galli della loggia

POI DICI CHE UNO DIVENTA TRUMPIANO - LEGGETE L’EDITORIALE DI GALLI DELLA LOGGIA PER CAPIRE LO SNOBISMO DEL MONDO LIBERAL-ENGAGÉ VERSO CHI NON VOTA COME “DEVE”: “L'AMERICA PROFONDA E' RADICATA NEI SUOI ANTICHI PREGIUDIZI, IMPERMEABILE A QUALUNQUE COSA SI MUOVA E SI PENSI FUORI DI LEI. CONVINTA CHE LA LIBERTÀ SIGNIFICHI POTER FARE CIÒ CHE SI VUOLE. È QUESTA AMERICA, CON QUESTA SUA IDEOLOGIA SOMIGLIANTE A UNA SORTA DI INDIVIDUALISMO ANARCOIDE, CHE VOTA TRUMP A DISPETTO DI TUTTO”

Ernesto Galli Della Loggi per il “Corriere della Sera”

 

ernesto galli della loggia foto di bacco

Mentre scrivo tutto è ancora incerto tranne due cose: a) che il voto di cui finora siamo a conoscenza non ha rappresentato quella clamorosa sconfessione popolare del presidente in carica, come molti si aspettavano, ma anzi ha visto in parecchi Stati delle inaspettate buone se non ottime affermazioni di Trump; a dispetto di tutti gli errori, le volgarità e le bugie di cui egli ha costellato la sua presidenza; b) che in ogni caso, come si temeva, Trump stesso farà ricorso ai tribunali.

 

donald trump

Il presidente potrebbe anche rivolgersi alla Corte Suprema per cercare di invalidare il risultato del voto postale se questo dovesse rivelarsi a lui sfavorevole. Si tratta di due cose diverse come si vede, ma che ci parlano entrambe di due gravi problemi che oggi si pongono per tutti i regimi democratici. La mancata sconfessione elettorale di Trump (a questo punto si può parlare solo di questo, non di una sua vittoria) getta piena luce sul peso che ancora oggi ha quell' America di cui si parla di rado.

 

un nero che supporta trump sfotte i manifestanti black lives matter

L'America profonda dei grandi spazi e delle piccole città, radicata nei suoi antichi pregiudizi, impermeabile a qualunque cosa si muova e si pensi fuori di lei (a cominciare da parte dei vituperati media di orientamento liberal). Convinta soprattutto che la libertà significhi in sostanza una cosa sola: poter fare ciò che si vuole con pochissimi ed essenzialissimi limiti, e che quindi la legge deve immischiarsi nel minor numero possibile di cose.

 

persone fuori dalla trump tower

È questa America, con questa sua ideologia somigliante a una sorta di individualismo anarcoide, quella che si riconosce in Trump e che lo vota a dispetto di tutto e anche a costo di mettersi sotto i piedi alcune elementari regole della democrazia. È l' eredità - sembrerebbe incancellabile - della storia di un Paese che si è fatto grazie all' iniziativa spregiudicata dei singoli in una misura altrove sconosciuta e che spesso ha visto il destino della comunità affidato unicamente alla potenza di fuoco delle sue armi.

 

fan di trump

Dal che si ricava una lezione valida anche per noi tutti, direi. E cioè che la democrazia può funzionare al suo meglio solo laddove esistono cittadini che in larghissima maggioranza condividono una cultura e dei valori con essa compatibili. Sfortunatamente, però, si tratta di una cultura e di valori che di per sé un regime democratico non è in grado, in quanto tale, di generare autonomamente: come dimostra per l' appunto il caso degli Stati Uniti che da oltre due secoli e mezzo sono retti da un sistema di questo tipo e pure si sono ritrovati (e forse domani ancora si ritroveranno) un Trump presidente.

 

donald trump discorso east room

Quanto alla seconda questione - all' eventualità del più che probabile ricorso di Trump alla Corte Suprema allo scopo di far invalidare il voto postale a lui sfavorevole - per valutarne bene il significato non si può guardare solo all' oggi. È necessario considerare il recente passato.

 

Dal quale impariamo che, a cominciare dalla legalizzazione dell' aborto nella celebre sentenza Roe contro Wade del 1973, una parte assai cospicua della regolamentazione in materia di accesso delle donne agli impieghi, di «affirmative action» specie nelle Università, di eguaglianza di trattamento sui luoghi di lavoro , di trasporto degli scolari, di divieto di discriminazione in base agli orientamenti sessuali, e in altre materie analoghe, una parte assai cospicua di tale regolamentazione, dicevo, è derivata non già da una qualche legge votata dal Congresso bensì da sentenze della Corte Suprema o da «ingiunzioni» dei tribunali federali.

trump

 

In altre parole nel recente passato, su alcuni temi chiave per definire l' identità della società americana - temi spesso drammaticamente divisivi -, il punto di vista progressista ha avuto modo di affermarsi non già nelle aule parlamentari grazie al sostegno di una maggioranza di rappresentanti del popolo eletti da una effettiva maggioranza di cittadini, bensì nelle aule dei tribunali grazie a decisioni largamente interpretative da parte delle corti.

 

biden trump

È questo un dato di fatto che induce a qualche riflessione. Innanzi tutto questa: coloro che in passato, condividendo un punto di vista progressista, si sono rallegrati delle pronunce di cui sopra da parte della Corte Suprema o delle altre istanze giudiziarie, mi pare che dovrebbero avvertire qualche difficoltà a scandalizzarsi oggi per l' eventuale ricorso all' una e alle altre da parte di Trump.

 

la chiusura della campagna elettorale di trump a miami 75

Se si crede infatti che la pronuncia di un tribunale possa costituire l' istanza suprema del processo di validazione democratica dei diritti, allora è giocoforza accettare che questo meccanismo valga anche per la validazione del risultato elettorale, cioè del diritto politico rappresentato dal voto. Sabino Cassese ha ben illustrato ieri quali siano le forti perplessità che suscitano alcuni aspetti della Costituzione degli Stati Uniti anche per ciò che riguarda proprio le regole della composizione della Corte Suprema. Ma quelle regole valevano anche ieri quando essa emanava sentenze di un certo tipo: non dovrebbe essere consentito obiettare oggi solo perché c' è il rischio di sentenze di tipo diverso.

 

la chiusura della campagna elettorale di trump a miami 60

Proprio il ruolo sempre maggiore avuto dal sistema giudiziario americano nell' allargare la sfera dei diritti anche in materie estremamente controverse, bypassando l'istanza elettiva del Congresso, vale infine a spiegare almeno in certa misura il radicalismo di larga parte dell' elettorato trumpiano: in particolare la sua rabbiosa avversione contro le élite, nonché, temo, la sua disponibilità a delegittimare l'odierno risultato elettorale.

 

«Se almeno una parte delle decisioni che per noi più contano - deve aver pensato e pensa quell' elettorato - non passano più per le Camere, allora a che servono le elezioni e tutte le loro regole? E se le élite da cui vengono espressi i magistrati sostengono sempre un punto di vista a noi avverso, allora vadano al diavolo anche quelle élite, la loro presunta neutralità e soprattutto il fair play che quando tocca a noi di scegliere ci obbligherebbe a scegliere persone non troppo schierate».

la chiusura della campagna elettorale di trump a miami 65

 

Alla fine, insomma, vada al diavolo la democrazia: questo è il pericolo che può produrre nella mentalità comune un'eccessiva incidenza delle decisioni giudiziarie nella vita collettiva. Tanto più, mi verrebbe da dire, quando i giudici non sono sottoposti ad alcun vaglio di qualsiasi tipo ma si limitano ad aver vinto un concorso all' alba della loro carriera appena usciti dall' Università: proprio come accade in un Paese di mia e di vostra conoscenza.

la chiusura della campagna elettorale di trump a miami 59la chiusura della campagna elettorale di trump a miami 3la chiusura della campagna elettorale di trump a miami 71

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...