poveri poverta

L’ITALIA S’È MESTA - IN 10 ANNI I ‘POVERI ASSOLUTI’ SONO TRIPLICATI, PASSANDO DA 1,6 MILIONI NEL 2006 AI 4,7 MILIONI DEL 2016. SI TRATTA DI UN RECORD STORICO - PIÙ POVERI AL SUD, TRA I GIOVANI, TRA I NON LAUREATI. RESTA INVARIATA LA PERCENTUALE DI POVERTÀ RELATIVA

 

Da www.ilfattoquotidiano.it

 

povero in stradapovero in strada

Un incremento costante. E nel 2016 il picco. Dieci anni fa gli italiani in povertà assoluta, cioè quelli che non possono permettersi un paniere di beni e servizi essenziali per uno standard di vita accettabile, erano 1,66 milioni. Lo scorso anno l’Istat ne ha contati 4,74 milioni, un record storico. Rispetto all’anno precedente le persone in stato di grave indigenza sono aumentate “solo” di 150mila unità, cosa che secondo l’istituto di statistica equivale a una “sostanziale stabilità“.

 

Ma tra 2006 e 2016 se ne contano oltre 3 milioni in più. Non solo: lo scorso anno l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con 3 o più figli minori è salita dal 18,3% del 2015 al 26,8%. Così sono saliti dal 10,9% a 12,5%, pari a 1 milione e 292mila, i bambini poveri. Non è un caso se lo scorso anno il governo ha lanciato il Sostegno di inclusione attiva in attesa del via libera, arrivato solo il mese scorso, al nuovo sussidio anti povertà battezzato Reddito di inclusione.

 

povert povert

Per avere un’idea della progressione basta guardare le serie storiche, che per il periodo 2005-2013 l’Istat ha “ricostruito” visto che dall’anno successivo le elaborazioni si basano non più sull’indagine sui consumi delle famiglie bensì su quella sulle spese. Anno 2006: 1,66 milioni di poveri assoluti, 6 milioni di poveri relativi, calcolati andando a vedere quanti sono i nuclei di due componenti che spendono meno della spesa media pro capite di un solo individuo. Anno 2007: i poveri assoluti salgono a 1,78 milioni, quelli relativi a 6,09. Deflagra la crisi finanziaria, che poco dopo colpirà anche l’economia reale.

 

E nel 2008 i poveri assoluti salgono a 2,1 milioni, con un balzo di 400mila: un po’ più degli abitanti di una città come Bologna. I poveri relativi aumentano altrettanto, a 6,5 milioni. Di lì al 2012 l’incremento è lento e costante: i poveri assoluti diventano 2,3 milioni nel 2009, 2,47 milioni nel 2010, 2,65 nel 2011, 3,5 nel 2012, 4,4 nel 2013. L’incidenza della povertà assoluta sulla popolazione italiana è passata di conseguenza dal 2,9% del 2006 al 7,3% del 2013. Nel 2015 passa al 7,6%. Nel 2016 al 7,9%.

SUD POVEROSUD POVERO

 

La povertà relativa è calata un po’ nel 2009 (6,24 milioni), poi anche in questo caso la progressione è stata costante. Nel 2013 gli individui in condizioni di svantaggio rispetto alla media sono arrivati a 7,8 milioni. Nel 2016 hanno toccato quota 8,46 milioni.

 

 

Sul rischio di trovarsi in povertà continuano ad incidere pesantemente età e posizione professionale. Dal 2012, i più svantaggiati sono i più giovani. Nel 2016 era in povertà assoluta “solo” il 3,9% delle famiglie in cui la persona di riferimento ha più di 64 anni, mentre tra i nuclei con un capofamiglia under 35 la percentuale arriva al 10,4%. Per quanto riguarda il lavoro svolto, ancora oggi per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio l’incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%), come negli anni precedenti.

PENSIONE POVERTA'PENSIONE POVERTA'

 

Rimane invece contenuta tra le famiglie in cui la persona di riferimento è dirigente, quadro e impiegato (1,5%) o pensionato (3,7%). Inoltre l’incidenza diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: 8,2% se ha al massimo la licenza elementare, 4% se è almeno diplomata. A livello geografico, il picco della povertà assoluta si registra ancora una volta nel Mezzogiorno: qui l’8,5% delle famiglie è in povertà assoluta, contro una media italiana del 6,3 per cento.

finitela di essere poverifinitela di essere poveri

 

Davanti a questo scenario, qualche passo avanti sul fronte degli aiuti è stato fatto. Ma non basta ancora, secondo le associazioni e ong che lavorano in questo campo. E’ vero infatti che il governo Renzi ha varato un ddl contro la povertà e a giugno il consiglio dei ministri ha dato l’ok al decreto attuativo che dà forma alla prima misura universale per aiutare chi è in indigenza.

 

Ma le risorse, 1,7 miliardi che dovrebbero salire a 2 dal 2018, restano largamente insufficienti per coprire le necessità di tutte le persone in difficoltà. Nella prima fase solo il 30% di loro, a partire dai nuclei con figli minorenni, avrà accesso alla nuova carta acquisti di valore compreso tra i 190 e i 485 euro mensili e, in potenza, a servizi sociali che dovrebbero aiutarne il reinserimento nel mondo del lavoro se disoccupati. Per aiutare tutti, ha calcolato l’Ufficio parlamentare di bilancio, di miliardi ne servono tra i 5 e i 7. Per ora la politica non li ha trovati.

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