1- CHI È L´UOMO-PARTITA DEL FESTIVAL DEL CINEMA CHE HA STACCATO IL CATETERE ALL’ARCAVOLO RONDI COSTRINGENDOLO A DIMETTERSI PER LA GLORIA DI MÜLLER, PORTANDO A CASA UN RISULTATO CHE VALE UNA CAMBIALE IN BIANCO: DA INCASSARE FRA UN ANNO, AL TAVOLO DELLE TRATTATIVE PER LE CANDIDATURE A SINDACO DI ROMA? 2- È LUIGI ABETE, PRESIDENTE BNL IN SCADENZA CON UN SOGNO: SCALARE IL CAMPIDOGLIO 3- ARTICOLO QUINTO, CHI HA I SOLDI HA VINTO! ALLA VIGILIA DEL CDA DECISIVO, ABETE HA VISTO A QUATTR´OCCHI RONDI PER DIRGLI CHIARO CHE O CEDEVA SU MULLER O LA SUA BNL, MAIN SPONSOR DEL FESTIVAL, AVREBBE CHIUSO I RUBINETTI E ADDIO TAPPETO ROSSO 4- INTANTO ABETE INCASSA LA NOMINA DEL FEDELISSIMO LAMBERTO MANCINI A DG DEL FESTIVAL, IN ATTESA DI PUNTARE AL BERSAGLIO GROSSO. CON UNA STRATEGIA A DOPPIO BINARIO: CONVINCERE CASINI A CANDIDARLO SINDACO PER IL TERZO POLO, QUINDI SCENDERE A PATTI COL PDL DI ALEMANNO. CONVIENE A ENTRAMBI, IN FONDO: ABETE AVREBBE CAMPO LIBERO E L´ALTRO POTREBBE FINALMENTE TORNARE IN PARLAMENTO 3- MULLER LASCIA L’AUDITORIUM E RADDOPPIA: IL 29 GIUGNO APRE LA NUOVA ESTATE ROMANA A MASSENZIO E A FINE NOVEMBRE, TRE MESI DOPO VENEZIA, PARTE IL FESTIVAL DENTRO LA CITTA' (SPACE CINEMA MODERNO E BARBERINI)

1- ARTICOLO QUINTO, CHI HA I SOLDI HA VINTO: ABETE,DAL FESTIVAL AL CAMPIDOGLIO
Giovanna Vitale per La Repubblica-Roma

È l´uomo-partita del Festival del Cinema, l´eminenza grigia che ha deciso le sorti di un match apertissimo sino al 90°. Finché, appunto, non è sceso in campo lui. Prima ha studiato gli avversari, quindi li ha avvicinati, infine ha segnato grazie alla forza persuasiva del denaro.

Portando a casa un risultato che vale una cambiale in bianco: da incassare fra un anno, al tavolo delle trattative per le candidature a sindaco di Roma. Il suo nome è Luigi Abete, presidente Bnl in scadenza e un sogno: scalare il Campidoglio.

Incaricato di dipanare la matassa dei veti incrociati che aveva ormai da mesi avviluppato Alemanno e Polverini, nelle ultime settimane Abete ha tessuto la sua tela a base di pressioni e aut aut. Cene di compleanno con il gotha del cinema nostrano, guest star sindaco e governatrice, Letta e Mastella; contatti informali con l´industria del settore; forti spinte su Carlo Fuortes per farlo schierare a favore di Müller.

Una ventina di giorni fa è volato persino a Milano per tentare di convincere la Detassis a mollare la presa. Poi, alla vigilia del cda decisivo, dopo una serie di colloqui telefonici, ha visto a quattr´occhi il presidente Rondi per dirgli chiaro che o cedeva sull´ex direttore di Venezia oppure la sua Bnl, main sponsor della rassegna romana, avrebbe chiuso i rubinetti e addio tappeto rosso.

E siccome poi ogni partita ha un prezzo, lui l´anticipo se l´è già assicurato: la nomina del fedelissimo Lamberto Mancini a dg del Festival di Roma. In attesa di puntare al bersaglio grosso. Con una strategia a doppio binario: convincere Casini a candidarlo sindaco per il Terzo Polo, quindi scendere a patti col Pdl di Alemanno, pronto a sacrificarsi in nome dell´alleanza al centro. Conviene a entrambi, in fondo: Abete avrebbe campo libero e l´altro potrebbe finalmente tornare in Parlamento.

2- IL TEATRINO DELL'IPOCRISIA
Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

Alla fine ce l'ha fatta. O ce la farà. Marco Müller, classe 1953, il cinefilo che si professa per scherzo "marxista-zeninista", non leninista, cioè in bilico tra libretto rosso di Mao e sutra del buddismo tibetano, è nei fatti il nuovo direttore del Festival di Roma. Tiri fuori dall'armadio il suo famoso tuxedo, detto "Nehru jacket", donatogli da Armani, collo alto e stretto, ideale per chi non sopporta il papillon.

Dopo due mesi e mezzo di chiacchiere, il 91enne Gian Luigi Rondi ieri si è dimesso da presidente della fondazione Cinema per Roma. Era in rotta di collisione con il sindaco Alemanno e la governatrice Polverini, decisi a incoronare Müller nuovo cine-re di Roma. A ogni costo. Per un po' il decano della critica, nonché commissario straordinario della Siae e presidente dei David di Donatello, ha provato a resistere, esigendo il rispetto delle regole statutarie e riproponendo la direttrice prediletta Piera Detassis, ma poi ha capito che si rischiava la paralisi.

Specie dopo che perfino il molto interventista Luigi Abete, main sponsor con Bnl, gli ha fatto capire che avrebbe stretto i cordoni della borsa. Così ha mollato nobilmente la poltrona con quattro mesi di anticipo. «Preoccupato per le sorti del Festival, minacciate nel suo futuro, non potendo contrastare ulteriormente due autorevoli soci fondatori, né, d'altro canto, volendo tradire le mie ben radicate idee sul cinema, ho preferito, sia pure con rammarico, rinunciare ai miei incarichi» ha scandito ieri al termine di un cda che in pratica non s'è svolto.

Strada in discesa, a questo punto, per Müller. Toltosi di mezzo Rondi, dopo varie e autorevoli pressioni, anche per senso di responsabilità e oggettiva stanchezza, il successore in pectore Paolo Ferrari, ex capo della Warner Italia assai sponsorizzato dall'Anica, la Confindustria del cinema di cui è stato presidente fino all'altro ieri, potrà nel giro di qualche giorno esaudire il desiderio dei due ambiziosi esponenti del Pdl. Cambiando l'equilibrio nel cda, non ci dovrebbero essere sorprese.

Lo sa anche Rondi, il quale confessa: «Mi sento liberato da un peso, ma non amareggiato. Se sapeste che tira e molla è stato, in questi tre mesi. Mi hanno offerto la presidenza onoraria, anche con uno stipendio. Io ho detto "no, grazie". Pensavo potessero cambiare idea, invece eravamo in stallo. Ho pensato: chi ha più gentilezza deve adoperarla. Non potendo chiedere le dimissioni del sindaco, le ho date io».

Alemanno fa finta di non sentire e plaude alle dimissioni in fondo estorte. «Ringrazio il presidente Rondi per il grande lavoro che ha svolto in questi anni e per l'atto d'amore nei confronti del Festival compiuto oggi». Pura ipocrisia della politica. Lui e la Polverini hanno scommesso tutto su Müller, di nuovo sul mercato dopo otto anni alla Mostra veneziana: non potevano perdere la partita. Così come non poteva perderla l'Anica, dopo essersi così tanto spesa in favore di Müller attraverso il suo presidente Riccardo Tozzi.

Nasce qui un curioso paradosso: per decenni considerato, spesso ingiustamente, l'espressione di una concezione tutta democristiana, anzi andreottiana, del cinema, Rondi alla fine è diventato una sorta di "eroe" per gli autori di sinistra, il baluardo democratico contro quella che è stata definita, con qualche esagerazione dal senatore Vita del Pd, «un atteggiamento da Minculpop».

Fanno fede le lettere aperte a sostegno di Rondi firmate da illustri registi, per la serie «Non si dimetta, siamo con lei»; le dure parole del produttore Domenico Procacci, quello di "Diaz", contro «la prepotenza e l'arroganza fuori luogo della politica», in difesa delle prerogative rondiane.

Alla fine, invece, il decano della critica in sciarpa bianca ha mollato. Ma, inflessibile sul piano delle regole, per settimane ha tenuto sulle spine sindaco e governatrice, riuscendo nell'intento di appannare, giorno dopo giorno, quella che era apparsa una scelta indiscutibile.

Müller, silente da settimane dopo le incaute interviste natalizie, avrà tutto il potere sul cinema quirite; però il rapporto con il mondo degli autori è in buona misura compromesso, ci vorrà del tempo per scrollarsi di dosso l'immagine del direttore imposto da un centrodestra protervo e pasticcione.

3- COME DAGO ANNUNCIATO, MULLER MOLLA L'AUDITORIUM PER ANTICIPARE A LUGLIO LA MOSTRA DI VENEZIA
Simona Antonucci per Il Messaggero

«Il festival del cinema è nato, è cresciuto e ha trovato il successo in Auditorium: non è una location come un'altra. E credo che anche il mercato potrebbe trarre vantaggio avvicinandosi a questi spazi». Carlo Fuortes, amministratore delegato di Musica per Roma e socio di Cinema per Roma, risponde all'ipotesi suggerita da Müller, ancor prima di diventare direttore del festival, di spostare la manifestazione in altri luoghi della città.

E se dovesse accadere, visto che Müller è a un passo dall'elezione?
«È ovvio che se il Festival dovesse uscire da qui non ci sarebbe nessuna ragione della nostra presenza nella Fondazione Cinema e chiederei al consiglio della nostra fondazione di uscirne».
Quanto allo slittamento di date?
«Per il 2012 è assolutamente impossibile uno spostamento del calendario. I programmi nostri e dell'Accademia di Santa Cecilia vengono fatti con largo anticipo. Per gli anni successivi si può vedere, ma questa verifica andrebbe fatto al più presto possibile».

4- RONDI, L'ULTIMO COMPAGNO
Simona Antonucci per Il Messaggero

l centrosinistra insorge: «Le dimissioni - attacca il presidente della Provincia Nicola Zingaretti - rappresentano un colpo all'autonomia delle istituzioni culturali della nostra città, una ferita». Dal sindaco e da Polverini arrivano invece i ringraziamenti: «Rondi - il commento di Alemanno - ha compiuto un atto d'amore per il festival. Anticipando di tre mesi il termine del suo mandato il presidente ha posto fine a polemiche inutili e conflitti strumentali che rischiavano di paralizzare il festival».

«A Rondi - aggiunge Polverini, presidente della Regione - va il nostro ringraziamento per il lavoro di questi anni». «Le dimissioni di Rondi rappresentano un atto di chiarezza che finalmente dovrebbe porre fine all'indegno teatrino che si è scatenato negli ultimi mesi», aggiunge Carducci, capogruppo Udc in Regione.
Ringraziamenti anche dall'Anica: «Le sue dimissioni, non dovute e precedute dall'ottimo lavoro svolto nel corso del mandato, sono un atto che conferma il senso di responsabilità di una così autorevole figura del nostro cinema».

 

 

 

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