giuseppe pignatone

L’INDAGINE SU PIGNATONE E NATOLI SPACCA L’ANTIMAFIA - MARIA FALCONE E I PARLAMENTARI DEM IN COMMISSIONE ANTIMAFIA SONO SCESI IN CAMPO IN DIFESA DI NATOLI. ALTRI MAGISTRATI HANNO INVIATO MESSAGGI DI SOLIDARIETÀ A GIUSEPPE PIGNATONE. LE ACCUSE SONO PESANTI: I DUE PM AVREBBERO AVUTO UN RUOLO NELL’INSABBIAMENTO DELL’INDAGINE SUI RAPPORTI  TRA COSA NOSTRA E RAUL GARDINI, NEL 1991 – LA CONTESTAZIONE DEL PENTITO CANCEMI SULL’EX PROCURATORE DI ROMA: “GLI FU DONATO UN IMMOBILE” (MA IL CASO ERA GIÀ STATO ARCHIVIATO NEL 1995)

1. CALTANISSETTA, SI TORNA A INDAGARE SULLA CASA COMPRATA DA PIGNATONE

Estratto dell’articolo di Salvo Palazzolo per www.repubblica.it

 

giuseppe pignatone 8

Chi ha avuto modo di incontrarli, racconta di uomini amareggiati, provati. Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, due magistrati simbolo della lotta a Cosa nostra, si ritrovano adesso indagati per un’accusa infamante: favoreggiamento a Cosa nostra.

 

Secondo la procura di Caltanissetta, avrebbero avuto un ruolo (Pignatone, di “istigatore” insieme all’ex procuratore Giammanco; Natoli, di “esecutore materiale”) nell’insabbiamento dell’indagine che nel 1991 esplorò i rapporti fra i boss Buscemi, Bonura e i manager del gruppo Ferruzzi allora guidato da Raul Gardini.

 

gioacchino natoli 4

Un’accusa pesante che ha già diviso l’antimafia. Maria Falcone, il gruppo di magistrati che fa capo al Movimento per la Giustizia, ma anche i parlamentari Dem in commissione antimafia sono scesi in campo in difesa di Natoli. Altri magistrati hanno inviato messaggi di solidarietà a Giuseppe Pignatone, che nel suo curriculum di prestigio contro le mafie annovera un punto che riguarda proprio i boss imprenditori Buscemi, di Passo di Rigano: alla fine degli anni Novanta, fu proprio Pignatone a firmare l’indagine che portò alla maxi confisca di beni nei loro confronti.

 

Un’indagine importante con cui l’allora procuratore aggiunto di Palermo volle ribadire la sua storia professionale e il suo impegno: nei mesi precedenti era finito indagato a Caltanissetta per corruzione, insieme a Giammanco, Lo Forte e De Francisci.  Un’accusa poi archiviata dal gip Gilda Forte.

 

raul gardini

Per Pignatone, in particolare, la contestazione si fondava sulla dichiarazione del pentito Giovanni Brusca («Riina si lamentava che i fratelli Antonino e Salvatore Buscemi avevano un rapporto privilegiato con il dottor Pignatone, rapporto che essi non ponevano a disposizione dell’intera organizzazione»). Dichiarazione rimasta senza riscontri.

 

Come quella di un altro pentito eccellente, Salvatore Cancemi («Fu donato un immobile al magistrato»), che nel 1995 aveva dato luogo a un’altra archiviazione. «Si accertò — scrissero i magistrati di Caltanissetta — che l’immobile era stato regolarmente acquistato nel 1980 dalla moglie del dottor Pignatone, il quale all’epoca mostrò […]di avere ritualmente pagato l’appartamento[…]». Ora, la Procura e la Finanza tornano a indagare sull’acquisto di quella casa.

 

2. MAFIA&APPALTI, COSÌ LA MOGLIE DI NATOLI INGUAIÒ PIGNATONE

Estratto dell’articolo di Marco Lillo per “il Fatto quotidiano”

 

gioacchino natoli 3

Le trascrizioni delle conversazioni telefoniche della moglie di Natoli (intercettata da terza non indagata) e una relazione di servizio dell’allora capitano della Finanza Stefano Screpanti hanno peggiorato la posizione di Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone.

 

I due ex pm sono accusati con Screpanti di favoreggiamento (con l’aggravante di aver voluto favorire la mafia) per avere aiutato nel 1992 a “eludere le investigazioni” Antonino Buscemi; Francesco Bonura (due costruttori poi condannati per mafia); Ernesto Di Fresco (ex presidente della Provincia di Palermo, DC, arrestato nel 1982, assolto dalla concussione in appello e prescritto nel 1991 per interesse privato); Raul Gardini (suicida nel luglio 1993) Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini, manager del Gruppo Ferruzzi, guidato da Gardini. Ipotesi di accusa gravissime contro due esponenti storici dell’antimafia […]

 

raul gardini

La Procura di Caltanissetta contesta le scelte investigative dei due ex pm e del loro capo defunto, Pietro Giammanco, risalenti a ben 32 anni. L’inchiesta palermitana nel mirino era partita nel 1991 in un’Italia diversa.

 

Quel fascicolo che illuminava i rapporti opachi tra due mondi che apparivano lontani, quello dorato degli uomini di Gardini e quello che odorava di mafia dei Buscemi, era planato a Palermo da Massa Carrara nell’agosto del 1991. Il sostituto Gioacchino Natoli, dopo avere disposto alcune intercettazioni, nel giugno 1992 aveva chiesto e ottenuto prima l’archiviazione e poi la smagnetizzazione delle bobine. Tutto ciò era noto da decenni.

 

La questione dell’inerzia della procura e della distruzione delle bobine è stata rilanciata poi con clamore in Commissione Antimafia dall’avvocato Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino e legale di parte civile dei figli del giudice.

 

giuseppe pignatone 9

La Procura di Caltanissetta ha scoperto l’ordine di distruzione (che coinvolgeva anche i brogliacci) ma ha ritrovato a Palermo le bobine in teoria distrutte. Le ha quindi fatte ascoltare e dopo un’indagine penetrante ha deciso di indagare Giuseppe Pignatone nel ruolo di co-istigatore insieme al defunto procuratore Pietro Giammanco riservando a Natoli e al capitano che fece le indagini nel 1991-92 (ora generale) Screpanti il ruolo di esecutori.

 

Le conversazioni della moglie di Natoli – secondo la tesi della Procura guidata da Salvatore De Luca – corroborano questo contesto accusatorio. La signora Natoli parla al telefono mentre è intercettata, quando lo scandalo è esploso già in Commissione Antimafia.

Pietro Giammanco paolo borsellino

 

La moglie difende al telefono la figura del marito sostenendo di aver parlato della questione ‘con Gioacchino’. Spiega che il marito era allora un giovane sostituto. Insomma non aveva grande potere in Procura. Le scelte che poi portarono ad archiviare quel procedimento […] erano decise a un livello più alto: dal capo dell’ufficio, Giammanco, e dal suo collaboratore più fidato Giuseppe Pignatone. I pm nisseni guidati dal procuratore De Luca danno importanza a queste affermazioni e per questo le hanno sottoposte a Gioacchino Natoli all’inizio del suo interrogatorio insieme ad altri elementi.

 

L’ex pm, per una legittima scelta difensiva suggerita dal suo avvocato Fabrizio Biondo, si è avvalso della facoltà di non rispondere anche se in futuro si riserva di chiarire tutto. Stessa linea adottata da Pignatone che rivendica la sua estraneità.

 

Per la Procura di Caltanissetta, Natoli con Screpanti avrebbe svolto su istigazione di Pignatone e Giammanco “un’indagine apparente” chiedendo l’intercettazione di poche utenze e per brevi periodi.

giuseppe pignatone 7

 

Gli addebitano la mancata trascrizione delle conversazioni “particolarmente rilevanti” e “da considerarsi vere e proprie autonome notizie di reato” . Nelle telefonate non trascritte emergeva la “messa a disposizione” del politico Ernesto Di Fresco in favore di Bonura, poi condannato per mafia. Per i pm nelle telefonate che dovevano sparire c’era “una concreta ipotesi di ‘aggiustamento’, mediante interessamento del Di Fresco stesso, del processo pendente innanzi alla Corte d’Assise di Appello di Palermo, sempre a carico del Bonura”. Poi Bonura fu assolto.

 

gioacchino natoli 2

Per la Procura di Caltanissetta Natoli “richiedeva l’archiviazione del procedimento penale n. 3589/1991 (...) senza curarsi di effettuare ulteriori approfondimenti e senza acquisire il materiale concernente le indagini effettuate dalla Procura di Massa Carrara; infine, per occultare ogni traccia del suindicato rilevante esito delle intercettazioni telefoniche, disponeva la smagnetizzazione delle bobine e la distruzione dei brogliacci”. Un’accusa che ipotizza un dolo difficile da immaginare per chi conosce Natoli.

 

Un altro elemento su cui la Procura basa l’accusa è una relazione di servizio del capitano Screpanti della fine del 1991 trovata negli archivi della Gdf. Screpanti aggiorna i suoi superiori sul procedimento arrivato da Massa. Li informa che ha pochi uomini e che la Procura è scettica sull’indagine. Con il pm Natoli, Screpanti ha concordato di fare le intercettazioni su gruppi di pochi obiettivi in modo da fare l’indagine comunque, anche al fine di evitare in futuro polemiche.

 

giuseppe pignatone 6

Screpanti scrive di aver parlato della questione anche con Pignatone ma non riporta cosa si sia detto con il pm che non era titolare del fascicolo. Sette mesi dopo, il 25 giugno 1992 Natoli firma la richiesta in cui si legge “ordina la smagnetizzazione dei nastri relativi alle intercettazioni telefoniche e-o ambientali disposte con i decreti 467/91; 2/92; 35/92 536-91”. Questo ordine è ritenuto a dir poco anomalo dalla Procura di Caltanissetta perché il pm fa da solo e non passa dal Gip. Inoltre sul foglio firmato a penna da Natoli c’è un aggiunta a penna risalente probabilmente – per i pm nisseni – a un momento precedente e apposta da una mano diversa.

paolo borsellino

 

L’autore dell’aggiunta affianca all’ordine di distruzione delle bobine anche l’eliminazione per sempre dei brogliacci, dove i finanzieri appuntano chi parla con l’intercettato e la sintesi dei contenuti rilevanti. Chi ha aggiunto “e la distruzione dei brogliacci”? Sulla base di una perizia grafologica è escluso sia stato Natoli mentre resterebbe aperta l’ipotesi che sia stato Pignatone, che aveva la delega alle intercettazioni in procura.

GIOACCHINO NATOLI

 

C’è poi un altro dato inquietante per i pm nisseni. Per dimostrare che le intercettazioni erano irrilevanti (e quindi il procedimento da archiviare) la GdF nel 1992 allegava 29 trascrizioni di chiacchierate effettivamente insignificanti.

 

Però oggi, dopo 32 anni e il riascolto, i finanzieri e i pm nisseni sono arrivati a conclusioni opposte. Se fossero state allegate le conversazioni più interessanti, come quelle di Di Fresco, i pm difficilmente avrebbero archiviato e ordinato di distruggere bobine e brogliacci.

giuseppe pignatone 4

 

Per questa ragione i pm di Caltanissetta hanno interrogato il generale Screpanti e i procuratori. Il primo ha risposto senza chiarire i loro dubbi. I secondi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”