viktor orban peter magyar

L’UNGHERIA DEVE SCEGLIERE TRA L’ORBAN ORIGINALE E UN ORBAN IN ERBA – PETER MAGYAR, L’AVVERSARIO DEL “VIKTATOR” UNGHERESE DATO IN VANTAGGIO NEI SONDAGGI, PER VENT’ANNI È STATO UN ESPONENTE DI FIDESZ, IL PARTITO DEL PREMIER PUTINIANO. EX MARITO DI JUDIT VARGA, EX MINISTRA DELLA GIUSTIZIA COSTRETTA ALLE DIMISSIONI PER AVER PROTETTO UN PEDOFILO, MAGYAR È STATO CONSIGLIERE D’AMMINISTRAZIONE IN VARIE AZIENDE PUBBLICHE, E LA PENSA COME ORBAN ANCHE SULL’UCRAINA: SI È SCHIERATO CONTRO L’INGRESSO DELL’UCRAINA NELL’UE E I SUOI PARLAMENTARI SI SONO OPPOSTI AL PRESTITO DA 90 MILIARDI A KIEV

 

 

 

MAGYAR È MIGLIORE DI ORBÁN, MA DI POCO

Dal profilo “X” di Marco Zunino

 

comizio di peter magyar foto lapresse

Magyar è migliore di Orbán, ma di poco. Diciamo che è un Orbán di qualche anno fa, non già l’Orbán fintamente democratico dei sui inizi, ma nemmeno un Cetto Laqualunque come quello attuale. Per il resto, su molti temi, non solo sull’Ucraina, il suo Partito non è in sintonia con la maggioranza del Parlamento Europeo e con le esigenze di molti altri Paesi.

 

Al confronto di entrambi, la Meloni è un’europeista.  Questo ci ricorda come spesso la “cultura” politica di un Paese determini la qualità  sia della maggioranza sia dell’opposizione. Nel caso dell’Italia, questa qualità è scarsa, nel caso dell’Ungheria è pessima.

 

Poi comunque meglio che Orbán se ne vada, ma solo perché ormai è deragliato: un leader sfacciatamente corrotto e disperato

 

CHI È PÉTER MAGYAR, L’EX BRACCIO DESTRO DI ORBÁN CHE ORA GUIDA LA SFIDA AL SUO SISTEMA DI POTERE

Estratto dell’articolo di Giorgio Dell'Omodarme per https://www.eunews.it/

 

[...]  la storia del leader di TISZA – e la sua parabola politica – sono molto diverse da quanto ci si potrebbe aspettare e spiegano molto di quello che ci si dovrà attendere qualora dovesse diventare primo ministro.

 

comizio di peter magyar foto lapresse

[...] Nato a Budapest nel 1981, Magyar iniziò a familiarizzare con la politica ungherese sin dalla tenera età: figlio di due importati avvocati, il suo padrino fu Ferenc Mádl, presidente della Repubblica dal 2000 al 2005, mentre l’amico della sua infanzia è stato Gergely Gulyás, che oggi occupa il ruolo di capo di Gabinetto del Primo Ministro.

 

All’inizio degli anni duemila, si iscrisse alla facoltà di Legge presso l’Università Cattolica di Budapest e fu proprio durante i suoi studi – a seguito della sconfitta di Orbán alle elezioni parlamentari del 2002 – che Magyar decise di prendere la tessera di Fidesz, facendo così il suo ingresso in quel ‘cerchio magico’ nel quale sarebbe rimasto per più di vent’anni.

 

peter magyar foto lapresse

Il giovane avvocato scalò rapidamente le gerarchie del partito insieme ad un altra militante, Judit Varga, che nel 2006 sarebbe diventata sua moglie. Nel 2011, durante il semestre di presidenza ungherese del Consiglio dell’Unione Europea, Magyar e Varga si trasferirono a Bruxelles per lavorare rispettivamente come diplomatico alla Rappresentanza Permanente dell’Ungheria presso l’UE e come consigliera politica dell’europarlamentare di Fidesz János Áder. Nel 2015, Magyar ricevette anche l’incarico di gestire i rapporti tra il Governo Orbán e il Parlamento Europeo, compito non banale visti i frequenti scontri tra Budapest e Strasburgo.

 

[...] Al loro ritorno in patria dopo quasi un decennio nella capitale belga, il peso dei Magyar all’interno del sistema di potere orbavano era notevolmente cresciuto. Péter entrò così nel cda di diverse aziende di Stato, mentre Judit scelse di lanciarsi direttamente in politica e nel 2019 assunse la carica di Ministra della Giustizia.

supporter di peter magyar in ungheria foto lapresse

 

Proprio quando la sua carriera sembrava aver spiccato il volo, iniziò quella che – in una recente intervista alla BBC – Magyar ha definito come una “graduale dissafezione” nei confronti di Orbán, di Fidesz e dell’intera struttura di potere che ruota attorno al governo di Budapest. “Col tempo sono diventato sempre più critico”, ha spiegato, “ma mi esponevo solo in conversazioni private tra amici. I politici mi dicevano che era necessario mantenere il potere e io l’ho accettato per un po’ di tempo, ma nel 2024 è arrivato il punto di svolta”.

 

JUDIT VARGA PETER MAGYAR

Il riferimento è al grosso scandalo politico che nel 2024 coinvolse la presidente della Repubblica, Katalin Novàk, e la stessa Varga, da cui Magyar si era separato l’anno precedente.

 

All’inizio di febbraio, fu rivelato che Novák aveva concesso la grazia ad un uomo condannato per aver coperto alcuni casi di abusi sessuali su minori all’interno di una casa famiglia di proprietà dello Stato. [...]

 

A seguito di questo evento, Magyar uscì allo scoperto e – con un post su Facebook – annunciò la propria intenzione di dimettersi da tutti i suoi incarichi nelle compagnie statali e di abbandonare definitivamente Fidesz. [...]

 

JUDIT VARGA PETER MAGYAR

Tra il febbraio e il marzo del 2024, si tennero numero manifestazioni antigovernative capaci di radunare decine di migliaia di persone e fu proprio durante una di queste proteste che Magyar [...] annunciò il proprio ingresso in TISZA, una forza politica nata nel 2020 ma fino a quel momento del tutto irrilevante nel panorama partitico ungherese.

 

[...]

 

Conoscere la storia politica di Magyar è fondamentale per evitare di cadere nell’errore di considerarlo un leader progressista o un esponente del centro-sinistra ungherese. TISZA fa parte del Partito Popolare Europeo, il principale gruppo politico di centro-destra all’interno dell’UE, e gli ideali sanciti nel suo manifesto elettorale sono quelli tipici del cristianesimo conservatore.

 

Sulla politica estera, Magyar ha un profilo pienamente europeista e ostile all’avvicinamento tra Mosca e Budapest portato avanti da Orbán. Tuttavia, in riferimento al conflitto russo-ucraino, Magyar ha più volte espresso posizioni non così dissimili da quelle del suo predecessore, schierandosi contro all’ingresso dell’Ucraina nell’UE e facendo opporre i suoi parlamentari al nuovo prestito da 90 miliardi a Kiev.

 

peter magyar foto lapresse

La vera svolta – almeno a parole – si produrrà nella lotta alla corruzione e nel tentativo di ripristinare le garanzie dello Stato di diritto. Sul resto, è probabile che a guidare l’Ungheria resterà un uomo di centro-destra.

 

IN UNGHERIA MONTA UNA MAREA IMPAURITA. RITRATTO DI UNA CITTÀ E DEL SUO ORACOLO

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

[...] Budapest è piena di grandi manifesti del partito Fidesz, in cui Orbán viene rappresentato con lo sguardo che scruta un punto in lontananza, rassicurante con i colori della bandiera ungherese alle spalle. I cartelloni con il volto del premier sono eguagliati per numero soltanto da quelli che ritraggono Magyar e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in bianco e nero, messi l’uno vicino all’altro: Zelensky serio, in posa marmorea quasi fosse il busto di un dittatore, Magyar con un’incattivita espressione topesca che richiama la vignettistica di regime.

 

magyar manifestazione contro orban

Non è la prima volta che Fidesz tappezza le città con cartelloni a favore del premier e contro l’opposizione accompagnata dal nemico esterno di turno – questa volta Zelensky ha sostituito gli antagonisti di un tempo, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al miliardario George Soros.

 

Tisza non ci ha neppure provato a eguagliare la grande campagna pubblicitaria di Orbán e i suoi cartelloni non son altro che piccole locandine appese ai pali della luce per strada. Magyar non ha investito in presenza visiva, ha preferito muoversi ovunque, fare quello che Orbán non è più abituato a fare: viaggiare, tenere comizi in città e villaggi, organizzare lunghe dirette su qualsiasi piattaforma disponibile.

 

PETER MAGYAR - VIKTOR ORBAN

Orbán domina la televisione, i giornali, Magyar si è preso il resto. Ha capito che l’onnipresenza del premier andava sostituita con l’iperpresenza e le sue giornate in campagna elettorale iniziano alle sette e terminano a tarda sera e sono regolarmente trasmesse sui social.

 

[...]  Muovendosi dovunque non era più stato Orbán, Magyar ha acquisito il vantaggio che lo ha reso un oppositore temibile, iperattivo. Presente dappertutto, tranne che a Budapest, dove tornerà domenica soltanto per il giorno delle elezioni.

 

PETER MAGYAR

Budapest è lasciata a Orbán, dove sembra che debba essere la città a occuparsi del primo ministro, a manifestargli tutta la sua antipatia. Ieri un enorme concerto in Piazza degli Eroi è riuscito a radunare migliaia di persone, vari gruppi musicali si sono alternati sul palco a partire dalle quattro del pomeriggio per dichiararsi contrari al primo ministro.

 

Tutti sentono che una marea del cambiamento sta montando in Ungheria, ma temono che possa sopraggiungere qualcosa a fermarla e temono l’intervento esterno. Ci sono due Ungherie in questo momento. Una ha saputo delle inchieste sui contatti fra il governo e la Russia, delle profferte del ministro degli Esteri di Budapest per avvantaggiare il Cremlino.

 

PETER MAGYAR

L’altra Ungheria o non sa nulla di tutto questo o crede che si tratti di una storia fabbricata per ostacolare Orbán e indebolire il paese. Dall’una e dall’altra parte non si vota con gioia, si vota con il timore che qualcosa di anomalo possa accadere. Gli elettori di Orbán sono cresciuti con le paure fomentate dal primo ministro e che di elezione in elezione hanno preso diverse sembianze: i migranti, la comunità lgbt, l’Unione europea, ora Zelensky.

 

L’anomalia, per i sostenitori di Magyar, ha la forma della Russia. A ogni evento dell’opposizione a Budapest, si teme che possa avvenire qualcosa. La paura del sabotaggio vela ogni iniziativa di preoccupazione, dai concerti ai comizi. La capitale è spaventata, mentre i turisti affollano le strade del centro e sorridono in posa per le foto, Budapest sembra trattenere il fiato e si rincorrono voci, terrori, racconti di russi pronti a tutto pur di dare a Orbán l’occasione di non perdere il potere. Oltre alle chiacchiere che si diffondono in una popolazione intimorita, ci sono i dati.

 

manifestazione di peter magyar in ungheria foto lapresse

Ieri il sito investigativo russo Agentstvo ha rivelato che quindici membri del personale dell’ambasciata di Mosca a Budapest sono legati ai servizi di intelligence. Due dei maggiori esperti di sicurezza ungheresi, András Rácz e Peter Buda, negli ultimi giorni hanno di nuovo avvisato che potrebbero esserci provocazioni, operazioni sotto falsa bandiera ucraina orchestrate dall’intelligence di Mosca prima o durante il voto.

Budapest arriva a domenica in apnea, con il russo nelle orecchie, con la paranoia di chi è stato al di là della cortina di ferro, abituato a pensare che il nemico si può nascondere ovunque e disabituato a credere che il cambiamento è davvero possibile.

PETER MAGYAR

 

 

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