica, avrà almeno un lato positivo: per il 30 aprile è prevista l'uscita del suo libro Waiting to Be Heard (Aspettando di essere ascoltata), e la casa editrice Harper- Collins ha confermato che il calendario sarà rispettato, con tanto di interviste tv e giornalistiche, destinate a diventare ancor più eclatanti.


2. GLI USA E L'INCERTEZZA DEL DIRITTO
Maurizio Molinari per "la Stampa"

La sentenza della Cassazione che rovescia l'assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito evidenzia uno dei motivi per cui imprenditori e fondi americani esitano ad investire nel nostro Paese. Se siamo il fanalino di coda fra le nazioni europee per raccolta di capitale a stelle e strisce il motivo infatti non è solo l'instabilità politica ma anche l'inaffidabilità del sistema di giustizia.

L'efficienza del «Rule of Law», lo Stato di diritto, è uno degli indicatori della «Governance» - assieme a trasparenza politica e burocrazia - cui i mercati finanziari guardano quando si tratta di classificare la fiducia nel sistema produttivo di una nazione e dunque i frequenti capovolgimenti di sentenze, penali o civili, che si succedono in Italia, ci indeboliscono.

E' avvenuto nel 2009 con la sentenza civile del Tribunale di Milano che condannò la Fininvest a risarcire quasi 750 milioni di euro alla Cir per il Lodo Mondadori risalente a 20 anni prima e si ripete ora con la sentenza penale sul capovolgimento dell'assoluzione in secondo grado di Knox e Sollecito che era a sua volta il rovesciamento della condanna di primo grado.

A prescindere da chi sia il vincitore o lo sconfitto in tali verdetti - che si ripetono frequentemente in casi meno noti - il risultato è proiettare l'immagine di una giustizia mai definitiva, sempre in bilico e di conseguenza incerta. Si spiega così il perché l'Italia sia considerata dal «Rule of Law Index», redatto dal «World Justice Project» di Washington, l'ultimo fra i Paesi occidentali sulla base delle opinioni raccolte in un campione composto da 2000 legali e 66.000 esperti.

Gli ultimi tre ambasciatori americani in Italia - Mel Sembler, Ronald Spogli e David Thorne - in più occasioni hanno pubblicamente sollevato l'importanza del fattore-giustizia nella scarsa fiducia degli investitori stranieri verso l'Italia. Il messaggio è stato talmente energico da portare il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, ad adottare delle contromisure. Quando nello scorso giugno il ministro della Giustizia Paola Severino è venuta in visita a Washington e New York, negli incontri al Fmi, alla Banca Mondiale e alla Borsa di Wall Street si è così fatta portavoce delle riforme intraprese per arrivare ad una «maggiore efficienza del sistema giudiziario al fine di accrescere la fiducia degli operatori economici».

Nell'intento di convincere la comunità finanziaria che le sentenze arriveranno più velocemente, garantendo una solida cornice di sicurezza per gli investimenti. Si è trattato di un messaggio sulla giustizia civile che ha trovato ascolto e apprezzamento ma viene ora polverizzato da quanto avviene sul fronte della giustizia penale. L'effetto-Amanda ripropone infatti agli americani l'immagine di un Paese dove «la Giustizia è imprevedibile» come riassume Peter Madonia, ceo della Fondazione Rockefeller, ex capo di gabinetto del sindaco Michael Bloomberg.

 

 

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