giovanni salvi salvo ando ustica dc9

"LA PRESENZA DI ALTRI AEREI È PIÙ COMPATIBILE CON IL MISSILE CHE CON LA BOMBA" - DOPO GIULIANO AMATO ANCHE IL MAGISTRATO GIOVANNI SALVI, UNO DEI TRE PM CHE SI OCCUPÒ DELL’INDAGINE (FINITA CON UN NULLA DI FATTO) SULLA STRAGE DEL 27 GIUGNO 1980, APRE ALL'IPOTESI DEL MISSILE FRANCESE: “UN VELIVOLO ATTRAVERSÒ LA ROTTA DEL DC9 DOPO CHE PRECIPITÒ IN MARE” - L’EX MINISTRO SALVO ANDÒ: “AFFRONTAI MITTERRAND, SI INFASTIDÌ. DALLA FRANCIA UN MURO DI GOMMA…”

1-«DAI MILITARI E DA PARIGI CI FU SCARSA COLLABORAZIONE SUL MISSILE MANCA LA PROVA»

Estratto dell’articolo di Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

GIOVANNI SALVI

«La nostra indagine concluse che un velivolo attraversò trasversalmente la rotta del Dc9 precipitato nel mare di Ustica negli istanti immediatamente successivi alla perdita dell’aereo, rilevata dai plot di ritorno sul radar di Ciampino, che era al punto limite della propria visibilità».

 

Giovanni Salvi, magistrato in pensione da un anno che come ultimo incarico è stato procuratore generale della Cassazione, tra il 1990 e il 2002 ha indagato sulla strage di Ustica come pubblico ministero alla Procura di Roma. E dopo l’intervista dell’ex premier ed ex presidente della Consulta Giuliano Amato, ricostruisce ciò che fu accertato in quell’inchiesta.

dc9 itavia strage di ustica

 

Anche secondo lei fu un missile ad abbattere il Dc9?

«La prova certa non è emersa, perché su oltre il 90 per cento della cosiddetta superficie bagnata del relitto recuperata non è stata individuata alcuna traccia di impatto esterno dell’esplosione».

 

E l’ipotesi della bomba?

«L’abbiamo esaminata a lungo, per la presenza di tracce di esplosivo, ma tutti gli esperimenti e le simulazioni effettuate, sia al computer che reali, hanno dato risultati tra loro contrastanti e incompatibili con i resti dell’aereo ritrovati in fondo al mare.

 

La bomba non può essere esclusa, ma al momento nemmeno provata. Neppure le indagini sui possibili moventi hanno aiutato a dare una risposta definitiva: abbiamo investigato sia la pista neofascista che quella palestinese e soprattutto libica senza che vi fossero elementi certi di riscontro».

 

Quindi?

Giovanni Salvi - Vincenzo Roselli - Settembrino Nebbioso

«Quindi noi ci siamo dovuti fermare a un quadro di intenso traffico aereo, generato dalla base francese di Solenzara, in Corsica, ma anche lungo la rotta del Dc9. E poi c’è quel velivolo di tipo e nazionalità rimaste ignote che risulta dalle tracce radar di Ciampino, e che quasi certamente fu alla base delle indicazioni ricevute da Andrea Purgatori la sera stessa della strage, probabilmente dai controllori di volo militari. Questa ricostruzione portò il giudice istruttore Rosario Priore a descrivere uno scenario bellico che coinvolse il Dc9; noi come Procura ci fermammo un po’ prima».

 

Ma la presenza di altri aerei è più compatibile con il missile che con la bomba.

«Sicuramente sì. Anche perché abbiamo accertato che la notte stessa del disastro vi era stata una grande agitazione, furono contattati gli americani nella convinzione di una situazione non ordinaria.

strage ustica 7

 

Ma stiamo parlando di un processo penale, nel quale la prova dev’essere raggiunta al di là di ogni ragionevole dubbio, a differenza del processo civile o delle valutazioni storico-politiche.

 

Tuttavia sostenemmo anche che se le indagini avessero potuto contare sin da subito sui tanti elementi raccolti solo a molti anni di distanza, e con molte difficoltà, le conclusioni avrebbero potuto essere diverse».

 

GIOVANNI SALVI

Si riferisce ai depistaggi?

«Mi riferisco ai molti fatti accertati in seguito, non riferiti all’inizio dell’inchiesta. È vero che formalmente non è mai stato opposto il segreto di Stato, ma il segreto in senso sostanziale lo abbiamo rilevato con l’accesso — a volte consensuale, a volte con ispezioni o perquisizioni — agli archivi dei Servizi: ci siamo trovati di fronte alla realtà sconcertante di un’attività limitata alla raccolta delle rassegne stampa o poco più.

 

Il che non è credibile, né accettabile. Una scoperta che, insieme alle manipolazioni verificate durante l’inchiesta su Gladio, ha portato alla riforma del 2007 con regole precise e stringenti sulla tenuta degli archivi delle Agenzie di sicurezza».

 

strage ustica 9

Dunque i militari ostacolarono le indagini, come oggi sottolinea Amato?

«La Procura ha contestato ad alti gradi dell’Aeronautica militare una serie di reati, oltre all’articolo 289 del codice penale, attentato contro organi costituzionali, proprio per la manipolazione delle informazioni riferite al governo. Poi però la Corte d’assise d’appello ha assolto tutti con la formula piena, superando anche le prescrizioni dichiarate in primo grado, e la verità giudiziaria resta quella.

 

Naturalmente il giudizio degli storici e della politica può essere diverso perché si basa su criteri diversi. Nel tempo l’atteggiamento dei nostri interlocutori cambiò, e divenne collaborativo. Il danno, a mio parere, fu fatto nelle prime fasi e poi nel tentativo di coprire quelle iniziali reticenze».

GIULIANO AMATO - INTERVISTA A REPUBBLICA SULLA STRAGE DI USTICA - 2 SETTEMBRE 2023

 

E sul piano internazionale che ostacoli avete trovato?

«La Nato ci ha opposto un segreto non superabile dai governi nazionali quando abbiamo chiesto lumi sui funzionamenti dei sistemi radar. Noi, dopo diverse trasferte a Bruxelles senza esito, raggiungemmo un accordo, grazie anche al lavoro dei rappresentanti italiani presso la Nato, per aggirarlo con l’artifizio di quesiti posti a una commissione di esperti, dai quali abbiamo avuto informazioni senza però avere accesso diretto alle fonti».

 

Dalla Francia ci fu collaborazione?

«Piuttosto faticosa, direi, e senza alcun sorriso sulle labbra. Ma alla fine le risposte alle rogatorie sono arrivate: sulla base di Solenzara in Corsica, solo parziali; sulla portaerei Clemenceau in zona; su un aereo abbattuto con una bomba a bordo». […]

 

2-AMATO, IL RAMMARICO PER GLI ATTACCHI E ORA I PM POTREBBERO CONVOCARLO

Estratto dell’articolo di Adriana Logroscino e Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera”

 

andrea purgatori articolo simbolo su strage ustica 21 aprile 1984

Da grande contenitore di ipotesi investigative, l’inchiesta sulla strage di Ustica, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dal sostituto Erminio Amelio, potrebbe compiere un salto di qualità. Pur nelle difficoltà dovute ai quarantatré anni trascorsi (era il giugno 1980) potrebbe ancora separare la verità dei fatti dalle molte menzogne.

 

Con questo obiettivo i magistrati decideranno nei prossimi giorni se convocare Giuliano Amato negli uffici di piazzale Clodio. L’ex presidente del Consiglio, già numero uno della Corte costituzionale, ha rilasciato un’intervista a La Repubblica per ricostruire gli avvenimenti di cui è stato anche protagonista. I magistrati valuteranno se sia il caso di approfondire cercando di ottenere anche dettagli riservati. Amato ha parlato chiaramente di un depistaggio insistente da parte degli apparati militari (non solo dell’epoca).

STRAGE DI USTICA

 

I pm potrebbero chiedere maggiori delucidazioni. Fondamentale in questa lunga storia di disinformazione è capire chi fosse davvero a conoscenza dei fatti e quali ordini ricevette all’epoca. Ovviamente la strada è in salita ma questo i magistrati romani lo hanno già messo in conto. E in questo contesto cercheranno di scoprire se possano esserci elementi inediti, dunque da approfondire. […]

 

 

 

3-USTICA: ANDÒ, 'AFFRONTAI MITTERRAND, SI INFASTIDÌ'. DALLA FRANCIA UN MURO DI GOMMA, NESSUNA PROVA A DISCOLPA

GIULIANO AMATO AL FORO ITALICO PER GLI INTERNAZIONALI DI TENNIS 2013

(ANSA) - Il muro opposto dai francesi su Ustica "l'ho toccato per mano, da ministro. Ogni volta che provavo a parlarne con il mio collega e compagno di partito, Pierre Joxe, col quale ero in ottimi rapporti, lui si ritraeva". È quanto afferma in un'intervista alla Repubblica l'ex ministro della Difesa nel governo Amato, Salvo Andò. Nei colleghi francesi rilevava "imbarazzo, nella consapevolezza che nell'opinione pubblica internazionale i francesi erano i principali indiziati, per via dei loro cattivi rapporti con Gheddafi".

 

I francesi - prosegue Andò - "hanno sempre opposto una resistenza passiva all'accertamento della verità, non prove a discolpa". L'ex ministro ricorda in particolare un episodio. "Partecipai a un bilaterale, c'erano anche Giuliano Amato e Francois Mitterrand. Ustica non era all'ordine del giorno, in modo fermo e garbato posi la necessità di un'operazione trasparenza tra Paesi amici". Il presidente francese "non disse una parola", "si mostrò infastidito", dice Andò.

GIULIANO AMATO E LA MOGLIE AGLI INTERNAZIONALI DI TENNIS 2010

 

Un atteggiamento che definisce "un muro di gomma. Agli americani e ai francesi - sostiene - dava fastidio il nostro rapporto amichevole con il regime libico".

SALVO ANDOSALVO ANDO

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