macron gilet

SONO RIUSCITI A METTERE IL GILET GIALLO ANCHE A MACRON - “GIUSTA LA RABBIA IN FRANCIA”, IL PRESIDENTE IN TV FA MEA CULPA: "AUMENTEREMO GLI STIPENDI MINIMI. MA SAREMO INTRANSIGENTI CON I VIOLENTI" - DOPO AVER AMMESSO A PORTE CHIUSE DI AVER FATTO DELLE "SCIOCCHEZZE", ARRIVANO LE PUBBLICHE SCUSE: “MI RENDO CONTO DI AVER FORSE FATTO MALE AD ALCUNI FRANCESI CON LE MIE DICHIARAZIONI”

Francesco De Remigis per il Giornale

EMMANUEL MACRON BRIGITTE GILET GIALLI

 

 

Non se la sente di parlare in diretta, Emmanuel Macron. Guarda negli occhi un Paese attraverso un video registrato e annuncia «un nuovo contratto nazionale» per provare a uscire dalla profondissima crisi dei gilet gialli. Tredici minuti scarsi per ribadire la fermezza contro le violenze registrate nei giorni scorsi: «Non sarà tollerata, i responsabili saranno puniti». E annunciare quattro misure per placare la rabbia «legittima».

 

Via libera dunque dal 2019 «all' aumento del salario minimo di 100 euro», all' esenzione degli straordinari dalle tasse, al bonus per i lavoratori che partirà entro fine anno e all' annullamento della tassa sulle pensioni al di sotto dei duemila euro.

 

Sarà il governo, oggi, a presentare «misure di sostegno sociale», con cui il presidente spera di evitare il quinto atto di protesta previsto per sabato. «La mia legittimità viene dai voi francesi, non dalle lobby». «In Francia si è sempre gestito il presente, mai il lungo termine, il malessere viene da lontano, da 40 anni in cui villaggi e quartieri che hanno visto i servizi pubblici ridursi».

MACRON

 

Ecco perché nel suo discorso tende la mano ai sindaci, ma soprattutto al vecchio mondo: amministratori che conoscono il terreno che faranno da intermediari con i territori nonostante sia stato proprio lui a farsi scappare il sindaco di Lione Gérard Collomb, suo mentore e poi ministro ripudiato. Il tentativo di trovare un compromesso, lo scorso 27 novembre, è stato vanificato dalla protesta continua. Ieri, dopo aver ammesso a porte chiuse di aver fatto delle «sciocchezze», arrivano le pubbliche scuse: «Mi rendo conto di aver forse fatto male ad alcuni francesi con le mie dichiarazioni».

 

Troppi inceppi nel suo meccanismo di comunicazione. Come quando disse a un disoccupato che per trovare lavoro gli bastava attraversare la strada.

MACRON ALLA GOGNA - PROTESTE CONTRO IL PRESIDENTE FRANCESE

 

O quando umiliò un adolescente reo di averlo chiamato «Manù». Per lui, che in 19 mesi di presidenza si è spesso definito maître des horloges, la lancetta si è inceppata. È l' ora della verità. Ieri ha preso dunque atto della crisi: «Per questo voglio decretare lo stato di emergenza economica e sociale», tradotto in una serie di provvedimenti molti dei quali saranno oggetto di discussione parlamentare.

 

UOVO IN FACCIA A MACRON

Dopo 24 giorni di protesta diffusa, trasversale, permeabile alle violenze, definite dal presidente «inammissibili», Macron ha ribadito che i casseur «non beneficeranno di alcuna indulgenza», attaccando «gli opportunisti che hanno profittato della collera» distruggendo e saccheggiando Apple store, grandi magazzini, boutique e decine di attività commerciali. «Cercavano disordine e anarchia, niente giustifica i danni alla cosa pubblica e ai commercianti».

 

macron

Le forze dell' ordine hanno fermato 4.500 persone in tutta la Francia dalla prima giornata di manifestazioni il 17 novembre, intaccando pesantemente anche la crescita, ridotta dello 0,1 per cento nell' ultimo trimestre, pronosticava ieri il ministro dell' Economia. Macron ha però guardato negli occhi i francesi. Puntuale, alle 20, ma non in diretta tv.

 

Un altro segno che la paura di sbagliare resta: l' anno scorso, dopo tante promesse a una fabbrica in difficoltà, si lasciò sfuggire poco dopo imbarazzanti fuori onda. Frasi come: «Invece di star qui a far casino, gli operai in sciopero possono andare a vedere se nello stabilimento vicino cercano posti, perché lì stanno lavorando». Meglio, dunque, non rischiare la diretta e provare a essere credibile dicendo che «la mia unica preoccupazione siete voi».

macron bin salman

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO