NO, TRUMP NON HA VINTO – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E’ RIUSCITO A METTERSI ALL’ANGOLO DA SOLO: DOPO LA MINACCIA DI “CANCELLARE UN’INTERA CIVILTÀ”, HA FATTO MARCIA INDIETRO SULL’ONDA DELLA CRISI ENERGETICA ED È PASSATO ALLA TREGUA DI DUE SETTIMANE - L’ANALISI DEI 10 PUNTI PROPOSTI DA TEHERAN PER LA PACE (IL REGIME DEGLI AYATOLLAH LEGITTIMATO, L'IRAN PADRONE DI HORMUZ, IL DIRITTO A CONTINUARE L’ARRICCHIMENTO DELL’URANIO) RAPPRESENTA UNA VITTORIA PER LA REPUBBLICA ISLAMICA – È DIFFICILE CAPIRE PERCHÉ IL TYCOON ABBIA VOLUTO LA GUERRA (CHE INIZIALMENTE PREVEDEVA UN CAMBIO DI REGIME A TEHERAN) E COME ISRAELE POSSA ACCETTARE QUESTA CONCLUSIONE…
Articolo di Paolo Mastrolilli per repubblica.it - Estratti
DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH
Chi ha vinto? Ammesso e non concesso che il cessate il fuoco accettato dal presidente americano Trump e dal ministro degli Esteri iraniano Araghchi regga, e porti nelle prossime due settimane ad un accordo definitivo, chi ne ricaverà più vantaggi?
La proposta mediata dal Pakistan ha fatto passare il mondo dal baratro della minaccia lanciata dal capo della Casa Bianca di cancellare un’intera civiltà, col timore che fosse pronto a usare persino le armi nucleari, alla prospettiva di una pace duratura nell’intero Medio Oriente, secondo le parole usate dallo stesso Trump.
Ma è stata la conferma dell’efficacia delle brusche maniere negoziali dell’autore di "Art of the Deal", oppure una marcia indietro umiliante dettata dal fatto che la guerra non stava andando secondo le sue aspettative, ingolfando il mondo in una crisi energetica che rischiava di infiammare e allargare il conflitto?
Per cercare le risposte partiamo dai fatti. La notte in cui aveva ordinato l’attacco all’Iran, il presidente americano aveva lasciato capire chiaramente che il suo obiettivo era il cambio di regime, perché aveva incitato la popolazione a scendere in piazza per riprendersi il paese.
(...)
Quando poi gli ayatollah hanno risposto bloccando lo Stretto di Hormuz la priorità è diventata riaprirlo, perché gli effetti economici si facevano sentire anche in America urtando la base del movimento Maga, che aveva eletto Donald per chiudere le guerre infinite, non rilanciarle proprio in Medio Oriente.
Trump sostiene che questa confusione, questa imprevedibilità, fanno parte della sua strategia negoziale, che ha prodotto il cessate il fuoco.
donald trump - stretto doi hormuz
Se però andiamo a guardare i dieci punti della proposta di pace iraniana, che lo stesso presidente ha definito come una base accettabile per il negoziato delle prossime due settimane, la realtà appare assai diversa.
(...) è chiaro che il regime non è caduto, ma anzi viene legittimato come interlocutore principale per definire il futuro dell’Iran. Un colpo devastante per le persone che a gennaio avevano avuto il coraggio di manifestare contro il governo, pagando con la vita in oltre 40.000 casi.
Le forze armate della Repubblica islamica sono state duramente colpite e indebolite, però hanno mantenuto la loro capacità di combattere e soprattutto hanno dimostrato di poter minacciare l’intera regione del Golfo Persico, strangolando il traffico navale attraverso Hormuz.
Lo Stretto ora verrà riaperto, ma sotto il controllo di Teheran. Se questa soluzione diventerà definitiva, gli ayatollah avranno ottenuto un risultato molto significativo, diventando di fatto i padroni di una larga fetta del mercato energetico mondiale.
donald trump - isola di Kharg in iran
Le infrastrutture nucleari sono state bombardate, ma i dieci punti iraniani affermano il diritto di continuare l’arricchimento dell’uranio, come previsto peraltro dal Trattato di non proliferazione.
In teoria solo a scopi civili, ma se la Repubblica islamica era arrivata sulla soglia della costruzione della bomba atomica, non c’è motivo di fidarsi quando promette di non riprovarci in futuro. Quanto ai proxy, le condizioni degli ayatollah richiedono anche la fine delle operazioni di Israele contro Hezbollah in Libano.
BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP
I dieci punti poi prevedono la fine delle sanzioni economiche contro Teheran, il pagamento delle riparazioni per i danni provocati dalla guerra, e la cancellazione delle risoluzioni dell’Onu e dell’Aiea, accompagnate ovviamente dall’impegno americano a non attaccare più il Paese.
Se questa è la base dell’accordo, diventa difficile capire perché Trump abbia voluto la guerra e come Israele possa accettare questa conclusione. Il capo della Casa Bianca risponderà che il negoziato partirà anche dai suoi 15 punti, molto più punitivi per la Repubblica islamica, e se non si troverà un punto di incontro gli attacchi riprenderanno.
In attesa di vedere se le prossime due settimane produrranno questa soluzione, di sicuro al momento il presidente americano ha accettato un cessate il fuoco che gli offre in cambio poco o nulla di quanto pretendeva la notte dell’inizio dei bombardamenti.
VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 3
benjamin netanyahu donald trump mar a lago
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