L’INCHIESTA DEL “SOLE” CHE HA BRUCIATO FORMIGONI - GLI AFFARI E (POCHI) CONTROLLI ALLA REGIONE LOMBARDIA - LE INDAGINI DELLA CORTE DEI CONTI SULL'AGENZIA PER IL LAVORO E LE MIRE SUL SAN RAFFAELE, CHE AFFOGA NEI DEBITI NONOSTANTE I QUASI 450 MILIONI L'ANNO DI RIMBORSI PER PRESTAZIONI SANITARIE VERSATI DALLA REGIONE - L'ACCUSA DELL'EX ASSESSORE CÉ: “VI SIATE MAI CHIESTI PERCHÉ IN LOMBARDIA CI SONO PIÙ CENTRI DI CARDIOCHIRURGIA CHE IN FRANCIA, MOLTI DEI QUALI PRIVATI?”…

Mariano Maugeri e Giuseppe Oddo per il "Sole 24 Ore"

Nei cassetti della Procura presso la Corte dei conti lombarda giace dal 2008 una denuncia sui trucchi utilizzati dagli amministratori dell'Arifl, l'Agenzia regionale per il lavoro, per spostare da un capitolo all'altro del bilancio i fondi concessi dall'Unione europea con un preciso vincolo di destinazione. La denuncia porta la firma del collegio dei revisori, che ha bocciato il bilancio dell'Arifl nel 2006 e nel 2007 muovendo trentuno rilievi. Nel 2008, poi, il ministero dell'Economia ha sguinzagliato i suoi ispettori.

Che hanno redatto una relazione (l'ultima è del febbraio 2010) tuttora all'esame della magistratura contabile. Pesanti le accuse: illegittima assunzione di dirigenti, illegittimo affidamento di incarichi di collaborazione studio e consulenza (per complessivi 4 milioni di euro) e irregolare affidamento di compiti di direzione a un collaboratore che, combinazione, era l'attuale presidente della Compagnia delle opere di Milano, Massimo Ferlini. Stiamo parlando del braccio economico di Comunione e liberazione, il movimento religioso di cui è esponente di primissimo piano il governatore Roberto Formigoni.

«Pensavo che la Regione Lombardia fosse un modello di efficienza: mi sono dovuto ricredere», dichiara una fonte che chiede l'anonimato. Aggiunge: «Un esempio su tutti è il portale della Borsa lavoro, costato 19 milioni, che dovrebbe favorire l'incontro tra domanda e offerta».

Il paradosso è che la quasi totalità dei dipendenti dell'Arifl svolgeva lavori di segreteria, mentre la realizzazione dei progetti era affidata a uno stuolo di consulenti in pianta stabile, nella maggioranza dei casi vicini a Cl, tanto per cambiare. La loro retribuzione raggiungeva punte comprese tra i 100 e i 200mila euro.

Quello dell'Agenzia per il lavoro non è un esempio isolato. Formigoni, che impera sulla Lombardia dal '95, ha svuotato l'amministrazione, accentrando su di sé il controllo e trasferendo le funzioni strategiche a società ed enti pubblici economici. Dice Pippo Civati, il rottamatore lombardo del Pd, autore con l'ex consigliere Carlo Monguzzi di un libro grigio sulla Regione, diffuso sul web: «La giunta, gli assessorati, il consiglio sono stati depotenziati; la gestione di parti delicate, come gli appalti e la tesoreria, trasferita alle varie Finlombarda, Infrastrutture lombarde, Lombardia informatica, nei cui consigli d'amministrazione siedono uomini di osservanza formigoniana».

Centralista a Milano, federalista a Roma; in preda alla sindrome cesarista, ma con l'aplomb ecumenico di chi ambisce a succedere a Silvio Berlusconi: così dipingono Formigoni i suoi avversari politici e alcuni dei suoi più stretti collaboratori. Con una evidente schizofrenia si predica il valore della sussidiarietà, cioè l'idea che i servizi debbano rispettare il criterio di prossimità e avvicinarsi alle persone, e poi si adotta un modello di Regione pigliatutto che con i voucher instaura un rapporto diretto con il cittadino per scavalcare gli enti locali.

Nel ruolo di salvatore della patria lombarda, ora Formigoni si candida a rilevare il San Raffaele, il gruppo ospedaliero di don Luigi Verzè che affoga nei debiti nonostante i quasi 450 milioni l'anno di rimborsi per prestazioni sanitarie versati dalla Regione.

Con la formula «più società meno Stato» i ciellini hanno aggredito i posti chiave di Asl, società a capitale pubblico, trasporti e agenzie di nomina regionale, denuncia Enrico De Alessandri, ex direttore del Centro regionale emoderivati, in un pamphlet che è stato un caso editoriale e gli è costata la sospensione temporanea dal lavoro. In Finlombarda è stato costituito, nel 2007, un fondo per il pagamento dei fornitori della sanità: una vera e propria attività di tesoreria sottratta agli ospedali e agli istituti di ricerca clinica, per di più senza gara d'appalto.

Queste dinamiche sono ormai una costante nei rapporti tra Regione e società controllate. Che, a loro volta, direttamente o tramite loro partecipate, esternalizzano i servizi a imprese legate alla Compagnia delle opere (Cdo). L'appalto dei ticket restaurant (i buoni pasto per i dipendenti pubblici della Lombardia), un affare da 600 milioni, è stato aggiudicato nel 2011 alla Edenred, una Srl associata alla Cdo. La stessa società ha vinto l'appalto per la gestione dei voucher di conciliazione (buoni spesa per cassintegrati e lavoratori in mobilità) e della cosiddetta dote scuola. A Cremona dicono che la Edenred non disponesse di una struttura adeguata per l'erogazione del servizio.

Spiega Enrico Brambilla, capogruppo del Pd in commissione Bilancio: «I bandi sono pochi e spesso finti. Talvolta vengono aperti e chiusi in una stessa giornata. Si tratta di gare online a sportello, in cui vige il criterio cronologico». Insomma, vince chi clicca prima. La gestione dei bandi è concentrata in Finlombarda e Cestec, fuori dal perimetro dell'amministrazione.

Talvolta i quattrini finiscono nelle tasche di nomi eccellenti. Come quello di Laura Ferrari, moglie del parlamentare leghista Giancarlo Giorgetti, presidente della Commissione Bilancio della Camera. La signora Ferrari ha patteggiato nel 2008 una condanna a 2 mesi e 10 giorni per avere gonfiato il numero degli allievi di un corso di ippoterapia finanziato dal Pirellone con 400mila euro.

Singolare la vicenda di Guido Della Frera. Per anni braccio destro di Formigoni e poi coordinatore della campagna elettorale di Guido Podestà a presidente della Provincia, Della Frera si è dimesso da assessore al Personale e agli Affari generali a metà mandato per dedicarsi al Gdf group, che possiede con la moglie. Svariati i settori di business: sanitario, alberghiero, turistico, immobiliare, ristorazione. Scrive De Alessandri che, cinque mesi dopo la sua uscita dalla Regione, il polo geriatrico riabilitativo di Cinisello Balsamo, parte integrante del suo gruppo, ha ricevuto l'accreditamento di 141 posti letto dal servizio sanitario.

La Gdf group Spa ha chiuso il 2010 con oltre 22 milioni di ricavi e 2,1 milioni di utile netto. Altra coincidenza: Della Frera dal 2006 è proprietario dell'Hotel Villa Torretta di Sesto San Giovanni, rilevato da Giuseppe Pasini, il costruttore - consigliere comunale del Pdl e aspirante sindaco della ex Stalingrado d'Italia - che sostiene di aver versato tangenti destinate al pidiessino Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano. Un vortice di affari dove si mischiano soldi pubblici, interessi privati e carriere politiche.

Legittima a questo punto la domanda: di quale struttura di controlli si è dotata la Regione? E come vigila sul fiume di 16,5 miliardi di spesa sanitaria pari al 72% del suo bilancio annuale? Risponde Alessandro Cè, ex assessore alla Sanità della Lega Nord, costretto alle dimissioni dopo lo scontro con il governatore: «Formigoni sostiene di sottoporre a controlli il 6% delle prestazioni. Ma si tratta di verifiche concordate, con la visita degli ispettori anticipata da una telefonata. Da assessore avevo organizzato una sorta di struttura di controllo clandestina per aggirare quella ufficiale, egemonizzata da dirigenti della Cdo».

Prosegue Cè: «Vi siate mai chiesti perché in Lombardia ci sono più centri di cardiochirurgia che in Francia, molti dei quali privati? Perché la cardiochirurgia, così come altre specialità, è estremamente remunerativa. Sul pubblico, invece, si scaricano le prestazioni meno profittevoli. Succede così che un imprenditore come Giuseppe Rotelli, titolare del gruppo ospedaliero San Donato, diventi il secondo azionista di Rcs con gli utili della sanità privata convenzionata».

Non tutti sono d'accordo. Commenta Francesco Longo, responsabile del Cergas, il Centro ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale dell'università Bocconi: «Nel modello formigoniano, gli ospedali pubblici e privati sono i grandi attrattori della domanda. A farne le spese sono le Asl, ovvero i servizi territoriali, svuotati di funzioni e contenuti». Longo è un sostenitore del modello lombardo: «Se l'Oms mette l'Italia al secondo posto nel mondo per i servizi sanitari è grazie a regioni come la nostra».

C'è però un numero che fa discutere e la Regione si guarda bene dal comunicare: i 6 miliardi sborsati dai cittadini lombardi per pagarsi di tasca propria le prestazioni che il pubblico non riesce a garantire in tempi e modi accettabili. Soldi che si aggiungono alla spesa sanitaria regionale. Aggiunge Longo: «Le prime voci di questi 6 miliardi sono oculistica, ginecologia e dietologia, ma non bisogna dimenticare i farmaci e le visite specialistiche private».

Agli antipodi il giudizio di Cè: «Una spesa privata così elevata mal si concilia con un modello efficiente». E le inefficienze convivono con gli sprechi. Come definire altrimenti i costi esorbitanti - circa 1,5 miliardi in dieci anni - per la progettazione e la gestione della carta dei servizi sanitari? Nei piani roboanti di Lombardia informatica, la carta della salute distribuita ai cittadini avrebbe dovuto accelerare il processo di informatizzazione sanitaria sul modello nordeuropeo. Il tesserino multifunzionale, proclamavano in Regione, sarebbe stato utile anche per operazioni bancarie. Ma a molti anni dal suo debutto è diventato il documento di riconoscimento preferito dai lombardi per acquistare le sigarette ai distributori automatici. Alla faccia della salute.

 

FORMIGONI MORATTI FORMIGONI MORATTI FORMIGONI BALLA CON RAGAZZE - NOVELLA 2000FORMIGONI BALLA CON 3 RAGAZZE - NOVELLA 2000FORMIGONIGiuseppe CivatiPIRELLONEDon VerzéALESSANDRO Ce'Giancarlo Giorgetti - Copyright PizziOSPEDALE SAN RAFFAELEGUIDO PODESTAGiuseppe Pasini

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?