di maio salvini telefono

''MA QUALI LITI: SALVINI E DI MAIO NON SI MOLLERANNO PRIMA DI AVER FATTO LE NOMINE CHE RIDISEGNANO LA MAPPA DEL POTERE IN ITALIA'' - IL GRILLINO TOFALO NON CREDE ALLA CADUTA DEL GOVERNO DOPO LE EUROPEE: ''IN BALLO CI SONO ENI, ENEL, LEONARDO, ENAV, POSTE''. PROCESSI, DOSSIER E VERI GIOCHI DI POTERE DIETRO LE SCHERMAGLIE AL GOVERNO

 

Augusto Minzolini per “il Giornale

 

Mentre addenta in tutta fretta un panino alla buvette di Montecitorio, Angelo Tofalo, sottosegretario grillino alla Difesa, confida la ragione principale per cui Giggino Di Maio non ha proprio nessuna intenzione di provocare una crisi di governo dopo le elezioni europee.

 

augusto minzolini

Il personaggio per natura va al sodo. Non per nulla ha studiato all' università dove insegna un democristiano di rito andreottiano come Vincenzo Scotti.

 

«Certo che se Luigi e Salvini continueranno a litigare – premette Tofalo – finiranno per farsi male. Ma francamente non credo che ci siano più del 10% di possibilità che si arrivi alla rottura prima della primavera del 2020. Il motivo? Questa maggioranza è nata con l' obiettivo di ridisegnare la mappa del potere in Italia.

 

Non penso proprio che i due alla vigilia delle nomine più importanti parlo di Eni, Enel, Leonardo, Enav e Poste divorzino. Renzi, per esempio, per decidere quelle nomine mandò a casa Letta in un batter d' occhio!». Tofalo potrà apparire fin troppo pragmatico, quasi cinico, ma il suo ragionamento tra le mille congetture che dividono il Palazzo tra i profeti della crisi e delle elezioni in autunno e i veggenti che considerano l' attuale governo più longevo, non fa una piega.

 

TOFALO

Per alcuni versi è il più convincente, se si considera che l' accordo tra leghisti e grillini è essenzialmente un accordo di potere. Da sempre. «Nel contratto di governo avremmo potuto metterci pure le idee di Nerone disse alla vigilia della genesi del governo gialloverde una delle teste d' uovo del Carroccio, Alberto Bagnai poco importa. Contano di più le 300 nomine che arriveranno a scadenza». E, inutile aggiungere, che il bottino più ricco di poltrone arriverà sul tavolo dell' esecutivo proprio la prossima primavera.

 

Appunto, il potere. Per districarsi nella giungla di diatribe e di polemiche che dividono in questa campagna elettorale i gialli dai verdi, la bussola deve puntare sempre sull' orizzonte del potere. Magari, come dice Giorgetti, «ne vedremo delle belle, perché nelle partite di calcio ci si mena», ma è difficile che Di Maio e Salvini (entrambi continuano a scartare l' ipotesi di una crisi a giugno pubblicamente) non trovino un' intesa sull' Autonomia o chessò sul nuovo decreto sicurezza: grazie al condimento delle nomine anche il boccone più indigesto va giù.

 

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI

Del resto anche in questa campagna elettorale ci sono stati duelli in Consiglio dei ministri, comizi al vetriolo, addirittura le dimissioni del sottosegretario Siri, ma il braccio di ferro più cruento, e sotterraneo, riguarda le nomine Rai e, addirittura, tutti e due partner di governo ora hanno messo sul tavolo anche i servizi segreti: il paradosso è che in entrambi i casi debbono essere scelti i vicedirettori. Per cui la spartizione non riguarda solo i numeri uno, ma anche i numeri due. Se la nomina di un vicedirettore di rete Rai è importante nelle logiche gialloverdi, figurarsi la scelta del presidente dell' Eni o dell' amministratore dell' Enel.

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO INNAMORATI

La ragione è squisitamente politica, perché è attraverso il potere che Salvini e Di Maio vogliono ridisegnare lo scenario politico italiano. Nel corridoio dei passi perduti, Roberto Maroni, che conosce bene Salvini, spiega il pensiero del suo successore. «Non fatevi illusioni esordisce . Matteo vuole la Lega partito egemone. Per questo, anche se Berlusconi non vuole crederci, Salvini punta a farlo fuori.

 

Immaginate, se il Cav facesse un fiasco alle Europee, Forza Italia sparirebbe. E a lui andrebbe bene. Salvini punta a questo, come Di Maio all' estinzione del Pd, della sinistra di governo. Per cui oggi litigano ma dopo le Europee faranno pace: daranno vita ad una revisione del contratto, dando il via libera all' autonomia regionale e qualcos' altro».

 

Maroni ne è sicuro: «Alla fine andranno avanti. In autunno si vota in Emilia e se, come è probabile, la Lega vincerà, Salvini avrà un ottimo trampolino di lancio per la campagna di primavera: nei primi sei mesi dell' anno farà le nomine più importanti e, poi, andrà alle elezioni politiche insieme alle Regionali del Veneto. L' unica cosa a cui non credo è una rottura dopo le Europee. I presagi di crisi di Giorgetti? Fa solo il pesce in barile. Lui farà quello che decide Salvini, è l' ultimo dei bolscevichi».

 

Certo, c' è nel Palazzo chi la pensa in maniera diversa. C' è chi giudica la situazione economica insostenibile, lo spread che si impenna, il nervosismo dell' Unione Europea. «Questi scommette l' azzurro Roberto Occhiuto rischiano di andare in tilt sulla prossima legge di bilancio. Per questo si voterà a settembre». Addirittura dalle parti di Arcore c' è ancora chi coltiva l' ipotesi di un governo di centrodestra come epilogo dello scontro tra grillini e leghisti. Solo che proprio lo spread e l' esigenza di avere un governo in carica quando a luglio si decideranno i nomi della commissione Ue e i capi di gabinetto, potrebbe consigliare cautela: altre nomine.

 

Angelo Tofalo Costituzione

E, infatti, a parte i risentimenti verso le boutade di Di Maio e soci, sono proprio i leghisti i più prudenti a parlare di rottura, di crisi di governo, di urne anticipate. «Le elezioni? La tempistica ci è avversa», ammette il capogruppo dei senatori leghisti, Massimiliano Romeo. «Le urne solo nel caso la Lega raggiunga il 36% e i grillini vadano sotto il 20%», è la previsione del leader dei giovani padani, Andrea Crippa. Ipotesi che, per ora, non trova riscontro nei sondaggi.

 

Eppoi c' è un altro elemento che i teorici delle urne a breve non debbono sottovalutare: la questione giudiziaria. Tanto per cominciare tra maggio e giugno andranno a sentenza due processi che vedono imputati due esponenti di primo piano della Lega, Rixi e Garavaglia. E le vicende di queste settimane in Lombardia hanno messo in guardia il gruppo dirigente della Lega. «Noi osserva il capo dei senatori del Carroccio Massimiliano Romeo possiamo pure raggiungere il 36% alle Europee.

 

LA STRETTA DI MANO TRA ENRICO LETTA E MATTEO RENZI

Ma con l' inchiesta in Lombardia aperta e l' affetto che mostra verso di noi una certa magistratura, non è detto che non ci sia un' altra ondata di avvisi di garanzia, così ti ritrovi al 25% per un nonnulla. E a quel punto che fai? Gli ultimi avvenimenti dimostrano che i grillini hanno un feeling con una certa magistratura, quella di Davigo per intenderci, mentre noi siamo soli. Per cui non siamo propensi al voto. Certo, se poi i grillini puntassero a fregarci sull' Autonomia, a bloccarla, è un' altra cosa. È il nostro Dna, l' obiettivo dalle origini». A conti fatti, quindi, anche per portare i leghisti alle urne, bisognerà trascinarli.

giancarlo giorgetti massimo garavagliaRIXI SALVINI

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...