LETTA PEGGIO DI GRILLO: BIANCOFIORE RETROCESSA PER UN’INTERVISTA (E ALFANO GODE)

1-"VERAMENTE NON HO FATTO NULLA DI MALE" MA DALLE AMAZZONI SOLO GELO PER MICHAELA

Tommaso Ciriaco per Repubblica

Da bolzanina, è abituata a temperature rigide. Ma il gelo del Pdl, quello Michaela Biancofiore davvero non se l'aspettava. Nel suo partito le frasi sui gay che hanno indotto Enrico Letta a ritirarle le deleghe non le ha digerite quasi nessuno. Ingenua e incauta, sussurrano alcuni dirigenti, evitando però di esporsi ufficialmente.

Quasi tutti restano silenti. E, soprattutto, le berlusconiane che più contano non fanno quadrato intorno alla nuova sottosegretaria. Biancofiore, spesso sopra le righe per "eccesso di berlusconismo", è considerata da sempre leale. Una pronta, comunque, a metterci la faccia. Ma stavolta l'imbarazzo è evidente. La difende una sua amica, Gabriella Giammanco. Una parola la spende Maurizio Gasparri e un'altra la pronuncerà anche Renato Brunetta. Non si sbilancia troppo, invece, Maria Stella Gelmini: «Non voglio alimentare polemiche. Voglio parlare solo di Imu, accesso al credito e pressione fiscale. Il resto mi interessa poco e, soprattutto, interessa poco agli italiani».

Né si esprime Mara Carfagna. E anche Annagrazia Calabria si limita a dire: «È una questione che riguarda il governo». Come Anna Maria Bernini: «Il Paese si aspetta che mettiamo da parte polemiche sterili e ci occupiamo di contenuti». Lei, la sottosegretaria "retrocessa", vive queste ore con dolore. «Non ho fatto nulla di male riferisce a qualcuno in privato non ho nulla da dire, parlano i fatti. Lunedì è un altro giorno». Preferisce non gettare benzina sul fuoco: «Questo è un momento difficile per il Paese. Non c'è spazio per polemiche create ad arte - ha aggiunto in privato - c'è un'Italia che aspetta delle risposte e io sono andata al governo per lavorare».

Cerca di tornare alla normalità, Biancofiore: «Oggi è l'anniversario di mio padre, vado a mettere un fiore sulla sua tomba». E non spara neanche contro il suo partito, che pure ha evitato di spendersi per lei: «Ho le spalle larghe». E' stato Letta a decidere, ieri, che la misura era colma. Ha chiamato Angelino Alfano, comunicandogli la scelta di ritirare le deleghe: «È un cartellino giallo, perché se tutti fanno così è un guaio».

Il premier non ha incontrato resistenza. Il segretario del Pdl, infatti, pur ribadendo la «fiducia del Pdl» in Biancofiore, ha giudicato intempestiva la sua sortita: sta alla sensibilità di ciascuno evitare casi simili, è stato il suo ragionamento. Berlusconi, che della deputata ha apprezzato la fedeltà anche nei momenti più difficili, non ha comunque impedito l'inevitabile. Lei l'ha cercato al telefono.

Lui ha fatto presente agli interlocutori che ora è necessario evitare frizioni: «Il governo deve durare », ripete a tutti. Anche perché, se l'operazione riforme andasse in porto e si tornasse al voto in 18 mesi, l'ex premier sarebbe pronto a rivendicare il suo contributo. Per "candidarsi" al Quirinale o almeno per strappare uno scranno da senatore a vita.

Chi invece ha contestato le mosse della segreteria Alfano, ma sulla gestione della partita dei sottosegretari, è Laura Ravetto. Come lei, altri pezzi da novanta del Pdl non hanno apprezzato, anche se il malessere resta sottotraccia. Ci sono le ex ministre, ma anche big berlusconiani che lamentano una gestione sbilanciata di un Pdl sempre più in mano ad Alfano.

 

2- MASI E TAGLIAERBE, LE ALTRE GUERRE DI MICHAELA
Andrea Garibaldi per il Corriere della Sera

Secondo il coordinatore Pdl di Bolzano, Michaela Biancofiore non è stata rimossa, ma promossa. Da sottosegretario alle Pari opportunità a sottosegretario alla Pubblica amministrazione e semplificazione. Fonti di Palazzo Chigi fanno filtrare, invece, che per Michaela questa «è l'ultima chance».

Ha violato, infatti, l'invito alla sobrietà che il nuovo presidente del Consiglio aveva rivolto al suo governo. Il Pdl la difende a testa alta. Il capogruppo alla Camera, Brunetta, suggerisce caldamente a deputate e deputati di fare quadrato su di lei, sulla delegazione del partito al governo, sulla composizione del governo nel suo insieme.

Michaela Biancofiore. Una «biondona», secondo la definizione di Enzo Biagi. Lei ha la mamma romana e il papà pugliese, che la fece nascere a Bolzano, dove l'aveva portato il lavoro di cancelliere del tribunale. Si iscrive a Forza Italia nell'anno dell'esordio, 1994. Dice di appartenere alla «Berlusconi generation». Prima di entrare in contatto con il capo del partito («Berlusconi è come una rockstar», sostiene) lavora con Franco Frattini. Da consigliera provinciale si batte per i diritti degli italiani in Alto Adige, propone una legge per il tricolore obbligatorio su ogni maso.

Ieri ha parlato con più giornali ed è stata, solo per questo, poco «sobria». Ma Michaela è schietta, troppo, per la delega alle Pari opportunità. Gay che «si autoghettizzano», che «non condannano i femminicidi». Dice no alle nozze gay, ma sì alle unioni civili, secondo la linea di Berlusconi, perché «le elezioni le ha vinte Silvio, non la componente cattolica del Pdl».

Sul tema, però, già era stata rievocata un'intervista tv del sottosegretario Michaela a Klaus Davi, lo scorso gennaio. Lei si raccontava «dispiaciuta» per aver rifiutato un bacio da una donna omosessuale e di averle dato piuttosto la mano. Dispiaciuta perché «le persone gay non sono diverse da noi». Aveva aggiunto che «le donne con la D maiuscola vogliono uomini con la U maiuscola».

Una carriera, quella di Michaela, con momenti di clamore. Quando, per esempio, consigliere provinciale, promuove una proposta di legge ecologista: «Contributi per la sostituzione dei vecchi tagliaerba a benzina in nuovi elettrici o a spinta». Quando propone politiche di sostegno per l'arrivo in Alto Adige di lavoratori dal «nostro Sud», invece degli extracomunitari.

«Amo l'Amore con la maiuscola», ha proclamato, anche in questo vicina a certe dichiarazioni che fece Berlusconi sul Partito dell'Amore, all'indomani dell'attentato che subì a piazza del Duomo. Dopo quell'evento (fine 2010), Michaela gli porta una torta ad Arcore per festeggiare il suo (di Michaela) compleanno.

Tutto comincia nella primavera 2005, quando lei sale sul palco a Bolzano con Berlusconi, ci sono dei fischi e lui alza la mano con il dito medio in evidenza. Lei lo segue a ruota («Prova di un rapporto simbiotico»).
Unica incrinatura, maggio 2011, quando minaccia di uscire dal Pdl unita a Scajola e Micciché, per colpa di quell'«incapace di Gasparri». Ieri Gasparri è addirittura intervenuto in suo favore: «Non ho trovato che abbia detto frasi sconcertanti».

 

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