LA LEGGE ELETTORALE RIPARTE MA SOLO SULLA CARTA: STASERA RICOMINCIA L’ITER DELLE NUOVE REGOLE SUL VOTO, MA L’ACCORDO È LONTANO - LA PROPOSTA CARA AI MELONIANI PREVEDE UN SUPER PREMIO DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI SE LA COALIZIONE SUPERA IL 40 PER CENTO, ABOLIZIONE DEI COLLEGI UNINOMINALI E INDICAZIONE PREVENTIVA DEL PREMIER: TUTTE FREGATURE PER SALVINI E TAJANI...
LEGGE ELETTORALE, SI PARTE L'OPPOSIZIONE PROTESTA I VICEPREMIER: NIENTE VOTO
Estratto dell’articolo di Concetto Vecchio per “la Repubblica”
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
I due vicepremier - Antonio Tajani («nessuno ci pensa») e Matteo Salvini («il governo arriva a fine legislatura») - ieri hanno escluso le elezioni anticipate.
Il giorno prima, in un'intervista a Repubblica, le aveva scartate anche il ministro alla Difesa Guido Crosetto. Ma da stasera, alla Camera, partirà l'iter della nuova legge elettorale voluta da Fratelli d'Italia. Una riforma che è legata a doppio filo con l'ipotesi del voto anticipato.
Cambiare le regole è infatti ritenuto un passaggio obbligato per chi a destra punta alla fine anticipata della legislatura. «Il mio consiglio è: fare una legge elettorale concordata con l'opposizione, e andare ad elezioni a giugno», ha sintetizzato questa corrente di pensiero il deputato centrista, di Fratelli d'Italia, Gianfranco Rotondi.
SIMULAZIONE BY YOUTREND DELLA RIPARTIZIONE DEI SEGGI CON LA NUOVA LEGGE ELETTORALE STABILICUM
Fosse facile. La proposta cara ai meloniani - super premio di 70 deputati e 35 senatori se la coalizione supera il 40 per cento, abolizione dei collegi e indicazione preventiva del premier - lascia a dir poco freddi gli alleati ed è apertamente osteggiata dall'opposizione. Così chi vince di un solo voto si prende tutto. E può puntare a eleggere nella prossima legislatura il presidente della Repubblica, anche senza l'opposizione.
Oggi Fratelli d'Italia, in vantaggio su Forza Italia e Lega nei sondaggi, esprimerebbe il capo del governo. […]
Le opposizioni fanno muro. In testa il Pd. «Non sono accettabili forzature né tantomeno interventi calati dall'alto», ragiona Simona Bonafé, capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali.
antonio tajani, giorgia meloni e matteo salvini in senato foto lapresse
«Mentre il Paese soffre loro pensano alla legge elettorale», va all'attacco Filiberto Zaratti di Alleanza verdi sinistra. «Assomiglia alla legge Acerbo del periodo fascista», è tranchant il leader di Più Europa, Riccardo Magi: «Una schifezza. Meglio il Mattarellum». «Hanno scritto una legge con un premio di maggioranza che è una supertruffa, non scherziamo» aveva ricordato Giuseppe Conte al nostro giornale ieri. «Daremo battaglia», ha confermato la vicepresidente 5 Stelle al Senato, Mariolina Castellone.
Infatti, ben sapendo che gli italiani nutrono altre preoccupazioni, il responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, si è affrettato a precisare che la legge «non è una priorità». E, tendendo la mano al centrosinistra, ha aggiunto che quando «ne discuteremo, quando ci saranno le audizioni, in qualsiasi momento noi siamo pronti a dialogare con chiunque dell'opposizione per migliorarla». […]
Nel frattempo si sovrappongono le partite. Anche nel centrodestra. Il che spiega le uscite di Salvini e Tajani. Giorgia Meloni tace. Con l'attuale legge elettorale le previsioni principali indicano un pareggio al Senato, il che porterebbe dritto a un governo di unità nazionale. O comunque non a guida Meloni. Ecco la necessità di provarci. «Errare humanum est, perseverare autem diabolicum» è la citazione di Stefano Graziano, capogruppo pd in Commissione Difesa della Camera. «La maggioranza ci riprova con la legge elettorale non condivisa perché ha paura di perdere».
MELONI E LA RUOTA: ISOLA URSO, TEME IL RIMPASTO (E SALVINI). L’OSSESSIONE RECORD
Estratto dell’articolo di Carmelo Caruso per “il Foglio”
[…] Tajani, povero Cristo, deve essere ricevuto da Marina Berlusconi, a Milano, che intanto prende il tè con Occhiuto e Cirio. Oggi la Cavaliera dovrebbe fare sintesi su Forza Italia con il fratello Pier Silvio.
Gianni Letta ha già piani per i prossimi cinque governi e la Cavaliera, in attesa di leggere Operazione Shylock di Roth, ripubblicato da Adelphi, si diletta al gioco Indovina chi cambio ora?
Stanno proponendo a Paolo Barelli, il capogruppo di FI e caposuocero di Tajani, di scambiarsi teneramente la casella con il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, solo che a quel punto Tajani teme di essere un mezzo Tajani e Mulè un segretario intero.
Pensare che sembrava tutto in discesa, facile. Tajani, che ogni domenica aveva una pagina garantita sui quotidiani, deve fare i conti con il fascino che Marina esercita sui direttori e Meloni farli con questa legge elettorale.
C’è l’idea di abbandonare per sempre le preferenze, di non presentare l’emendamento a firma FdI, per ripristinarle, in modo da rafforzare il patto con Lega e Forza Italia. Secondo il calendario di governo l’esame della legge elettorale si potrebbe concludere entro aprile, alla Camera, e a maggio al Senato. Significa andare oltre le amministrative della primavera, arrivare alla fine della legislatura, superare le amministrative che sono il trampolino del centrosinistra.
Si dice a Palazzo Chigi che se non finisce “la guerra, e presto, l’emergenza sarà brutta, brutta. Ci serve tempo”. In FdI, chi fa le analisi, nota che anche Vance sta prendendo le distanze da Netanyahu, che Trump si è “pentito di questa guerra in Iran”. In un momento di rabbia, dopo il referendum, Meloni, ed era uno sfogo, voleva la testa di almeno sei ministri.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse


