ALTRO CHE ARRETRARE, RENZi PRENDE A SCHIAFFI QUEL CHE RESTA DELLA MINORANZA E BLINDA IL PARTITO: “SECONDO LO STATUTO SARÒ SEGRETARIO PER QUATTRO ANNI, SI ABITUASSERO!”

Maria Teresa Meli per "Il Corriere della Sera"

Lui tira dritto. C'è una fetta del Pd che si lamenta perché il decreto sul lavoro non è come vorrebbe la Cgil? «Amen». La sua frase d'ordine (non parola, ma il significato è identico ) è questa: «Non c'è niente di meglio per consacrare la credibilità di un governo che mantenere le promesse».

Perciò non aspetta i riti del suo partito, la frenata, la marcia indietro, l'aggiustamento: «Non è roba mia: le mie proposte di riforma sono in sintonia con il Paese, ed è bene che tutti si mettano su questa strada, perché è alla gente che noi dobbiamo pensare, non alle nostre poltrone o ai nostri posti di lavoro».

Ed effettivamente il Matteo Renzi che si muove così è il Matteo Renzi che convince, quello che riesce a raggiungere il 35 per cento nei sondaggi della Swg e che in quelli meno benevoli oltrepassa, seppure di poco, il 30 e con il suo nome nel simbolo - non sarà alle Europee, ma sarà sicuramente alle Politiche - cresce e fa crescere il suo partito: almeno di due punti e mezzo, tre in percentuale.

Cifre che il Pd, fino a qualche mese fa, nemmeno si sognava. 
Per questa ragione il premier-segretario, anche nella riunione di Direzione del suo partito non torna indietro: di «strappo» in «strappo» si arriva al traguardo, è la sua filosofia. Finora ha funzionato, perché cambiare idea proprio adesso? «Difendere l'esistente - è il Renzi-pensiero - non ha funzionato perché con la sua rigidità il sindacato ha ottenuto solo che la disoccupazione giovanile raddoppiasse».

Per cui, per carità, i gruppi parlamentari discuteranno con il ministro Poletti, ci mancherebbe altro, il segretario lo ha promesso al capogruppo alla Camera Roberto Speranza, il suo ufficiale di collegamento con il mondo bersaniano. Ma «la strada è tracciata» e «io non torno indietro», perché «le mie riforme sono in sintonia con la gente». Inclusa quella sull'assemblea di Palazzo Madama, con buona pace di quei pd e di quegli alleati che vorrebbero almeno un centinaio di senatori «pagati ancora dalla collettività».

E, ovviamente, con buona pace di Fassina che giudica il decreto sul mercato del lavoro un abominio: «Peccato - è il ragionamento del presidente del Consiglio - che questa sia l'unica strada, imboccata anche dagli altri paesi europei, per non lasciare scie di giovani disoccupati». D'altra parte, secondo Renzi, «le rigide regole del sindacato hanno avuto come unico risultato in questi anni quello di raddoppiare la disoccupazione giovanile».

I suoi avversari interni, abituati alle vecchie liturgie, non si aspettavano che il segretario-premier scartasse repentinamente, che andasse al voto, in Direzione, per assicurarsi le riforme costituzionali del Senato e del titolo V e il decreto sul mercato del lavoro. «A me interessa portare a casa il risultato», ha poi spiegato il presidente del Consiglio ai suoi. E ha aggiunto: «Secondo lo statuto sarò segretario per quattro anni, si abituassero. Io sono pronto a confrontarmi su tutto, perché lo ritengo un esercizio utile, ma non sono disposto a rimanere lì fermo a farmi cuocere a fuoco lento dai regolamenti parlamentari o dalle liturgie di partito.

E questo non perché non rispetti i miei avversari, ma perché, semplicemente, rispetto gli italiani che vogliono il cambiamento».

Perciò non ha accettato di demandare a un'altra riunione la decisione sul decreto del lavoro e per la stessa ragione ha annunciato che non ci sarà una Direzione ad hoc per il Documento di economia e finanza. «Ne discuteremo insieme», ha assicurato. Ma poi, ha lasciato intendere, sarà il governo che deciderà, perché «non ci si può impantanare nella palude proprio adesso che stiamo uscendo dal tunnel».

«Ora - è il convincimento del presidente del Consiglio - è il tempo di portare a casa risultati concreti. Non solo perché ci sono le elezioni europee alle viste ma perché è possibile agganciare la crescita. Adesso o mai più». Già, «adesso o mai più», e l'alternativa - il «mai più» - per come ragiona Renzi non è nel novero delle cose possibili.

2 - E LA MINORANZA SI SPACCA: NASCE "AREA RIFORMISTA"
Carlo Bertini per "La Stampa"


Passi per Lorenzo Guerini, la sua nomina a vicesegretario non sorprende nessuno, ma quella di Debora Serracchiani, governatrice del Friuli e figura vicina a Franceschini, è il segnale dello «strappo», insomma dietro le quinte non la digeriscono in molti nella minoranza. «Una forzatura inutile», dicono i bersaniani. Peggio, è il segnale di «una blindatura del partito, una scelta miope che rende più impervia una gestione collegiale del Pd che ci aspettavamo venisse rilanciata oggi», sospira uno dei leader dei «giovani turchi».

Anche se in realtà l'ala più collaborazionista non ha affatto perso le speranze che dopo questo primo round la partita possa riaprirsi con la proposta di ingressi in ruoli non secondari per la segreteria, come l'organizzazione o gli enti locali, che dia il segno tangibile di una «task force unitaria che affronti compatta le non poche sfide di questa fase».

Insomma, pure scontando magari qualche tensione in più sui fronti delicati del lavoro e delle riforme, come al solito Renzi è andato dritto come un treno non curandosi dei possibili effetti che la sua scelta potrebbe avere sulla tenuta dei gruppi. E spiazzando tutti, anche quei renziani che non credevano che avrebbe dato un ruolo di primissimo piano alla governatrice del Friuli.

Ma a chiedergli di soprassedere ci hanno pensato Fassina e poi Cuperlo: «Lo dico sommessamente, due vicesegretari possono apparire una soluzione affrettata se si intende discutere su una gestione più condivisa dopo il confronto sul modello di partito che faremo passate le europee». Tradotto, se il ticket Serracchiani-Guerini fosse stato investito di ruoli meno impegnativi, come quello di speaker e coordinatore della segreteria, sarebbe stato più facile un rimpasto dell'organo di governo del partito. Anche in vista della partita sulle candidature alle europee che provoca non poche fibrillazioni.

Ma ad una minoranza frantumata, che fino all'ultimo non ha sciolto le sue riserve, il leader ha concesso solo un secondo tempo: fino al 7 aprile Guerini sonderà le diverse anime per verificare la possibilità di costruire una segreteria unitaria e in ogni caso il dibattito sulla «forma partito» è rinviato a dopo la sentenza delle urne del 25 maggio. Una minoranza che per altro sta per subire una separazione consensuale.

Lo sfarinamento della «mozione Cuperlo», quella che al congresso ottenne il 18%, andrà in scena plasticamente martedì prossimo: mentre al partito si riuniranno tutti i parlamentari della corrente dei «turchi», in un incontro alla Camera verrà di fatto battezzata una nuova componente. Per ora definita dai suoi promotori «Area riformista», ma alle prese con la scelta di un nome con più appeal e anche questa con un collante generazionale, tanto che il loro punto di riferimento sarà il giovane capogruppo Roberto Speranza.

Un travaglio che va avanti da settimane, con contatti riservati e senza clamore per non indispettire Cuperlo che vede ridimensionarsi il suo ruolo. La nuova Area metterà insieme bersaniani, dalemiani, lettiani, ex popolari, ma senza il patrocinio visibile dei big, che non a caso non saranno presenti all'incontro di martedì.

«Ma Gianni lo abbiamo invitato, speriamo che venga e che stia nel gruppo di testa di questa componente politico-culturale che si propone di lavorare sul territorio per rafforzare il partito senza connotarsi come anti-renziana», spiega uno dei promotori, il bersaniano Nico Stumpo. 
Il quale, senza voler fare troppe polemiche con i rivali «turchi», mette le cose bene in chiaro: «Dopo le europee discuteremo che tipo di partito vogliamo e solo lì verificheremo se ci sono le condizioni per entrare in segreteria».

3 - PD. NASCE 'COMUNITÀ DEMOCRATICA', OGGI E DOMANI A POMPEI
TRA I FIRMATARI DE FILIPPO, DELL'ARINGA E DI STEFANO

(DIRE). - Sostenere la spinta propulsiva per le riforme del segretario del Pd e presidente del Consiglio, Matteo Renzi, puntando l'attenzione sui problemi concreti dei cittadini e sulle tematiche europee. E' questa la filosofia alla base di 'Corrente democratica', esperienza interna al Pd che mette le sue radici oggi e domani con un incontro-convegno a Pompei e a Stabia.

Un nuovo fronte che ha gia' un manifesto sottoscritto dal sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, dai deputati Guglielmo Vaccaro, Guido Galperti, Marco Di Stefano, Enrico Borghi, Carlo Dell'Aringa e dalla senatrice Angelica Saggese. "Riforma del mercato del lavoro, nuova legge elettorale, riforma della Costituzione- si legge nel documento- sono i primi punti dell'agenda di un lavoro di merito che dovremo compiere con competenza e capacita', coinvolgendo in maniera stringente i territori, gli amministratori locali e i quadri periferici del partito, ma anche i mondi esterni al Pd che pure leggono l'esigenza di un protagonismo".

"L'appello del segretario-premier ad andare oltre le opzioni congressuali nonche' a superare le sterili divisioni delle correnti ed a volgere invece lo sguardo al merito dei problemi ed all'urgenza delle questioni va meditato e ragionato, per accoglierne la spinta propulsiva e riformatrice", proseguono i firmatari. Richiamandosi all'esperienza dell'Ulivo e all'esigenza di mantenere alto il profilo innovatore del centrosinistra, 'Comunita' democratica' intende contribuire al dibattito "per la concretizzazione delle riforme indispensabili sia in campo istituzionale che economico-sociale, recuperando la dimensione collettiva dell'agire politico, per far compiere al sistema una sua evoluzione fisiologica in grado di prosciugare, dentro un arco di tempo certamente non breve, il grande mare del populismo anti-istituzionale che sta montando".

Il progetto, si legge nel manifesto, e' aperto a "tutti i democratici che traggono la propria ispirazione sia dal pensiero liberale, sia da quello cattolico, sia da quello socialista ed ambientalista". Base di partenza sara' la due giorni di Pompei e a Stabia, a cui parteciperanno, tra gli altri, la deputata del Pd, Simona Bonafe', l'economista Lorenzo Bini Smaghi, il sottosegretario Umberto Del Basso de Caro e l'onorevole Giuseppe
De Mita.

4 - PD: CIVATI, CON VOTI CONTRARI IN DIREZIONE NATA NUOVA MINORANZA
(AGI) - - "Leggo su Repubblica che ieri durante il voto in direzione mi sarei astenuto e che questo sarebbe in fondo un segno di disponibilita al dialogo. Peccato che il mio voto, e quello degli altri 11, sia stato contrario e che, proprio con questo voto, sia nata la nuova minoranza Pd". Lo afferma Pippo Civati commentando la direzione Pd in cui si e espresso con voto contrario alla relazione presentata dal segretario Renzi.

 

CUPERLO RENZI CIVATI CUPERLO RENZI CIVATI RENZI-FASSINADario Franceschini Debora Serracchiani GIUSEPPE CIVATI FOTO LAPRESSE CUPERLO RENZI CIVATI CONFRONTO SKYTG GUGLIELMO VACCARO

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO