LETTA AFFILA LE FORBICI - DOPO IL SILURAMENTO DEL CAPO DEGLI APPALTI ENRICHETTO DICHIARA GUERRA AGLI AFFITTI D'ORO DI PALAZZO CHIGI (ADESSO SIAMO A QUOTA 6,7 MILIONI) - IL CASO DELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

L'hanno sabotata. Quindi mutilata. Infine imbrigliata, sospettano i suoi autori, per annullarne addirittura il carico esplosivo. Ma pure così la norma sugli affitti d'oro partorita dai grillini, poi subito abrogata e infine recepita edulcorata (il tempo per il recesso ridotto a sei mesi anziché un anno e l'obbligo di preavviso allungato da uno a sei mesi) nel decreto milleproroghe, deve rappresentare ancora un discreto spauracchio .

Anche al di là dei palazzi Marini della Camera dei deputati, il suo bersaglio principale. Tanto che la prima amministrazione a utilizzarla come tale non sarà Montecitorio bensì la presidenza del Consiglio, alle prese con la revisione della spesa. Affitti, e non pochi, compresi.

C'è scritto nel piano di razionalizzazione degli immobili di Palazzo Chigi predisposto dagli uffici del segretario generale Roberto Garofoli, dov'è prevista la prossima «pubblicazione, anche in forza della recentissima norma introdotta nel d.l. milleproroghe che consente il recesso dei contratti di locazione, di un avviso di indagine esplorativa per verificare la disponibilità di uno o più immobili da assumere in locazione con canoni inferiori a quelli attualmente corrisposti per altre sedi uso ufficio». Dunque un'arma, se non proprio per liberarsi degli affitti, almeno per tagliare i costi. Sempre che funzioni, beninteso.

E qui è necessario fare un passo indietro. Negli anni scorsi gli uffici di Palazzo Chigi si sono gonfiati fino a scoppiare, al punto che nemmeno lo stabile prospiciente di Galleria Alberto Sordi, nel quale si sarebbero dovute concentrare tutte le funzioni periferiche, poteva contenerle. La presidenza del Consiglio ha così pian piano allagato Roma, fino a contare nel 2011 il picco massimo di ben 20 sedi. Molte delle quali affittate da privati o enti di previdenza.

Con un costo non proprio indifferente: 13 milioni 685.650 euro. Poi ridotti nel 2012 a 12 milioni 543.947. Per subire un nuovo e più drastico calo allo scadere di quell'anno, grazie alla dismissione di alcuni uffici. Per esempio, i locali del dipartimento per la Semplificazione che era affidato al leghista Roberto Calderoli in San Lorenzo in Lucina, una delle piazze più centrali e prestigiose di Roma: che attualmente accolgono la principesca nuova sede del partito di Silvio Berlusconi.

Ma anche ciò che resta non è proprio trascurabile, considerando che si tratta di pagare 6 milioni 700 mila euro di pigioni per sette immobili, cui si devono aggiungere i 5 milioni e passa di canoni di un paio di sedi della Protezione civile. Dal primo febbraio due dei sette uffici, in via dei Laterani e via della Vite, saranno restituiti ai proprietari, l'Inps e l'Enpaia (l'ente dei previdenza degli agricoltori) con un risparmio previsto di 868 mila euro annui.

Per i cinque rimanenti, fra cui quello dell'Inps in via della Ferratella (2 milioni 40 mila euro il canone) e il palazzo Verospi affittato da Unicredit per 1,6 milioni, scatterà l'«indagine esplorativa» annunciata nel piano di razionalizzazione. Con l'obiettivo di reperire un immobile demaniale dove collocare a regime, spiega il progetto, gli altri uffici della presidenza per i quali attualmente si paga una pigione.

Sono stati già fatti sopralluoghi in alcuni edifici inutilizzati del ministero della Difesa, per esempio la caserma Ruffo e il forte Trionfale. E se le trattative con l'Agenzia del Demanio e il ministro Mario Mauro avranno successo, già entro la fine del 2014 l'autoparco e i magazzini di Castel Nuovo di Porto, un paese sulla via Flaminia a 28 chilometri da Roma, potrebbero essere trasferiti in una struttura ex militare.

Resta il problema Sergio Scarpellini. Direte: che c'entra con Palazzo Chigi l'immobiliarista che affitta alla Camera i palazzi Marini nei quali si trovano gli uffici dei deputati? C'entra eccome, anche qui. Perché è lui il proprietario dello stabile nella centralissima via dell'Umiltà, al numero 13, affittato alla presidenza del Consiglio per un milione 80 mila euro l'anno. Lì dentro c'è la sede della stampa estera in Italia: un lascito dell'ex ministero delle Poste rimasto sul groppone della presidenza del Consiglio.

Ma per quanto possa sembrare assurdo che un qualunque governo si sobbarchi la spesa per dare una sede ai corrispondenti dei giornali stranieri nel proprio Paese, non è nemmeno facile risolvere la questione. Perché la cosa è prevista nientemeno che dalla legge sulla stampa degli anni Ottanta. Dove un comma recita: «Il ministro delle Poste e delle telecomunicazioni è autorizzato ad istituire sale stampa, destinandovi appositi locali e proprio personale. È autorizzato inoltre a porre a disposizione dell'Associazione della stampa estera in Italia un'idonea sede e proprio personale».

Dunque bisognerebbe cambiare la legge. In caso contrario, qualcuno riesce a immaginare che i giornalisti esteri possano finire in una caserma, gomito a gomito con gli impiegati del governo?

 

LETTA enricol Enrico Letta Palazzo ChigiSergio Scarpellini saluta il Sindaco Marino MARIO MAURO BOSSI E CALDEROLI AL CONGRESSO DELLA LEGA jpeg

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”