donald trump conferenza stampa

AMERICA FATTA A MAGLIE - TRUMP CONVOCA UNA CONFERENZA STAMPA: ‘HO EREDITATO UN CASINO’ E ATTACCA ‘LA FAZIOSITÀ DEI MEDIA CHE TACCIONO I GRANDI RISULTATI OTTENUTI’ - FINORA NON SOLO GLI ACCUSATORI NON RIESCONO A DIMOSTRARE CHE IL PRESIDENTE FOSSE AL CORRENTE DI ACCORDI CON LA RUSSIA O DI IMBROGLI PER INFLUENZARE LE ELEZIONI, MA NEMMENO CHE L'ABBIANO FATTO I SUOI - LE STRATEGIE SU ISRAELE, ‘BAN’, CORTE SUPREMA

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

DONALD TRUMPDONALD TRUMP

Trump twitta di sera e di notte, un'altra di quelle cose che fanno diventare matti I giornalisti perché dei loro orari di chiusura se ne infischia altamente, specialmente in questi giorni quando la guerra con loro, con l'intero mondo del Congresso e la burocrazia di Washington, è dichiarata e aperta.

 

Oppure, come sta facendo in questo momento, convoca una conferenza stampa che inizia con “ ho ereditato un casino”, e prosegue a colpi di ‘Lei chi è? Eccone un altro buono’, attaccando ‘la falsità e la faziosità dei media che tacciono i grandi risultati già ottenuti dalla sua amministrazione’. Più guerra di così. Domattina vi racconteremo le conseguenze di una conferenza stampa che dimostra che in difesa Donald proprio non ci vuole stare.

 

Su Twitter, tra una invettiva e l'altra contro i propalatori di false notizie e di spiate sull'Amministrazione, e concrete minacce di aprire una indagine sulle agenzie e suoi funzionari che distribuiscono come caramelle informazioni che dovevano restare riservate, il presidente annuncia che va a prendersi una bella boccata d'aria in Florida sabato pomeriggio alle 5.00,e tiene un comizio all'aeroporto internazionale Orlando Melbourne.

DONALD TRUMP VLADIMIR PUTINDONALD TRUMP VLADIMIR PUTIN

 

Sia chiaro che non è solo un bagno di folla, è un cambio di rotta, Trump ha capito che solo da Washington il messaggio sì annacqua, la sua forza si appanna, e che per tornare a far credere alla gente che viene prima del governo e che è per questo che lo ha eletto, urge tornare a dirglielo direttamente. In attesa e nella speranza di riuscire a prosciugare la palude, è solo dagli elettori che a Donald Trump può venire la forza e l’ autorevolezza per proseguire nel lavoro di rottura rivoluzionaria della sua presidenza.

 

Lo sostengono i sondaggi, che ora vengono abbastanza accuratamente tenuti nascosti dai giornaloni e dalle televisioni liberal? Rivolgersi sempre all’affidabile Rasmussen report che ci dice che il 55% degli elettori approva, il 45% disapprova l'operato del presidente. Quanto al braccio di ferro con i democratici e con alcuni distretti di tribunali sul bando a cittadini provenienti da 7 paesi sospettati di introdurre terroristi per 90 giorni, il 54% degli elettori si dichiara certo che aumentare il numero di rifugiati da Paesi sospetti e da Siria e Iraq ha causato un aumento del rischio di sicurezza per gli Stati Uniti, il 33% non è d'accordo, il 12% è indeciso.

 

DONALD TRUMP MICHAEL FLYNNDONALD TRUMP MICHAEL FLYNN

Aggiunti al dato sull'economia rampante - è sempre Donald Trump che twitta “i mercati toccano un nuovo record con la più lunga serie di vittorie in decenni. Grande livello di fiducia e ottimismo anche prima del nuovo piano di taglio delle tasse”- dovrebbe dare un quadro positivo delle prime tre settimane di governo, tra successi e consenso anche nella polemica, ma non è così, e se chi pronuncia la parola impeachment da’ solo corpo ai propri desideri in Italia e negli Stati Uniti, il tentativo di indebolire e destabilizzare il presidente è vistoso, diciamo pure smaccato, condotto con tutti i mezzi leciti ma soprattutto con quelli sotterranei della calunnia e della insinuazione del sospetto.

 

FLYNNFLYNN

Lo scrive chiaramente il Wall Street Journal, che ha scelto la linea della correttezza e neutralità, praticamente unico tra i grandi quotidiani americani. Scrive che in alcuni casi gli uomini della Cia hanno deciso di non rivelare al presidente il modo con il quale raccolgono le informazioni, insomma sono preoccupati, così riferiscono, che l'informazione possa essere compromessa, quindi non si fidano del governo.

 

Anche Fox News riprende la notizia che è grave ma ottiene una testimonianza più sfumata, ovvero che la sfiducia ci sarebbe stata nei confronti del consigliere per la Sicurezza nazionale che si è appena dimesso, Mike Flynn, il quale nel giro di poche ore avrebbe voluto tutti i dati anche quelli ancora da elaborare per portarli al presidente, e quindi avrebbe suscitato fastidio e una reazione di chiusura. Sara’!

 

melania trump e mike pence melania trump e mike pence

Certo è che ci sono un sacco di informazioni riservate che circolano e vengono guarda caso fornite ai giornali in guerra armati contro Trump, ovvero il Washington Post e New York Times assieme alla Cnn. I quali insistono che i servizi americani hanno intercettato telefonate numerose l'anno scorso tra uomini dei servizi russi e uomini della campagna elettorale di Trump 2016, ma le loro fonti hanno però dovuto mettere in chiaro che non ci sono prove che la campagna Trump stesse lavorando con i servizi su hackeraggio o abbia fatto altri sforzi per influenzare le elezioni. E allora di che stiamo parlando?

 

Finora insomma non solo gli accusatori non riescono a dimostrare che il presidente fosse al corrente di accordi con la Russia o di imbrogli per influenzare le elezioni, ma nemmeno riescono a dimostrare che l'abbiano fatto uomini suoi. Però le chiacchiere imperversano e avvelenano l'atmosfera, Il sacrificato e’ l'imprudente Michael Flynn.

 

Il quale è stato soltanto un cretino, perché non ha voluto dire al vicepresidente Mike Pence e allo staff della comunicazione di aver parlato nelle conversazioni con l'ambasciatore russo anche di sanzioni. In queste conversazioni aveva detto, subito dopo l'incredibile decisione di Barack Obama e di espellere diplomatici, che non gli sembrava il caso di innervosirsi e reagire con ritorsioni perché l'intero problema sarebbe stato risolto con buona volontà da parte della nuova Amministrazione.

hillary clinton e bernie sandershillary clinton e bernie sanders

 

Ovvero esattamente quel che Donald Trump diceva pubblicamente a chiunque e dovunque prima e dopo l'elezione. Quel che invece Times e post dimenticano assieme alla Cnn di ricordare è che gli hacker russi scoprirono vistose malefatte e scorrettezze nel comportamento del Comitato nazionale democratico, tanto che la presidenza di quel comitato dovete presentarsi alla convention dimissionaria perché i Leaks avevano dimostrato che il candidato Clinton veniva sfacciatamente favorito rispetto al candidato Sanders.

 

Ma se l'intero progetto di destabilizzazione porta la firma del Partito Democratico e della burocrazia di Washington, che almeno in questo primo periodo ha deciso di fare così l'opposizione al barbaro che è arrivato al potere, meno giustificabile è il comportamento moscio del partito repubblicano a Washington.

 

Non solo non stanno dando aiuto al presidente nel processo di conferma al Senato dei nominati del governo, che è troppo lento, non solo ci sono voci di senatori repubblicani che accusano Trump per i rapporti con la Russia, ma i deputati evitano di presentarsi a casa hai famosi Town Hall, le riunioni nei quali devono incontrare i loro lettori e ascoltarli. Dieci in tutto le assemblee tenuto finora, mai accaduto, perché evidentemente li potrebbero essere accusati di non essere fino in fondo dalla parte del presidente.

 

DEBBIE WASSERMAN SCHULTZDEBBIE WASSERMAN SCHULTZ

Fino a quando Trump sopporterà questo comportamento? E che cosa può fare? Gli serve che sia al più presto confermata la nomina del giudice della Corte Suprema, perché mentre c'è un ulteriore appello al nono circuito della storia del bando per i 7 Paesi, è proprio alla Corte Suprema che la contesa rischia di finire e che forse è bene che finisca per metterci la parola fine. Deve essere questa dunque la ragione per la quale Donald Trump riprende i suoi Rally, torna al dialogo diretto e indica quelli che lo evitano.

 

Anche la visita del premier israeliano Netanyahu va riletta sgombrandola da cattiverie e interpretazioni malevole. Oggi tutti ad affannarsi a scrivere che Trump non sa se seguire la linea dei due Stati o quella di uno Stato, che ha frettolosamente approvato una svolta sovversiva, che come al solito capisce poco di quel che fa.

 

Non è così, tra i due c'è una profonda intesa e Netanyahu può davvero tirare un sospiro di sollievo dopo il disastro della presidenza Obama, soprattutto ora che ha problemi nel suo Paese dove è indagato per corruzione. Donald Trump, vale la pena di ripeterlo fino alla nausea, è un grande mediatore e non a caso la parola che ha pronunciato più volte durante la conferenza stampa a fine incontro è stata deal.

 

 Intende coinvolgere i principali Paesi della regione nella trattativa anche perché sa che alcuni di questi Paesi su Israele hanno cambiato opinione negli ultimi anni. Qualsiasi trattativa deve partire dal riconoscimento dello stato di Israele, dalla fine della campagna di odio che i palestinesi coltivano nei loro territori, dall'accettazione che Israele mantiene il controllo militare sulla Cisgiordania. Sono condizioni di sicurezza anche perché di Stati nemici dell'umanità come l’Iran ne basta uno.

DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHUDONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU

 

Trump ha pragmaticamente aggiunto che le parti che tratteranno possono decidere di mantenere gli accordi di Oslo, cioè il progetto dei due Stati, oppure un unico Stato confederale nel quale ai palestinesi vengono dati pieni diritti e in prospettiva la cittadinanza. Il mediatore, l'uomo che sull’arte del deal ha anche scritto un best seller, seguirà questo metodo nel mondo e in Medio Oriente, esattamente come ha promesso agli americani stanchi di guerre perse in campagna elettorale.

 

 La faccia di Netanyahu era raggiante, contenti gli ebrei americani. Forse un po' meno Sarah, la moglie del premier israeliano, che ha dovuto sottoporsi alla tortura delle fotografie con Melania Trump, ma è una sorte comune, Melania non si batte.

 

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