VIMINALE SOTTO TIRO – DAL “CORVO” E LE DIMISSIONI DI IZZO ALLE POLEMICHE PER GLI SCONTRI CON GLI STUDENTI, “LA STAMPA” DENUNCIA MISTERIOSE “MANINE” E “GUERRE DI POTERE” CONTRO IL BENE DELLA POLIZIA – UN TENTATIVO DI RISPONDERE IN ANTICIPO A UN PEZZO DE “IL FATTO” CHE RISCHIA DI METTERE IN IMBARAZZO IL NUOVO VICECAPO DELLA POLIZIA, MARANGONI (“IL COMMISSARIO CHE RILASCIÒ IL PORTO D’ARMI A UN ASSASSINO”)….

1 - IL VIMINALE ORA SI SENTE SOTTO TIRO...
Guido Ruotolo per "la Stampa"

Il clima non è sereno, e questo non aiuta chi ogni giorno si occupa della sicurezza nazionale. È come se la tensione vissuta nei giorni scorsi per la vicenda del Corvo non si sia esaurita. Anzi, al Viminale si avverte la sensazione di ritrovarsi ancora sotto tiro. Non che in gioco vi siano, o meglio non solo vi siano i destini professionali individuali ma proprio l'insieme del sistema «sicurezza» potrebbe essere stato messo in discussione.

Per dirla tutta, il sospetto che si fa strada ai vertici del Dipartimento è che qualcuno abbia deciso di rimettere in discussione gli equilibri e le strutture che hanno retto fino ad oggi il «sistema». A partire dal Dipartimento della Pubblica sicurezza il cui vertice proviene dalla Polizia.

Sembrava risolta la «crisi» aperta con il Corvo, con la lettera inviata a un giornale, la Repubblica , sulla gestione degli appalti del Programma operativo nazionale della sicurezza, gestito dal numero due del Dipartimento, il prefetto Nicola Izzo. Il vicario di Manganelli si è dimesso. Giorni di fibrillazione e di polemiche aspre. Poi, il silenzio. La decisione anche dei vertici della Polizia di tacere.

I «segnali» che hanno fatto maturare la convinzione che l'attacco è ripreso con forza
contro il capo della Polizia e il Dipartimento sono arrivati in questi giorni. All'apparenza, sembrano episodi banali, magari fastidiosi perché scrutano nelle vite private o nelle pratiche burocratiche di questori e prefetti.

Ma è come per il «Corvo» che viene spontanea la domanda: chi c'è dietro? Chi ha fornito le informazioni ai giornalisti? Persino gli incidenti di piazza dell'altro giorno, con l'insistenza di molti di criticare i comportamenti delle forze di Polizia potrebbero essere stati strumentalizzati da chi ha interesse, appunto, a rimettere in discussione il «sistema» della sicurezza nazionale.

Gli ultimi «segnali», un giornalista che chiede conto a Manganelli di una casa in affitto avuta da un ente che terrebbe sfitta, oppure una nomina forse discutibile fatta dal suo nuovo vice Marangoni, sono davvero storie banali, che però mettono in fibrillazione il Palazzo, il Viminale. Non è che un domani si scoprirà che si tratta di reati o comportamenti fuori dal protocollo.

Ma allora, il solo sospetto che dietro queste banali storie vi sia una «manina» fa preoccupare. E forse è il caso che il governo di tecnici, lo stesso ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, dia un segnale di fiducia a queste forze di Polizia che nel bene e nel male stanno diventando i parafulmini di una tensione (verrebbe da dire elettrica) che va risolta il prima possibile.

2 - MARANGONI, MANGANELLI E IL COMMISSARIO CHE RILASCIÃ’ IL PORTO D'ARMI A UN ASSASSINO...
Marco Lillo e Ferruccio Sansa per il "Fatto quotidiano"

Daniela Zaniboni è una signora milanese di 50 anni che misura le parole: "Sono perplessa", dice quando i cronisti del Fatto le raccontano che il nuovo vicecapo della Polizia, Alessandro Marangoni (l'uomo scelto dal ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri per affiancare Antonio Manganelli) ha raccomandato per la promozione a dirigente il commissario V., già condannato nel 2010 a un anno e 10 mesi per avere rilasciato il porto d'armi all'uomo che le ha rovinato la vita.

Una perplessità che aumenta quando si scopre che il commissario, grazie alle valutazioni sempre contrassegnate dal voto "ottimo" dei suoi superiori, non ha subìto conseguenze disciplinari e ha continuato a fare carriera nonostante la legge Brunetta imponga, dal 2009, che il funzionario pubblico condannato per colpa grave debba essere sospeso dal servizio.

Il governo Monti non ha nulla da dire, tanto che ha nominato Marangoni vicario di Manganelli, poche ore dopo avere ricevuto un comunicato del sindacato di Polizia Italia Sicura nel quale queste circostanze erano segnalate e documentate. È il 5 maggio 2003, quando Daniela, logopedista con un grande futuro, esce con lo scooter. Ma alle 15 e 28 in via Carcano vede un uomo a terra che implora aiuto e tenta di sfuggire alla furia di Andrea Calderini, il trentunenne che quel giorno uccise nel suo palazzo la moglie e una vicina di casa e poi sparò dal balcone ferendo gravemente tre persone prima di togliersi la vita.

"Ho avuto solo il tempo di fermarmi per capire cosa potevo fare per quell'uomo a terra e ho sentito i due colpi alla schiena. Sono caduta e da quel momento la mia vita è cambiata. Sono condannata a stare su una sedia a rotelle, ho bisogno sempre di una persona che mi aiuti e, per colpa delle barriere architettoniche, non riesco più a vedere i miei amici. Non posso più viaggiare come facevo prima e quel giorno anche la mia carriera è finita nel cesso. Ogni giorno pago per colpe non mie.

Ora scopro che chi è stato condannato per avere colpevolmente concesso il porto d'armi alla persona che mi ha ridotto così, non solo non ha subìto alcuna modifica nella sua vita privata e professionale, ma addirittura è stato promosso". Cosa pensa della raccomandazione del nuovo vicecapo della Polizia nella quale si dice che V. ha rafforzato il prestigio dell'istituzione?

"Non capisco come possano accadere cose simili. Io so solo che agli atti, quando è stato concesso il porto d'armi a Calderini, c'erano già numerose denunce di condomini per aggressioni e lesioni". Il 5 febbraio 2003 il commissariato milanese Fiera rilascia il porto d'armi per il tiro a volo con il fucile, che però legittima il titolare a comprare anche altre armi, a Calderini.

IL 31 marzo 2003 Calderini compra regolarmente la pistola "45 Kimber" della strage. Per questa storia il poliziotto è stato condannato in via definitiva nel 2010 a 1 anno e 10 mesi per concorso di causa in omicidio con risarcimento in favore delle parti civili in solido con l'amministrazione di 750.000 euro "per colpa consistita in imprudenza, imperizia negligenza, inosservanza di leggi regolamenti e discipline (...) rilasciando, nella sua qualità di dirigente del commissariato (...) l'autorizzazione al porto di fucile (...), nonostante esistessero presso il commissariato numerosi atti rilevanti ai fini di una valutazione negativa". Eppure la carriera del funzionario non subisce alcuno stop. Anzi.

Nell'ultimo concorso ha compiuto un salto in graduatoria di 686 posizioni e ha così agguantato uno dei 54 posti disponibili su 1600 candidati. La promozione è stata possibile grazie all'atteggiamento dei suoi superiori. Il Fatto ha ottenuto copia dello stato matricolare del vicequestore scoprendo che non è stato sottoposto a nessun procedimento disciplinare nonostante nella sezione dedicata ai procedimenti giudiziari sia riportata ogni tappa fino alla condanna definitiva.

Nel giudizio su V. nulla è cambiato. Dal 2003 al 2010 il giudizio è rimasto lo stesso: ottimo. L'allora questore di Milano Marangoni il 12 maggio 2012 ha scritto una lettera al capo della Polizia Manganelli, nella quale non si fa cenno alla condanna: "Eccellenza mi permetta di richiamare la sua attenzione sulla figura del vice questore aggiunto della Polizia di Stato, dottor V.. Vice questore aggiunto dal 15 marzo 2001 dopo aver ricoperto incarichi di dirigenza in diversi ufffici... è un funzionario molto affidabile, che ha sempre reso a livelli di eccellenza e offerto collaborazione piena, leale, efficace, contribuendo a rafforzare sempre più il prestigio dell'Istituzione, operando con grande attenzione e sensibilità anche nei rapporti umani, sia all'interno che all'esterno dell'ufficio.

Le sue doti di equilibrio unitamente a quelle di intelligente determinazione l'hanno visto sempre molto capace nell'attività di direzione del proprio Ufficio... è un funzionario completo sul quale l'Amministrazione può fare il massimo affidamento peraltro potendo egli ricoprire senz'altro il grado". Un comportamento che, secondo Filippo Bertolami, dirigente del sindacato di Polizia Italia Sicura, costituisce un'omissione. Perché i capi di V., compreso l'allora Questore Marangoni, dovevano prendere provvedimenti disciplinari nei confronti del funzionario secondo la legge del 2001.

"La condanna comporta l'applicazione nei confronti del funzionario, ove già non ricorrano i presupposti per l'applicazione di un'altra sanzione disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione in proporzione all'entità del risarcimento. E, non avendo ottemperato a questo obbligo, lo stesso Marangoni anziché essere promosso prefetto, avrebbe dovuto essere sospeso dal servizio con privazione della retribuzione". Lo dice la legge, ricordano i sindacati. Ma che cosa rispondono i vertici della Polizia?

"La sentenza condanna V.. Nel corso del procedimento giudiziario era altresì emerso che Calderini aveva ottenuto l'idoneità psicofisica al rilascio dell'autorizzazione di polizia certificata da due sanitari condannati poi per false attestazioni. In Cassazione, il sostituto pg aveva, nella sua requisitoria conclusiva, richiesto l'annullamento della sentenza d'appello senza rinvio, perché il fatto non costituisce reato, definendo la condanna "illogica e contra legem" e contestando il nesso di causalità fra la procedura di rilascio e l'evento assolutamente non prevedibile in quanto determinatosi per evidente raptus di follia dell'autore.

Alla luce di tali aspetti il questore di Milano ha ritenuto di non ravvisare comportamenti censurabili sotto il profilo disciplinare per V., valutazione condivisa anche dal vertice del Dipartimento di P.S. cosicché non è stata adottata alcuna iniziativa disciplinare nei confronti del funzionario di cui trattasi". Insomma, i vertici della Polizia hanno ignorato la sentenza della Cassazione. Questo è il nodo della questione, non l'operato di V. (per questo non riportiamo il suo nome), poliziotto stimato e apprezzato dai colleghi. "Il Gabinetto del Ministro era stato avvertito", assicura Bertolami. Cancellieri spiega: "Non ero stata informata, valuterò la questione".

 

ALESSANDRO MARANGONIIl capo della polizia Antonio Manganelli Antonio Manganellianna maria Cancellieri ANNA MARIA CANCELLIERI VIMINALEVIMINALEVIMINALE

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...