pnrr recovery giorgia meloni raffaele fitto

SUL PNRR IL GOVERNO HA POCO DA FESTEGGIARE – MELONI E FITTO ESULTANO PER LA QUARTA RATA IN ARRIVO. MA, DOPO LA CORTE DEI CONTI, ANCHE L’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO AVVERTE CHE L’UTILIZZO DEI FONDI DEL RECOVERY ARRANCA – NEL 2023 È STATO SPESO APPENA IL 7,4% DI QUANTO PROGRAMMATO, OVVERO 2,5 MILIARDI DI EURO. PIÙ DEL 75% DELLE FASI DEI PROGETTI È IN RITARDO – IL “COLLO DI BOTTIGLIA” SI CREA CON LA MESSA A BANDO E L’ASSEGNAZIONE DEI LAVORI…

Estratto dell’articolo di Chiara Brusini per www.ilfattoquotidiano.it

 

GIORGIA MELONI URSULA VON DER LEYEN

Dopo la Corte dei Conti, anche l’Ufficio parlamentare di bilancio avverte che l’utilizzo dei fondi del Pnrr arranca. Stando ai dati del sistema di rendicontazione Regis e alla banca dati delle gare dell’Anac, al 26 novembre erano stati spesi in tutto 28,1 miliardi, il 14,7% delle risorse europee. Se per gli anni dal 2020 al 2022 sono state impiegate tutte le risorse programmate, nel 2023 gli esborsi ammontano a soli 2,5 miliardi, il 7,4% del programmato.

 

Ma le informazioni più interessanti arrivano dalla ricognizione fatta su 231.140 progetti avviati e finanziati ai soggetti attuatori, quelli chiamati a bandire le gare: più del 75% delle fasi è in ritardo. “I ritardi originano sin dalle prime fasi, messa a bando e assegnazione dei lavori”, annota l’organismo indipendente guidato da Lilia Cavallari (foto a sinistra).

 

Che sottolinea non solo la criticità data “dall’elevata numerosità di piccoli progetti con soggetti attuatori di natura privata o mista dispersi sul territorio, con ridotta esperienza di gestione delle gare“, ma anche l’insufficiente “speditezza” dei big come Rfi, Infratel, Enel Distribuzione, Gse e Terna nel tradurre i progetti in lotti assegnati attraverso le gare.

 

Pnrr Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Il problema insomma è la solita difficoltà a “mettere a terra” le risorse, più che il fenomeno delle gare deserte che “rimane di entità marginale”. Il principale collo di bottiglia resta la fase di assegnazione, cioè la selezione dell’impresa cui affidare la realizzazione: la tabella messa a punto dall’Upb scorporando i progetti nelle varie fasi di realizzazione mostra ritardi in 206mila casi su 215mila (96%).

 

[…]

 

Gare per il 25% del valore dei progetti – A oggi si registrano gare per un importo complessivo di circa 45 miliardi, pari al 25,4% del valore dei progetti, mentre le aggiudicazioni si fermano a circa la metà, 22,6 miliardi. Le missioni Infrastrutture, Istruzione e Coesione, che valgono metà dei progetti del piano, mostrano avanzamenti “addirittura nulli in corrispondenza di alcune componenti”.

 

Il divario tra aree del Paese è evidente: Centro e Nord registrano quote di gare avviate rispettivamente del 30,1 e del 27,7%, mentre sui progetti localizzati al Sud sono state avviate gare per un importo che non supera il 19,3%. Stessa dinamica per le percentuali di aggiudicazione.

 

meloni e le modifiche al pnrr vignetta by rolli il giornalone la stampa

Al netto di incentivi e agevolazioni fiscali, la cui spesa non richiede particolari sforzi da parte delle pubbliche amministrazioni, il rapporto tra pagamenti effettuati e risorse impegnate è al 14,5%.

 

Vale a dire che i pagamenti alle imprese assegnatarie dei lavori procedono con il contagocce. “Sembrerebbe esserci una soddisfacente allocazione delle risorse su progetti identificati dai soggetti attuatori (è stato deciso che cosa fare)”, commenta l’Upb, “ma resta basso il livello dei pagamenti per i lavori di realizzazione degli stessi”.

 

In valore assoluto, progetti avviati hanno sinora richiesto l’impegno di 66,4 miliardi su tutto l’orizzonte previsto per la realizzazione, dei quali “19,2 miliardi si sono tradotti in spesa effettiva con pagamenti alle impese assegnatarie dei lavori o erogazione dei benefici”.

 

[…]

raffaele fitto presenta le modifiche al pnrr 4

 

L’Upb analizza anche le prime evidenze sulla revisione del piano approvata a fine novembre dalla Commissione Ue e per la quale si attende il parere del Consiglio. Le modifiche approvate “non coincidono integralmente con quelle proposte dal governo la scorsa estate” quando “erano stati previsti definanziamenti per circa 16 miliardi a fronte degli attuali 8,3″ e “le risorse previste per il capitolo RePowerEu ammontavano a circa 19 miliardi rispetto agli 11,2 attuali”.

 

Con le modifiche che hanno avuto via libera, tutte le componenti in cui si articolano le Missioni del Piano hanno subito modifiche in termini di risorse. A cambiare radicalmente è stato però soprattutto il cronoprogramma, con “un differimento in avanti degli obiettivi da conseguire“, ricorda l’Upb.

 

RAFFAELE FITTO E PAOLO GENTILONI

Di conseguenza “le rimanenti sei rate con cui saranno erogate le risorse dal 2024 hanno subito un’analoga rimodulazione che ha ridotto significativamente gli importi della quinta e sesta rata traslandoli quasi interamente nella decima“. Con effetti in termini di finanza pubblica tutti da valutare: “Potrebbe emergere la necessità di un maggiore ricorso al mercato a meno di riduzioni compensative di spese in altre voci del bilancio dello Stato.

raffaele fitto giancarlo giorgetti paolo gentiloniMODIFICHE AL PNRRURSULA VON DER LEYEN E GIORGIA MELONI

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