BANDA DELLA MAGLIANA FOREVER! DAI FURTI ALLE GUARDIE GIURATE ?

Valeria Di Corrado per "La Notizia Giornale.it"

Gli ex della banda della Magliana fanno affari con la sicurezza. Potrebbe sembrare un paradosso, ma a Roma succede anche questo. La vigilanza privata è business dalle uova d'oro. Un settore che frutta centinaia di milioni di euro.

Solo per i servizi di portierato e sicurezza armata negli ospedali e nelle Asl romane si arrivano ad ottenere appalti da 500 milioni della durata di tre anni. Gli ultimi in ordine di tempo (San Camillo Forlanini, Spallanzani, Sant'Andrea, Ares 118 e Policlinico Umberto I) sono stati assegnati all'associazione temporanea di imprese Città di Roma Metronotte, Roma Union Security, Securitas Metronotte e Flash & Capitalpol, sulla quale pendono due procedimenti amministrativi: l'accusa è di aver vinto la gara presentando false documentazioni.

Dietro la capofila dell'Ati, Città di Roma Metronotte, si nasconde (e nemmeno troppo bene) il figlio dell'ex sottosegretario socialista Sebastiano Montali. Fabrizio è stato rinviato a giudizio per riciclaggio, corruzione, intestazione fittizia di beni con l'aggravante dell'associazione mafiosa poiché presunto prestanome di Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana.

L'ascesa
I Montali fiutano che il settore della vigilanza privata può diventare un business redditizio nel 2007, quando, insieme all'ex senatore Sergio De Gregorio (attualmente agli arresti domiciliari per la vicenda dei finanziamenti all'Avanti) tentano, attraverso il consorzio Pegaso (di cui Fabrizio Montali era presidente), l'acquisizione di una parte dell'istituto di vigilanza Urbe, un colosso di mille dipendenti sull'orlo del fallimento.

L'operazione inizialmente non va in porto. A gennaio 2008 Confcooperative rileva Città di Roma società cooperativa, costola dell'Urbe (faceva parte della sua finanziaria) che eredita un debito di 6 milioni di euro. A gestire l'acquisizione viene scelto un comitato di esperti composto, tra gli altri, dai professori Gambino, Marasco e De Bernardi. Con il passare dei mesi gli esperti vengono destituiti dal consiglio di amministrazione e al loro posto si inseriscono Carlo Mitra, vice presidente di Confcooperative, Sebastiano Montali e il figlio Fabrizio.

"Un giorno di marzo 2009 Fabrizio Montali viene nel mio ufficio di via Cavour - racconta Mauro Brinati, segretario di Fisascat Cisl Roma - Per conto di Carlo Mitra mi propone di smembrare la cooperativa Città di Roma affidando alcune delle sue attività accessorie (reception, area tecnologica e servizi) ad altre cooperative e l'attività principe, quella di vigilanza, a Securintel.

Poi creare all'interno di Securintel un buco di 6 milioni di euro, da intascare subito, metterla in liquidazione, farla rilevare da una new coop e collocare i lavoratori in mobilità, con riassunzione a zero scatti e zero livelli. Quantificò il business complessivo in 32 milioni di euro, 2 milioni erano destinati a me e 30 a Carlo Mitra. Finsi di non capire e Montali mi fece uno specchietto del suo disegno criminale.

Ovviamente non accettai, ma poi questo tentativo di corruzione si è di fatto realizzato in tutti i suoi passaggi. La vecchia società che hanno acquisito con tutti i debiti l'hanno spedita in Romania, i crediti invece se li sono tenuti loro". Quando il sindacalista Brinati fece presente al vice presidente di Confcooperative quello che Montali gli aveva proposto, Mitra disse che l'avrebbe denunciato, salvo poi nominarlo responsabile sviluppo dell'azienda, mentre il padre ne era consigliere delegato. Incarico che Fabrizio Montali ha ricoperto fino al 2011, quando poi per un'incompatibilità etica con i suoi processi penali è stato costretto ad uscire dall'organigramma.

Deus ex machina
"In realtà continua a comandare lui all'istituto di vigilanza Nuova Città di Roma cooperativa - spiega Mauro Brinati - Sta dalla mattina alla sera nell'ufficio di presidenza, tanto Carlo Mitra è un presidente virtuale e complice". Lo testimonia anche il reticolo aziendale.

Sebastiano Montali detiene il 95% del capitale sociale di Città di Roma Service coop, che a sua volta è collegata a Nuova Città di Roma coop (i consiglieri sono sempre Carlo Mitra, Domenico Barrile e l'ex vicequestore di Roma Antonio Sannino). Quest'ultima cooperativa detiene il 95% della proprietà di Città di Roma Metronotte Srl (quota pignorata tra l'altro da Natuna Spa, una società del gruppo Angelucci a cui i Montali sono evidentemente creditori).

Ed è proprio a Città di Roma Metronotte che è stata affidata la sorveglianza del Policlinico Umberto I, dove, come ha raccontato La Notizia, si è creata una situazione paradossale. Da martedì scorso per ogni postazione di vigilanza ci sono due vigilantes, uno della vecchia società incaricata delle sicurezza (Security Service) e uno della nuova (l'associazione temporanea di imprese Città di Roma Metronotte, Roma Union Security, Securitas Metronotte e Flash & Capitalpol).

Questo perché non è stata rispettata la procedura di "cambio d'appalto", in base alla quale l'azienda che subentra è tenuta ad assorbire, alle stesse condizioni contrattuali, i lavoratori impiegati in quel sito. "Fabrizio Montali nei giorni scorsi si è recato al Policlinico ed è arrivato al punto di terrorizzare le guardie giurate di Security Service che non volevano lasciare le postazioni di vigilanza, minacciandole di fargli togliere il porto d'armi. A quale titolo? In teoria sarebbe un nullatenente, invece ha tre Bmw da corsa, un Audi da corsa e un tir per portarle sulla pista. Più un Hammer e un Audi con cui va spasso. A spese di chi? A spese di Città di Roma. Tanto a coprirli c'era la politica".

 

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