RIFORME CON IL BUCO – SENZA UNA NORMA CHE ESTENDA L’APPLICAZIONE DELL’ITALICUM ANCHE AL SENATO NON SI PUÒ VOTARE – ELEZIONI ANTICIPATE PIÙ LONTANE

Barbara Fiammeri per “Il Sole 24 Ore

 

gaetano silvestrigaetano silvestri

Il rischio di elezioni anticipate si allontana. Chi temeva (e sono tanti) che Matteo Renzi, dietro le rassicurazioni di voler portare avanti la legislatura fino al 2018, fosse in realtà tentato di presentarsi a breve davanti agli elettori, da ieri tira un sospiro di sollievo. L'audizione di Gaetano Silvestri, l'ex presidente della Consulta che dichiarò a gennaio l'illegittimità del Porcellum, non consente più tatticismi.

 

Davanti alla commissione Affari costituzionali del Senato, Silvestri ha detto senza giri di parole che serve una norma che estenda l'applicazione dell'Italicum anche al Senato, ipotesi che il testo attuale non prevede perché alla Camera la minoranza del Pd (sostenuta anche da Ncd) ottenne la soppressione dell'articolo 2 che regolava l'elezione per Palazzo Madama.

 

Una scelta che anche allora fu fatta per ostacolare un eventuale ritorno a breve davanti alle urne. Ora ci risiamo. Senza l'estensione per il Senato, Silvestri ha spiegato che c'è solo una strada: votare in entrambi i rami del Parlamento con il Consultellum ovvero il sistema uscito dalla sentenza della Corte costituzionale, un proporzionale puro con preferenza unica.

 

Escluso quindi che si possa votare alla Camera con l'Italicum e al Senato con il proporzionale come si riteneva all'indomani del primo via libera alla riforma elettorale a Montecitorio.

 

CALDEROLI FINOCCHIAROCALDEROLI FINOCCHIARO

Da ieri si gioca a carte scoperte. Se il Pd dovesse insistere per estendere l'Italicum al Senato, Renzi di fatto confermerebbe i timori trasversali di elezioni anticipate a breve. A meno di non volersi "accontentare" del Consultellum, che non prevedendo il premio di maggioranza lo obbligherebbe anche in caso di vittoria ampia a trovare all'indomani del voto gli alleati per formare il governo, come avveniva nella prima Repubblica.

 

Anna Finocchiaro, presidente della Commissione e relatrice dell'Italicum, nonchè esponente di primo piano del Pd, conferma che «ci vuole una disciplina transitoria per il Senato». Quale però è ancora presto per dirlo: «Le considerazioni di Silvestri meritano ovviamente un supplemento di riflessione». Anche perché l'ex presidente della Consulta ha offerto uno spunto ulteriore.

 

Tra le ragioni di incostituzionalità del Porcellum, oltre all'assenza di una soglia per l'attribuzione del premio di maggioranza, c'era anche quella di comprimere il principio di rappresentanza senza allo stesso tempo garantire la governabilità. L'assegnazione del premio di maggioranza al Senato, secondo la Costituzione, avviene infatti su base regionale e questo produce maggioranze di consistenza assai diversa tra i due rami parlamentari. Un problema che si è posto per il Porcellum e che inevitabilmente si riprodurrebbe per l'Italicum.

FINOCCHIARO CALDEROLIFINOCCHIARO CALDEROLI

 

L'estensione tout court al Senato del sistema della Camera sarebbe quindi a rischio incostituzionalità. Inevitabile, quindi, «trovare una norma che colleghi la riforma elettorale a quella del Senato», ammette Finocchiaro. Tra le ipotesi c'è il cosiddetto lodo Calderoli: l'Italicum si applica solo dopo il via libera definitivo alla riforma del Senato. Né più né meno di quello che chiedeva la minoranza Pd già alla Camera e che piace anche a tutte le forze minori.

 

Ma di ipotesi "transitorie" ce ne sono anche altre. Il costituzionalista Sandro Staiano ad esempio ha proposto di prevedere il ritorno in vigore del Mattarellum. Ma è scontato che in questo caso il patto del Nazareno andrebbe in frantumi perché di tutti i sistemi elettorali possibili, per Silvio Berlusconi il Mattarellum è il peggiore. Quanto all'Italicum, la prima giornata di audizioni è confortante. I costituzionalisti hanno promosso la riforma e le modifiche che la maggioranza si appresta ad approvare (premio alla lista e abbassamento soglie di sbarramento).

 

Buone notizie arrivano anche dalla Camera per la riforma del Senato. La commissione affari costituzionali ha approvato come testo base il ddl del Governo, con il sì di maggioranza e Fi, e il no di Sel e M5s. Lunedì scade il termine per gli emendamenti.

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