benjamin netanyahu gaza palestina

L’OCCIDENTE FINALMENTE BATTE UN COLPO SUL PIANO DI OCCUPAZIONE DELLA STRISCIA DI NETANYAHU – NOVE PAESI, TRA CUI L’ITALIA, SI OPPONGONO ALL’OPERAZIONE DI ISRAELE NELLA STRISCIA: “AGGRAVERÀ LA CATASTROFICA SITUAZIONE UMANITARIA, METTERÀ IN PERICOLO LA VITA DEGLI OSTAGGI E AUMENTERÀ IL RISCHIO DI UN ESODO DI MASSA DEI CIVILI” – ALL'APPELLO SI AGGIUNGONO ANCHE VENTI PAESI ARABI E MUSULMANI E PERSINO LA RUSSIA, CHE DI OCCUPAZIONI SE NE INTENDE...

Estratto dell’articolo di Danilo Ceccarelli per “la Stampa”

 

ANTONIO TAJANI BENJAMIN NETANYAHU

Ci sono volute meno di 24 ore prima che il "no" lanciato a gran voce dall'Occidente contro il progetto di occupazione di Gaza City presentato da Benjamin Netanyahu finisse nero su bianco in una posizione comune.

 

«I piani annunciati dal governo israeliano rischiano di violare il diritto internazionale umanitario», si legge in una dichiarazione firmata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, assieme agli omologhi di Regno Unito, Germania Australia e Nuova Zelanda, ai quali si sono aggiunti con qualche ora di ritardo quelli di Francia, Canada Austria e Norvegia.

 

Nove Paesi in tutto per affermare che una «ulteriore operazione militare» nella Striscia «aggraverà la catastrofica situazione umanitaria, metterà in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterà il rischio di un esodo di massa dei civili». Con questa mossa diplomatica, si ufficializza in qualche modo il blocco contrario all'operazione di Netanyahu.

 

benjamin netanyahu nella striscia di gaza

Nella nota si evoca Hamas, che deve rilasciare gli ostaggi detenuti, insieme all'«impegno a favore dell'attuazione di una soluzione a due Stati negoziata». Un progetto, quest'ultimo, rilanciato negli ultimi tempi dal presidente Emmanuel Macron, seguito poi da altri Paesi come Regno Unito e Germania che a settembre potrebbero compiere il grande passo.

 

[…] Adesso, però, la comunità internazionale deve compiere «ogni sforzo» per mettere fine al conflitto «attraverso un cessate il fuoco immediato e permanente che consenta la fornitura di un'assistenza umanitaria massiccia, immediata e senza ostacoli», sostengono i titolari della diplomazia dei Paesi firmatari della dichiarazione di ieri.

 

Un obiettivo trasformatosi in una corsa contro il tempo, perché «a Gaza si sta verificando lo scenario peggiore, quello di una carestia». Per questo si chiede a Israele di «trovare con urgenza soluzioni per modificare il suo recente sistema di registrazione delle organizzazioni umanitarie internazionali», perché «la loro esclusione sarebbe un segnale grave».

 

BENJAMIN NETANYAHU A GAZA

Un coro internazionale al quale si è unita anche la Russia, con un comunicato diffuso dal dicastero degli Esteri di Mosca: «La messa in atto di simili decisioni e di simili piani, che suscitano la condanna e il rifiuto, rischia di aggravare la situazione già drammatica nell'enclave palestinese, che presenta tutti i segni di una catastrofe umanitaria». Una situazione che, secondo la diplomazia russa, rischia di portare a «serie conseguenze negative per l'intera regione mediorientale».

 

Più che un appello, un grido di allarme urlato dalla comunità occidentale, al quale si aggiunge quello di una ventina di Paesi arabi e musulmani che si sono riuniti in una dichiarazione comune volta a condannare i piani di Israele su Gaza. Intanto, l'Autorità Nazionale Palestinese ha «accolto con favore» la dichiarazione congiunta rilasciata dai ministeri degli Esteri di Italia, Regno Unito, Germania, Australia e Nuova Zelanda.

 

netanyahu gaza palestina

[…] Oggi si terrà a New York una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu, inizialmente prevista ieri e poi rimandata. Una mobilitazione mondiale, che riguarda anche l'opinione pubblica, spesso con tensioni. Come quelle registrate a Londra, dove ieri sono stati arrestati 365 manifestanti pro-Pal scesi in piazza per sostenere Palestine Action, gruppo filo-palestinese inserito nel luglio scorso dal governo britannico nella lista nera delle organizzazioni terroristiche con una controversa decisione definita «sproporzionata» dall'Onu. […]

antonio tajani benjamin netanyahu - foto lapresse

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