IL POTERE ABITA A VIA SOLFERINO - L’OSSESSIONE DEL CAPITALISMO MARCIO ITALIANO: METTERE LE MANI SUL “CORRIERE” - NEL 2005 CI PROVÒ RICUCCI, OGGI C’È LA LOTTA TRA LO SCARPARO E L’ASSE ELKANN-MEDIOBANCA - MA NELLA PARTITA C’È ANCHE DE BENEDETTI, ALTER EGO DI BAZOLI: SU “REPUBBLICA” TRAMITE PENATI “CONSIGLIA” A MARPIONNE DI VENDERE “LA STAMPA” E LA PARTECIPAZIONE NEL “CORRIERE” (CHISSÀ A CHI)…

Da "Il Foglio"

Diego Della Valle cresce ancora in Rcs, editrice del Corriere della Sera, ora ha una quota compresa tra l'8 e il 9 per cento. La notizia, rilanciata ieri sulle agenzie stampa e confermata da diverse fonti finanziarie, l'aveva di fatto anticipata lo stesso patron di Tod's due sere fa, senza però entrare in dettagli: "In Rcs non sono mai stato tranquillo e contento come ora, la mia volontà è sempre stata quella di crescere, siamo cresciuti e anche molto negli ultimi mesi nel rispetto delle regole - ha detto intervenendo alla trasmissione di Gad Lerner su La7 - Le autorità competenti lo sanno, i vertici Rizzoli lo sanno".

La scalata a basso costo al quotidiano di via Solferino è una delle modalità prescelte dall'imprenditore marchigiano per continuare a dare battaglia contro "quel mondo che comandava le aziende con lo 0,5 per cento, un mondo che sta per finire". Perché il dibattito pubblico potrà pure ruotare attorno ai massimi sistemi (modelli automobilistici, cosmopolitismo e così via) oppure all'anagrafe degli avversari di turno (che sono a volte "arzilli vecchietti" come nel caso di Geronzi e Bazoli, altre volte troppo giovani come John Elkann), ma alla fine l'ossessione del capitalismo italiano, come di moltre altre filiere di potere politico, è quella di scalare il Corriere della Sera.

Il quotidiano della borghesia milanese è del resto l'origine e il compimento di brillanti e spesso sfortunate carriere finanziarie, di intrecci malmostosi e ambigui della storia italiana degli ultimi tre, quattro decenni. E' comunque dal 2005, dall'estate dei cosiddetti "furbetti del quartierino" (Stefano Ricucci e altri immobiliaristi avventurosi), che il Corsera ed Rcs, l'editrice, con il variopinto e litigioso patto di sindacato, non provocavano brividi e appetiti sotto il cielo della finanza.

E così, in attesa di svolte politiche previste in primavera dopo la parentesi tecnica di Mario Monti, si va configurando un parallelo tramestìo tra i cosiddetti poteri forti (da Mediobanca a Gpi/Pirelli, da Impregilo alle fondazioni bancarie) e un contemporaneo rimescolamento nel Corriere.

Il tutto avviene attorno a un giornale, diretto da Ferruccio de Bortoli, che non perde la sua potenziale centralità politica (è pur sempre da quella scuderia che è venuto, dopo lunga preparazione, l'attuale premier Monti), ma che è ora in condizioni decisamente particolari. Ieri il titolo di Rcs ha chiuso in fortissimo rialzo sulla scorta delle notizie su Della Valle.

Ma quel che più conta per capire le schermaglie Della Valle-Elkann-Marchionne è la convocazione nel fine settimana del patto di sindacato di Rcs, chiamato a risolvere una situazione finanziaria difficile. In quella sede il neo ad, Pietro Scott Jovane, dovrebbe offrire una preview del suo piano strategico di risanamento.

Lo stesso Scott Jovane - va ricordato - sulla cui nomina Elkann rivendicò nel maggio scorso un ruolo decisivo. Perché gli eredi degli Agnelli hanno visto sbiadire la loro centralità rispetto agli anni d'oro, ma oltre alla prossimità con l'attuale ad del Corriere, possono contare ancora sul controllo proprietario della Stampa di Torino e su una storica vicinanza a Luigi Gubitosi, nuovo dg Rai e già manager del Lingotto.

Se Della Valle punta davvero a un ruolo preminente nel Corriere - "perché ritengo che le aziende vanno amministrate dai proprietari", ha detto spiegando gli acquisti azionari avvenuti prima e dopo la sua estromissione dagli organi societari del Corriere - è naturale che sulla sua strada si metta Elkann, presidente di Fiat. L'imprenditore gli imputa di essere "un ragazzo giovanissimo, che ricopre un ruolo per il quale non ha l'esperienza"; è John che l'ha estromesso, in pratica.

LA DUPLICE LINEA DI REP.
Nella controversia si precipita anche Repubblica. Il quotidiano rivale in questi giorni si muove su un fronte duplice. Da una parte c'è la linea istintiva del giornale-tribuna, rappresentata dal vicedirettore Massimo Giannini, antico fustigatore di "Fabbrica Italia" e che ora ha carta bianca nell'assalto al "borghese buono" che fu perfino "socialdemocratico".

Dall'altra parte c'è un disegno più eterodosso, cui forse non è estraneo l'intervento di Alessandro Penati a difesa del manager italo-canadese. Un'eterodossia, notano gli osservatori più maliziosi, che potrebbe rinviare a un attendismo interessato dell'editore Carlo De Benedetti, da sempre in stand by come acquirente potenziale del grande giornale di Torino.

Penati suggerisce a Marchionne di vendere la Stampa e la partecipazione nel Corriere", in modo da dimostrare che "i settori in declino, non solo l'auto, non sono più ‘strategici' per il gruppo". Marchionne fa lo snob e si mostra disinteressato alle partite editoriali. Ecco la sua risposta al direttore di Repubblica, Ezio Mauro, che ieri gli riproponeva la cosa: "Proprio a me venite a chiedere dei salotti buoni? Non li ho mai frequentati".

 

Sede del Corriere della Sera in via SolferinoDELLA VALLE ELKANN della valle marchionneJOHN ELKANN E SERGIO MARCHIONNE jpegBAZOLI E GERONZI Stefano Ricucci PIETRO SCOTT JOVANEALESSANDRO PENATICARLO DE BENEDETTI

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