L’IVA NON VI AL-LETTA? PECCATO, PERCHÉ L’AUMENTO È L’UNICA SOLUZIONE: IL GOVERNO VUOLE METTERE I (POCHI) SOLDI SUL “LAVORO”

Fabio Martini per "la Stampa"

Nel giorno in cui il "Financial Times" prende di mira Enrico Letta, rimproverandolo di un «letargo» e di una inerzia che non hanno prodotto «assolutamente nulla», da parte sua il presidente del Consiglio si è cimentato - dalla mattina alla sera - in una striscia di esternazioni, l'ultima delle quali («Se non c'è il lavoro, il Paese non si salva»), pur generica, in realtà allude ad una decisione sempre più matura, oramai quasi definitiva del governo: da una parte la rinuncia a bloccare l'aumento dell'Iva e dall'altra l'intenzione di indirizzare le risorse disponibili verso l' occupazione giovanile, attraverso un bonus che favorisca le assunzioni a tempo indeterminato di giovani.

Grazie a misure di decontribuzione e defiscalizzazione per le imprese. Una intenzione destinata a realizzarsi in occasione del prossimo Consiglio dei ministri (probabilmente sabato) che varerà il cosiddetto "decreto del fare".

Il Letta-day era iniziato di buona mattina con un discorso ai 35 saggi delle riforme; il premier ha riparlato al termine dell'incontro col premier sloveno e poi, nel pomeriggio, è intervenuto al congresso della Cisl.

E qui, dopo che Raffaele Bonanni aveva chiesto al governo «uno choc fiscale per un Paese al collasso», il presidente del Consiglio si è prodotto in una serie di appelli, il più immaginifico dei quali ha preso le mosse da un cartoon della Walt Disney: «Alla fine di una lunga rincorsa il pesciolino Nemo trova il papà che poi, però, finisce in una rete insieme ad altri pesci. Nemo riesce a far capire che se spingono tutti nella stessa direzione succede il miracolo e la rete si libera».

Di qui l'appello: «Dobbiamo remare tutti insieme, altrimenti non risolveremo i problemi, perche' non ci sara piu', come in passato, un debito pubblico al quale possiamo attingere per dare un pezzettino di risposta a ognuno».

Un appello ecumenico, favorito dal contesto: al congresso della Cisl Enrico Letta giocava in casa e infatti non sono mancati plateali messaggi di affetto: «Le parole di Bonanni, l'Italia delle responsabilità, le sento profondamente radicate nel mio cuore e nella mia testa, sono le stesse che accompagnano da 41 giorni la mia vita e il mio lavoro». Ma al netto delle mozioni degli affetti, il messaggio politicamente più importante di Letta è stato un altro, quello apparentemente più generico sul lavoro, «senza il quale il Paese non si salva».

E poi, più in dettaglio: «Il il cuneo fiscale è la vera zavorra del nostro paese». E in queste frasi c'è anche la novità che, di ora in ora, sta maturando nel governo e che ieri sera si è quasi definitivamente assestata: la rinuncia a bloccare l'aumento dell'Iva e al tempo stesso l'intenzione di indirizzare le risorse disponibili sulle misure a favore della occupazione giovanile.

Il decreto, che contiene anche il capitolo semplificazioni, nelle intenzioni di Letta dovrebbe rappresentare anche una risposta indiretta ai suoi critici, compreso l'autorevole Financial Times che rimprovera il programma del governo di somigliare sempre più ad una «trilogia impossibile», che tenta di «tagliare le tasse, aumentare la spesa per l'istruzione e, allo stesso tempo, rimanere negli obiettivi del deficit imposti da Bruxelles».

Un editoriale molto severo, per certi versi inatteso, alla vigilia del primo appuntamento internazionale di rilievo per il presidente del Consiglio, il G8 in Irlanda del Nord. In quella occasione si svolgono diversi incontri bilaterali e ovviamente si sta lavorando anche ad un vis-à-vis tra Obama e Letta, che sinora si sono parlati per telefono, senza conoscersi personalmente.

Oltre all'autorevole quotidiano della City, tra i critici del governo, in questo caso domestici, da ieri, va annoverata anche la Confcommercio, la cui platea ha fischiato ieri il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato, che intervenendo ad un'assemblea della principale associazione dei commercianti italiani, aveva usato parole sincere sulla questione Iva: «Non è che non lo voglia fare ma non lo posso promettere».

 

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