LUSI E ABUSI - CONFERMATA L’ORDINANZA DI ARRESTO DELL’EX TESORIERE, ACCUSATO ANCHE DAI SUOI COMMERCIALISTI - LA SEGRETARIA CONSEGNA AI PM IL FILE CON LE FATTURE, “PORTATE DA TUTTI I CAPICORRENTE DEL PARTITO: BIANCO, BINDI, BOCCI, FIORONI, FRANCESCHINI, LETTA, MARINI, GENTILONI, RENZI E RUTELLI” - I VERTICI: “LA SEGRETARIA CONFERMA LA SEPARAZIONE TRA LEGITTIME ATTIVITÀ POLITICHE E LE MALVERSAZIONI DI LUSI” - IL PDL VUOLE IL PD SULLA GRATICOLA E NON HA ANCORA DECISO SULL’ARRESTO…

1- "SOLDI AI CAPICORRENTE, ECCO FATTURE E NOMI" - LA SEGRETARIA DI LUSI PORTA L´ARCHIVIO AI PM
Carlo Bonini per "la Repubblica"

Il Tribunale del Riesame conferma l´ordinanza di custodia in carcere per l´ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi e dopo 21 giorni di arresti domiciliari rimette in libertà gli ex commercialisti del Partito, Mario Montecchia e Giovanni Sebastio, imponendo a entrambi l´obbligo di firma giornaliero «per la persistenza di gravi indizi di colpevolezza». La sentenza - accolta con «soddisfazione» dal procuratore Giuseppe Pignatone e dai legali del partito - conferma l´impianto accusatorio della pubblica accusa sia in termini formali (il reato di associazione a delinquere finalizzata all´appropriazione indebita) che sostanziali (una stangata che supera i 25 milioni di euro).

E dunque, di fatto, consegna Lusi a Regina Coeli. Certificando, in attesa del voto della giunta per le immunità del Senato (fissato per giovedì 31) e quindi dell´aula, che l´ex tesoriere esce annichilito dalla partita politica e giudiziaria che ha sin qui giocato. Per due ragioni. Non ha trovato sponda l´argomento che lo vorrebbe vittima di un accanimento persecutorio della Procura.

Ed è ora accusato dagli stessi Montecchia e Sebastio (quest´ultimo, per altro, oggi consulente anche per i bilanci del Pd) che, nel difendersi nel loro interrogatorio di garanzia, hanno spiegato che il loro controllo dei bilanci «non poteva che essere formale». Che «non spetta a un commercialista fare quello che avrebbero dovuto fare il tesoriere e gli organi statutari di Partito». Valutare cioè la congruità o meno di certe voci di spesa, nonché la loro «fedeltà».

E tuttavia, Lusi non appare il solo sconfitto. Perché se è vero, come scrive in una nota la Margherita, che quanto sin qui emerso nell´inchiesta «conferma la piena separazione tra le spese politiche, assolutamente ordinarie e legittime, e le malversazioni del tesoriere», è altrettanto vero che con il deposito degli ultimi atti istruttori al Riesame, il vertice del partito torna ad essere rappresentato come un gruppo di distratti oligarchi che non hanno saputo fermare il Predone che avevano in casa. E questo, in ragione di un rapporto fiduciario con l´ex tesoriere che doveva garantire una divisione autocratica delle risorse destinate all´attività politica secondo l´ormai famigerato (e dagli interessati smentito) patto "60-40" tra Popolari e Rutelliani.

Interrogata mercoledì scorso, Francesca Fiore, consegna infatti ai pm una chiavetta usb che contiene i file in cui sono documentate tutte le fatture saldate nel tempo dall´allora tesoriere ai diversi capi corrente. Racconta la donna: «Nel 2009, Lusi mi parlò della necessità di trattare alcune spese distinguendole dal resto, in quanto rimborsi della politica. Io cominciai a raccogliere queste fatture, segnando anche le persone che le portavano: Bocci e in generale le persone di riferimento dei vari politici. Verso il 2010 o il 2011, Lusi mi disse che occorreva essere precisi, anche nelle imputazioni delle fatture, perché c´era un accordo per suddividere le spese in termini di 60/40». Nel dettaglio, prosegue la segretaria, «Bianco, Bindi, Bocci, Fioroni, Franceschini, Letta e Marini erano "popolari". Gentiloni, Renzi e Rutelli, invece rutelliani».

I leader non trattavano le fatture da rimborsare di persona. Avevano i loro addetti. «Per Bindi, veniva il segretario, un certo Paolo. Per Bocci, il suo assistente Paolo Martellini e a volte lui stesso. Per Marini, c´era ben poco. Per Fioroni, me le dava lo stesso Lusi o Giovanni Iannuzzi, che portava le fatture in busta chiusa. Per Franceschini, veniva Giacomelli. Per Letta, credo se ne occupasse lo stesso Lusi. Per Rutelli, le fatture me le dava Lusi. Per Renzi, veniva un certo "Gavini" (si riferisce in realtà a Bruno Cavini ndr)». Uomo, quest´ultimo, dello staff del sindaco di Firenze e che, ieri sera, l´entourage di Renzi definiva «persona erroneamente ritenuta mandatario di Matteo».

La Fiore si sofferma su Rutelli. Ricorda un particolare. «Dopo che era scoppiata la cosa, lo scorso febbraio, Rutelli mi chiamò da lui e mi chiese: "Ma come è possibile che tu non ti sia accorta di niente?". Io gli dissi che l´unica cosa che avevo visto era questo schema che conservavo nella pennetta usb. Rutelli mi parve stupito. E tuttavia ricordo che in una occasione, nel 2011, Lusi mi chiese di stampare un tabulato delle spese perché doveva incontrarsi con Rutelli. E credo glielo abbia mostrato, perché dopo l´incontro con Rutelli mi fece togliere alcune fatture imputate a quest´ultimo. Mi pare fossero fatture di Cristina De Luca e Mario Di Carlo, i cui costi dovevano essere ripartiti a loro volta tra Rutelli e Gentiloni».


2- I LEADER ERANO SPESE POLITICHE «LE SUE MALVERSAZIONI DISTINTE DAI NOSTRI CONTI LEGITTIMI»

M.Antonietta Calabrò per il "Corriere della Sera"

«Non stava a me verificare la fondatezza delle richieste di rimborsi delle fatture. Preciso di non poter affermare che tutte le fatture corrispondessero a spese effettive e che non vi fossero costi "gonfiati"». Il problema costituito dalle fatture pagate ai big dell'ex Margherita («attraverso i loro fiduciari, in molti casi parlamentari essi stessi, delegati a questa funzione») è stato al centro anche dell'audizione notturna di mercoledì scorso dell'ex tesoriere Luigi Lusi davanti alla Giunta per le autorizzazioni del Senato, che giovedì prossimo dovrà decidere se votare l'ok al suo arresto richiesto dalla Procura romana, una misura restrittiva confermata ieri dal Tribunale del Riesame.

In sostanza, risulta dal resoconto stenografico dell'audizione notturna, quella che potrebbe suonare come una notitia criminis, l'esistenza appunto di un certo numero di fatturazioni «senza controprestazione» nella documentazioni presentate. Da chi? Da quello che Lusi ha definito il «Comitato dei referenti», cioè i sette/otto politici principali del partito.

Sempre sulle fatture ieri c'è stato il fatto nuovo delle affermazioni - verbalizzate dalla Procura romana - della segretaria di Lusi, Francesca Fiore. Come hanno reagito i big del partito? Piovono le precisazioni e i distinguo. Innanzitutto il vicepresidente della Camera Rosy Bindi, che letteralmente «diffida da usare il suo nome» («Non capisco di cosa si parli») ed è «pronta alle querele e alle azioni legali».

Enzo Bianco afferma: «Sin dall'inizio ho dichiarato che i finanziamenti che sono stati erogati a tutti i leader della Margherita erano solo ed esclusivamente per attività politiche. Cos'altro si doveva fare se non organizzare convegni, pagare collaboratori, comprare manifesti? Chi ha acquistato case di lusso o si è concesso viaggi faraonici, è giusto che paghi». Un riferimento esplicito a Lusi.

L'intero vertice della Margherita (a cominciare dal leader Francesco Rutelli, e con lui, tra gli altri, Giampiero Bocci, e Giuseppe Fioroni) a tarda sera si è affidato ad un comunicato congiunto: «La signora Fiore conferma ciò che abbiamo sempre detto: la piena separazione tra le spese politiche, assolutamente ordinarie e legittime, e le malversazioni del tesoriere». Il capogruppo a Montecitorio, Dario Franceschini: «È doloroso dover ripetere ogni volta che i rimborsi del partito erano solo per iniziative politiche, e che non un euro è stato utilizzato per scopi personali».

Enrico Letta ribadisce anche lui che «si tratta di un polverone che cerca di mescolare il finanziamento della normale attività politica con gli illeciti di chi si è macchiato di appropriazione indebita», con riferimento a Lusi.

«Dobbiamo essere grati alla segretaria di Luigi Lusi che mette fine a tre mesi di illazioni, polemiche e velate minacce, raccontando quello che da sempre diciamo a proposito dell'asserito, ma in realtà inesistente, finanziamento della Margherita alla campagna elettorale di Matteo Renzi», si legge in una nota di Luca Lotti, capo di gabinetto del sindaco di Firenze. «Bruno Cavini (la persona che si recava dalla Fiore, ndr) non è mai stato il mandatario elettorale di Renzi», chiarisce ancora Lotti».

Sempre a proposito delle fatturazioni, Lusi ha fatto mettere a verbale da parte della Giunta del Senato nella prima seduta della sua audizione l'esistenza di «un profilo grigio nel bilancio dei partiti: le decisioni di spesa sono infatti adottate liberamente e, entro certi limiti, nessuno può affermare che una determinata spesa sia "inammissibile"». Egli quindi si sarebbe limitato a pagare «le cose possibili» con un atteggiamento di disponibilità a risolvere problemi «e non certo a crearne».


3- LUSI: GRUPPO PDL SENATO, NON ANCORA DECISO SU ARRESTO O NO
(ANSA) - Il gruppo del Pdl non ha ancora preso alcuna decisione sul caso Lusi". E' quanto scritto in una nota diffusa dall'ufficio stampa del gruppo.

 

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